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Sveglia, lezioni e poi di nuovo sui libri. La vita di una studentessa in dad: "Se penso alla maturità, non sono tranquilla"

"Sono giornate monotone". Una giovane studentessa del liceo Petrarca racconta la routine scolastica dopo l'avvento dell'emergenza sanitaria Covid

 

Costanza ha 18 anni. Frequenta l'ultimo anno del liceo classico Francesco Petrarca e, se pensa alla maturità, non si sente affatto tranquilla. "Assolutamente no, non mi sento sicura - racconta - non sappiamo come ci presenteremo davanti alla commissione, in che modalità verremo esaminati e ovviamente affrontare questo passo così importante in queste condizioni non contribuisce a creare una situazione serena". Come ampiamente noto, lo scorso 11 gennaio in Toscana sono rientrati in classe circa 166mila studenti appartenenti agli istituti superiori. Giovanissimi ai quali per mesi è stato vietato ogni possibilità di interazione diretta con i compagni di classe e dove le occasioni di socializzazione, salvo sporadici e controllati momenti di svago, sono state ridotte all'osso.

Ma come è la vita di una studentessa in dad?

"Allora - racconta Costanza - io mi sveglio attorno alle 8. Scendo in cucina, faccio colazione, accendo il computer e mi collego. Alle 8,20 iniziamo le lezioni che durano 40 minuti l'una e andiamo avanti fino alle 12.30. Abbiamo due intervalli di 10 minuti e ogni cambio dell'ora possiamo staccare gli occhi dal computer. Finite le lezioni pranziamo e poi ci mettiamo a studiare. Una giornata davvero monotona. Di sicuro c'è il problema delle connessioni. Io vivo in un piccolo paesino e non sempre riesco a collegarmi agilmente alla rete internet le difficoltà in questo senso non mancano affatto".

Ma sono soprattutto le incognite riguardanti il futuro più prossimo, quelle legato al tanto temuto esame di maturità, a rendere gli studenti "poco tranquilli". "Abbiamo vissuto questo periodo di emergenza sanitaria con varie difficoltà - racconta ancora Costanza - personalmente l'assenza di contatti umani e, ad esempio, il non poter vedere i miei affetti più cari come ad esempio i miei nonni mi ha messa profondamente in crisi. Inoltre se penso alla maturità e al doverla affrontare in questo modo non sono affatto tranquilla. Vedo quello che sta accadendo in Europa dove alcuni stati, come l'Inghilterra, hanno già deciso che non saranno necessari gli esami finali ma saranno sufficienti i voti dei professori e mi interrogo sul perché, ancora oggi, in Italia, non sappiamo bene quale sarà il nostro futuro e come potremo affrontarlo in sicurezza. Ecco, anche questo aspetto, non mi rende per nulla tranquilla".

Proprio su questo tema, il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, prende tempo rimandando le novità tra questo mese e febbraio.“Ci vuole un po’ di pazienza - ha recentemente dichiarato il ministro - prenderemo le decisioni che riterremo essere le più opportune, giuste per studenti e studentesse. Ci sarà il massimo coinvolgimento di tutte le parti in causa, ovviamente anche del personale docente. Ho chiesto agli studenti di preparare delle proposte e poi decideremo quale sarà la modalità più opportuna”.

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