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Ghinelli: "Ecco come ho nominato Amendola". Il discorso integrale del sindaco

La nomina di Amendola, l'ascolto di Bardelli e poi l'attacco politico all'opposizione, con qualche scaramuccia in aula. Tutti i passaggi del discorso di venti minuti concordato con i suoi legali

 

Un discorso di circa venti minuti dove ha toccato alcuni dei punti sui quali hanno chiesto chiarimenti in merito all'inchiesta figlia di quella di Coingas. Il sindaco Alessandro Ghinelli ha preso la parola al termine della raffica di interrogazioni che sono arrivate dai banchi del Pd e di Arezzo in Comune sul caso dell'inchiesta Multiservizi, "Aziendopoli" come la chiamano alcuni dell'opposizione. Parole scritte su alcuni fogli, concordate con i propri avvocati, come lui stesso ha precisato, visto che c'è un'indagine in corso. Ghinelli non risulta indagato, ma le sue parole sono riportate nel decreto della Procura di Arezzo che ha portato all'avviso di garanzia e alla perquisizione per Luca Amendola, Roberto Bardelli e Lorenzo Roggi, per corruzione.

L'inizio

"Abbiamo liberato Arezzo dall’immobilismo e donato alla nostra città la voglia ed il coraggio di guardare al futuro. Nonostante ciò, pur non risultando indagato né destinatario di alcun provvedimento dell’autorità giudiziaria, la vergognosa strumentalizzazione politica che di questa vicenda è stata fatta, mi impone alcuni chiarimenti. Mi conoscete, ho dedicato la mia vita, con tutto il cuore e con tutta la mia intelligenza, alla nostra città, ogni singolo minuto di questi (quasi) cinque anni passati insieme, fianco a fianco. Sono una persona trasparente, che le cose non le manda a dire, dedito totalmente al bene comune di Arezzo; ma sono anche un uomo leale verso una visione politica a ed amministrativa che ha risollevato il nostro territorio da una crisi che non è solo economica, ma profondamente culturale. Tutto questo in un mondo dove la lealtà è alla mercé dell’occasione politica."

Ecco come ho nominato Amendola

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Le registrazioni fatte da Staderini di nascosto

Ma vengo, senza difficoltà, ai dialoghi registrati di nascosto nell'agosto del 2016, mesi dopo la nomina in questione.

Una premessa, però. C’è forse qualcuno di voi che può negare che sul sindaco, specie quello di una piccola realtà come la nostra ed in una situazione economica come quella attuale, non vengano, spesso impropriamente è vero, quotidianamente riversate le problematiche che affliggono la grande impresa locale come l’ultimo dei cittadini di Arezzo? E il sindaco deve ascoltare tutti, e guai se prova a sottrarsi! Una delle critiche più ricorrenti a sindaci di città di provincia è proprio ‘quel sindaco non riceve nessuno, gli ho chiesto appuntamento da circa un mese e ancora non me lo ha dato’. E credetemi, ma lo sapete fin troppo bene, che le questioni che vengono poste all’attenzione del sindaco sono le più varie, dalla grande infrastruttura, finanche a beghe di condominio, e, specie in questo dannato periodo, non mancano certo le difficoltà di natura economica.

Perché le persone vengono a parlare dei loro problemi più vari con il sindaco, che spesso e volentieri è del tutto inerme al riguardo? Perché nella piccola realtà il sindaco viene ancora oggi visto come un riferimento, come una sorta di medico di famiglia, come un buon padre di famiglia, che è tenuto ad ascoltare e provare a dar risposta ai problemi dei propri cittadini, quali che siano. Cosa può fare un sindaco? Quasi sempre poco o nulla, se non ascoltare. Cosa deve fare un sindaco? Certamente non far mancare l’ascolto, la vicinanza a chi, non senza imbarazzo, si rivolge a lui, in cuor suo consapevole che il sindaco nulla potrà fare, ma bisognoso di sfogarsi e di sentirsi ascoltato. Ebbene, cari consiglieri di minoranza, non avrete mai in me quel sindaco assente e burocrate che ostenta indifferenza o butta a calci fuori della porta il malcapitato di turno. Ma sono certo che, quando sarà il vostro turno, non vorrete esserlo neppure voi, come non lo sono stati coloro che mi hanno preceduto. Talora può capitare, sono persone e cittadini prima che esponenti politici, che ad esporre le proprie problematiche di natura personale siano questi ultimi.

"Ma veniamo a Bardelli"

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"I fatti, non le chiacchiere"

Guardiamo, guardate ai fatti per cortesia!! Amendola, come ho detto e ripeto, è stato nominato d’intesa e su indicazione di Forza Italia, non certo del consigliere Bardelli Amendola, successivamente ai colloqui in questione è rimasto saldamente al suo posto, anzi, è passato come detto da Presidente del CdA ad amministratore unico, con probabile scorno del Bardelli. Con altrettanto probabile disappunto del Bardelli, è stato di recente da me riconfermato.

