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A spasso per Arezzo con Ilaria: tour del centro storico in sedia a rotelle

Alla scoperta di un’altra faccia di strade e piazze. Il punto di vista è quello di un diversamente abile

 

“Salite su una sedia a rotelle e seguitemi. Vi porto a fare un giro per Arezzo”.

E’ questa la sfida lanciata all’amministrazione comunale da Ilaria Bidini, la 33enne che da sempre conduce la propria battaglia contro la discriminazione, il cyberbullismo e le barriere architettoniche.

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L’invito è stato raccolto dall’assessore Lucia Tanti e dai consiglieri Federico Scapecchi e Angelo Rossi che si sono seduti su sedie a rotelle e da piazza della Libertà hanno seguito Ilaria in un tour del tutto inedito attraverso il centro storico.

“Mantengo gli impegni presi - ha detto l’assessore alle politiche sociali del Comune di Arezzo - E ci tenevo particolarmente a rispondere ‘presente’ all’invito, che è anche un’intelligente sollecitazione, lanciato da Ilaria Bidini: capire i problemi dei diversamente abili vivendoli in prima persona”.

Capofila Ilaria che insieme a Stefano Buratti, presidente provinciale dell’Anmic e Andrea Sorbi, altrimenti noto come “Il Faraone Nero”, ha guidato gli amministratori alla scoperta di un’altra faccia di Arezzo.

“Ho raccomandato a tutti la massima attenzione - spiega Ilaria Bidini - Non vorrei che nessuno si facesse male. Per sua architettura la parte storica di Arezzo è di difficile accesso per chi viaggia su una carrozzina. I lastricati delle strade, soprattutto quando bagnati, non aiutano affatto. Poi le discese ripide e le salite toste rendono il tutto faticoso oltre che insidioso. Comunque ce l’abbiamo fatto. Ho notato con piacere che l’amministrazione ha voluto mettersi in gioco ed ha raccolto l’appello che ho lanciato. Comprendere le difficoltà quotidiane di un diversamente abile è il primo passo per creare una città a misura di tutti e soprattutto accessibile da tutti”.

“Fino ad oggi - spiega il consigliere comunale Federico Scapecchi - avevo soltanto riflettuto sulle barriere architettoniche. Vestire i panni di Ilaria mi ha fatto capire molto, molto meglio cosa significa muoversi su una sedia a rotelle in una città come Arezzo”.


“Provare per credere - commenta il consigliere Angelo Rossi - soltanto così si riesce ad avere una visione più ampia del problema riguardante le barriere architettoniche. Ma se per il centro storico mi aspettavo delle difficoltà di fruizione, spererei che la parte più nuova della città, quella in pianura, rifletta davvero a fondo su come fare per essere accessibile a tutti”.

Le immagini del tour con Ilaria

“Questa esperienza è purtroppo la quotidianità per alcuni – ha aggiunto Lucia Tanti – e allo stesso tempo una sfida che riguarda tutti. Mi hanno fatto molto piacere le parole di Stefano Buratti che ha riconosciuto come Arezzo sia una delle città più accessibili ma ci sono elementi che ovviamente restano connaturati alla sua stessa morfologia, che non possiamo eliminare, e altri invece la cui rimozione è possibile. L’amministrazione comunale lavora in questa direzione, con l’impegno dell’intera giunta, e deve continuare a farlo perché rientra nei suoi compiti e prerogative. In questo senso abbiamo concordato nuove iniziative con Ilaria e Anmic che svilupperemo il prossimo anno, consci della sensibilità che la comunità aretina ha già dimostrato, nella convinzione che migliorarsi è sempre un dovere. Ma diventa fondamentale anche la cultura individuale. Ciascuno dei centomila abitanti deve pensare all’altro, al fatto che salite e discese possono diventare una questione non di fatica ma di difficoltà, al fatto che ci sono spazi di sosta destinati alle vetture dei disabili che non vanno occupati e, in definitiva, che bisogna muoversi e comportarsi con consapevolezza e senso di civiltà. Niente insegna di più che mettersi nei panni degli altri: negli ultimi giorni ho pensato a questa esperienza e provato a stare seduta in carrozzina. Ed è lì che ho pensato che non potevano preoccuparmi poche ore quando qualcuno è stato privato di facoltà, come camminare, che sembrano connaturate alla vita stessa. Bastano alcune centinaia di metri, quelli tra piazza del Comune, piazza Grande e il Corso, in cui si è consumato il percorso, per capire che lo spostarsi liberamente è una cosa meravigliosa e che necessariamente occorre pensare a chi questa esperienza non può provarla”.

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