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Sabato, 21 Maggio 2022

Case, terreni e impianto di smaltimento di rifiuti sotto sequestro. I risvolti del caso Keu

Nel mirino degli inquirenti i beni dell'imprenditore calabrese trapiantato in Valdarno accusato di avere legami con una cosca calabrese

Un intero impianto di smaltimento di rifiuti posto sotto sequestro. E poi case e terreni sottratti ai fini della confisca. Sono i beni dell'imprenditore calabrese già arrestato lo scorso aprile nell'ambito dell'inchiesta Keu. E' questo il provvedimento preso nei confronti di Francesco Lerose, che con la moglie e il figlio gestiva un impianto di smaltimento di rifiuti a Levane oltre che uno nel pisano.

Ieri mattina la Dda di Firenze, i carabinieri del nucleo operativo ecologico di Firenze e i carabinieri dei nuclei investigativi di polizia ambientale agroalimentare e forestale di Firenze, coordinati dalla Procura di Firenze, hanno sequestrato i beni il cui valore è di oltre 5 milioni di euro. 

L'impianto dell'Aretino è quello di Levane, gestito dalla famiglia Lerose. Era fermo da aprile, ma presto sarà nominato un amministratore giudiziario e se ci saranno i presupposti potrebbe riprendere l'attività d'impresa. Sotto sequestro anche alcuni immobili: case, terreni e tutto quello che è stato individuato dagli inquirenti come possibile provento di illeciti. Si tratta di beni riconducibili all'imprenditore, ma anche alle sue società e ai suoi rapporti finanziari. 

Secondo la procura di Firenze, che dopo tre anni di indagini ha proceduto agli arresti di Lerose e altre tre persone, l'imprenditore che aveveva messo radici nel Valdarno aretino era considertao "imprenditore a disposizione della cosca Grande Aracri". Sempre secondo gli inquirenti - come aveva riportato il gip nell'ordinanza di custodia cautelare - sarebbe da attribuire a Lerose l'idea di cedere il 'keu' (il prodotto finale del trattamento dei fanghi di conceria) a un'altra impresa, sulla quale sarebbe stata infiltrata la 'ndrangheta. Era proprio quest'ultima l'azienda che stava costruendo la variante della Strada regionale 429, quella che corre tra Empoli e Castelfiorentino sotto alla quale - sostiene la procura - sarebbero finite 8mila tonnellate di terra intrisa di cromo.

Lerose dunque è considerato dai magistrati il punto di raccordo tra l'inchiesta sugli illeciti ambientali e quella sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in un'impresa del Mugello (la Cantini Marino), che poi con metodi definiti "mafiosi" avrebbe aggirato la concorrenza.

Il procedimento penale sta facendo il suo corso. Nel frattempo se venissero individuati altri beni che sono possibile provento di illeciti potrebbero scattare nuovi sequestri. Con l'obiettivo, da parte degli inquirenti, di arrivare alla confisca. 

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