Guardate ai fatti e non alle chiacchiere non è una preghiera che vi fa il sindaco Ghinelli, ve lo chiede, lo esige, la nostra costituzione, la più bella d’Europa, che esprime un principio di civiltà, di derivazione illuministica, quello di materialità (ar. 25 Cost.- ‘fatto commesso’) .. ‘nullum crimen nulla poena sine actione’.. vi dice qualcosa? A leggere le vostre imbarazzanti dichiarazioni di questi giorni ho forti dubbi. ‘Le parole non costituiscono un corpo del reato, esse non restano che nel campo delle idee’ (Montesquieu ‘esprit de lois’). ‘Cogitationis poenam nemo patitur’ affermava prima ancora il grande giurista latino Ulpiano. E allora, per carità, non perdiamo, non perdete di vista questo principio cardine della civiltà moderna, patrimonio di tutti noi ed a tutela di noi tutti, oggi mia, domani vostra. Oggi tocca al sottoscritto essere chiamato a rispondere in questa sede non di fatti ma di chiacchiere, ma domani potreste essere voi vittime di attacchi dissennati totalmente disancorati da un qualsiasi fatto da voi compiuto. E attenzione che non solo la liceità, ma anche l’eticità della condotta di un politico, come di qualunque persona, non va misurata sulle parole, ma sui fatti. Men che meno può essere valutata su chiacchiere in libertà fraudolentemente captate, volte unicamente a rincuorare una persona in difficoltà.

Il contrattacco politico di Ghinelli, messaggi per tutti

State barbaramente strumentalizzando stralci di registrazioni nascoste come unico tema di campagna elettorale ormai iniziata, dimenticando che il riferimento ultimo e unico di qualsiasi sfida per il governo della città è il progetto di città, e l'idea che di questa ne abbiamo. E nulla serve a fermare questo clima di aggressione politica che arriva a toni di una violenza inaudita quali quelli di “ad Arezzo non c'è posto per Ghinelli”, nemmeno il fatto che il Sindaco sia estraneo completamente da un punto di vista giudiziario ad una vicenda ancora tutta da chiarire. Dispiace doversi difendere, non tanto dalle accuse, quanto da teoremi politici artatamente costruiti e utili solo a creare un clima di gogna mediatica che pare essere l'unica opportunità per questa opposizione di avere argomenti. In politica, così come nelle battaglie del passato, così come nelle guerre dell'antichità, quello che può dare il vantaggio talora determinante circa l'esito dello scontro è la scelta del campo di battaglia. Non c'è dubbio alcuno che sceglie prima chi ha interesse a sfidare. E non v'è dubbio alcuno che oggi ad Arezzo il centrodestra è sotto assedio da parte di un centrosinistra che vuole riprendersi la leadership in città dopo quasi cinque anni di digiuno. Ed allora, nella totale incapacità di argomentazione politica e ancora più nell'assenza di un progetto di città, sceglie come campo di battaglia quello del giacobinismo barattato da legalità, e dei valori immateriali da difendere a corrente alternata. La verità è che questo, e solo questo, è il campo di battaglia sul quale una certa sinistra sa combattere, e lo fa con la sola arma che gli è propria, gettare il discredito sull'avversario. Non una parola, non un cenno ancorché negativo su quanto fatto da questa amministrazione in quasi cinque anni. Non un attacco alle scelte, non una nota di disappunto circa i temi, i percorsi le decisioni attivate da questa amministrazione. Un silenzio totale sui contenuti ha accompagnato questi anni di amministrazione, financo ad arrivare ad una delle interrogazioni del Partito Democratico, in occasione della discussione sul bilancio, finalizzata a chiedere informazioni sulla castrazione dei gatti in città. Nel consiglio comunale più importante di tutta la consiliatura, quello che tira le somme del primo mandato e disegna le prospettive del futuro, non una parola sui programmi e sul disegno di Arezzo per i prossimi decenni.

Le scaramucce in aula

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Ad alcuni abbiamo dato risposte, ad altri forse non ci siamo sempre riusciti, ma ciò che è certo, è che abbiamo vissuto e intendiamo ancora vivere questo Palazzo con l'obiettivo di proseguire nella costruzione di un futuro per la città. Io invece credo che dopo quattro anni e mezzo il problema vero sia uno solo, e sia tutto nella vostra metacampo, perché questo centrodestra vi ha dimostrato di aver saputo trovare risposte veramente “civiche” proprio in quei mondi che voi avete sentito sempre come vostra proprietà privata: la cultura, il turismo, le politiche sanitarie e sociali, la sicurezza sul lavoro, i rapporti con i sindacati, le case popolari, e in ultimo le politiche ambientali.

Il finale

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