"Il Covid village" e la consapevolezza che "nulla sarà più come prima". Manuela racconta l'anno degli infermieri del Covid 2

In tutto sono circa 650 i cittadini che sono stati accuditi e curati in queste stanze finalmente vuote e silenziose

“La tristezza per i pazienti che non ce l’hanno fatta e per tutti i momenti di difficoltà sono sentimenti che ci accompagneranno per sempre”. È anche questa parte dell’eredità che il Covid lascia agli infermieri della pneumologia di Arezzo. Manuela Caneschi, coordinatrice infermieristica del reparto, ne è certa. “Anche quando questo luogo tornerà a splendere - dice - nulla sarà più come prima”. La chiusura della degenza Covid 2 del nosocomio cittadino se da un lato segna un primo passo verso una nuova era, dall’altro porta inevitabilmente con sé anche la fatica, fisica e psicologica, di oltre anno dove alle paure personali si sono aggiunte quelle lavorative perché “mai nessuno avrebbe pensato di affrontare una pandemia”.

Dopo la dismissione della degenza Covid 1 in malattie infettive, nella giornata di ieri, 15 giugno, è stata dismessa anche quella della pneumologia. Un traguardo importante che arriva dopo oltre 12 mesi di battaglie e momenti di condivisioni personale il cui racconto, in parte, si legge anche sulle pareti del reparto ex Covid 2. Sì perché tra gli aspetti che colpiscono subito entrando in quelle corsie, ci sono sicuramente le parole, le scritte e i disegni lasciati sui muri provvisori issati in seguito alla riorganizzazione dell’unità sanitaria. Messaggi di affetto, ringraziamenti e qualche battuta di spirito. Tra tutte campeggia l’epigrafe “Covid Village”. Due parole che spiegano immediatamente come quello spazio così circoscritto per lungo tempo sia stato una sorta di microcosmo con regole e processi tutti suoi. “Sicuramente è un giorno felice - spiega ancora Manuela - ma anche triste. Non posso non ricordare i momenti di scoramento che abbiamo vissuto. Ci sono stati istanti in cui abbiamo pensato, sia io che i miei colleghi, di mollare e lasciare tutto. Ma sono durati davvero un attimo. Poi per quello che siamo e per etica professionale ci siamo scrollati. Ecco questo è ciò che ci identifica. Non siamo eroi siamo dei professionisti non abbiamo fatto altro che il nostro lavoro”.

In tutto sono circa 650 i cittadini che sono stati accuditi e curati in queste stanze finalmente vuote e silenziose.

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