Lunedì, 27 Settembre 2021

Il moro di Arezzo: il docufilm che affondò con l'Andrea Doria. La storia (straordinaria) della pellicola e del suo regista Guido Gianni

Il filmato è stato recuperato dopo la morte del regista dalla figlia Fabrizia Luisa e dal genero Alberto Trippi. Oggi la pellicola è visibili (fino a domenica 1° agosto) al Museo dei mezzi di comunicazione

La polvere della lizza negli occhi. Il sole caldo delle ultime giornate d'estate. E quel ferovore palpitante che precede la prima falcata verso un obiettivo che appare quasi impossibile. Raccontare la Giostra del Saracino è sempre stato uno "sporco lavoro". Difficilissimo, impegnativo. Come possono le parole sintetizzare le emozioni dell'ingresso in piazza degli sbandieratori, dei musici, dei quartieri? Come descrivere le prodezze di quegli otto magnifici cavalieri che con impavida sfrontataggine affrontano il più impassibile dei nemici? Guido Gianni, l'eclettico ed istrionico regista, scrittore e appassionato conoscitore della cultura aretina, oltre 65 anni fa è riuscito a sintetizzare la Giostra in una manciata di minuti girando immagini sublimi che calano lo spettatore in un'atmosfera straordinaria. Dai castelli del contado a piazza Grande in un batter d'occhio cavalcando coi giostratori contro il Re delle Indie. Emozioni grandiose, magiche e ancora oggi immutate. In occasione dei 90 anni della Giostra del Saracino il MumecMuseo dei mezzi di comunicazione di Arezzo, grazie all'impegno della sua direttrice Valentina Casi e del suo curatore scientifico Fausto Casi, ha riportato alla luce "Il moro di Arezzo" una pellicola inedita che porta, come detto, la firma del regista aretino Guido Gianni. Un documentario realizzato in due versioni, la prima in bianco e nero e la seconda a colori, commissionato dall'allora ente provinciale per il turismo nel 1956 in occasione di una mostra a New York organizzata per valorizzare il territorio di Arezzo. "Venne spedito in America - racconta Alberto Trippi, genero di Guido Gianni - a bordo dell'Andrea Doria. Come sappiamo purtroppo la nave affondò e con essa anche la pellicola. Da allora non ne avevamo più avuto traccia fin tanto che..." "L'abbiamo ritrovata nell'appartamento di mio padre a Roma - spiega Fabrizia Luisa Gianni, figlia del regista - era dentro ad un contenitore insieme ad altre. Al momento della morte di mio babbo ho dovuto occuparmi delle sue proprietà e quando arrivai a Roma, dove lui lavorava per la sezione cultura della Rai, entrando nel suo appartamento scoprì le copie di questo filmato che nessuno mai aveva visto. Decidemmo dunque di riversare le immagini in digitale visto che ci era stato detto che la bobina avrebbe rischiato di andare a fuoco se proiettata nuovamente con macchinari d'epoca. L'abbiamo custodita in attesa di trovare il momento giusto per farla conoscere alla città e oggi, quel momento, è arrivato".

Un documento straordinario che rappresenta non solo un'opera d'arte cinematografica unica nel suo genere ma, anche, un prezioso contributo per la conoscenza e valorizzazione della Giostra in epoca moderna. "Quello che vediamo nel filmato - spiegano ancora Fabrizia Luisa e Alberto - è un Saracino più nostro, più aretino. Sono immagini di grande poesia che immortalano l'anima della manifestazione. Inoltre, per girarlo vennero usate delle tecniche davvero innovative. Le riprese delle carriere sono state effettuate a bordo di un'automobile che Guido noleggiò proprio per l'occasione".

La visione del filmato sarà garantita per l’intero weekend di Fiera: sabato dalle 11:00 alle 17:30 e domenica dalle 9:30 alle 17:30, compreso nel biglietti di ingresso alla struttura. La perla cinematografica va così ad arricchire una visita museale già densa di approfondimenti spaziando dall’esposizione permanente, con la storia dei mezzi di comunicazione, passando per “Dante 700, tin tin sonando con sì dolce nota”, esposizione di orologeria meccanica a pesi realizzata in collaborazione con l’Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze di Arezzo ed il contributo di Coingas Spa, e terminando con il moderno Fellini fra storie e rumori dai 100 anni della sua nascita.

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