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Il caso di Walter De Benedetto, Macrì: "Mi auguro che trovi presto soddisfazione e comprensione"

La storia di Dj Fabo e la sentenza della Corte Costituzionale per parlare del diritto all'autodeterminazione, al riconoscimento della libertà di scelta anche sul fine vita, al centro del XII Forum sulla sanità

 

Il ruolo dei professionisti sanitari nel riconoscimenti dei diritti di libertà di scelta delle persone. Un tema profondamente affrontato nel XII forum della sanità che si è svolto ieri all'ospedale San Donato di Arezzo. Il fulcro degli interventi è ruotato intorno alla storia di amore e libertà di Dj Fabo, morto per sua volontà, attraverso il suicidio assistito, in Svizzera, nel febbario del 2017. La testimonianza della compagna di Fabiano, Valeria Imbrogno, ha calato tutti al centro della tematica: la libertà di scelta anche nel fine vita. 

E' stato poi il dottor Pasquale Giuseppe Macrì, organizzatore del Forum, a evidenziare il ruolo della sanità pubblica.

Io penso che ogni struttura pubblica deve cominciare a prendere sul serio la questione, noi dobbiamo far sapere che lavoriamo perché i soggetti possano avere vita e qualità della vita per il maggior tempo possibile, ma che siamo disponibili a seguire, nei limiti dell'ordinamento giuridico e dalle norme deontologiche, la loro scelta. Abbandonare un paziente nel momento più tragido penso sia una l'errore più grave che chi pratica la professione sanitaria possa fare.

Nel mese di settembre, sul caso di Dj Fabo e su Marco Cappato, leader dell'associazione Luca Coscioni, che aveva accompagnato Fabiano in Svizzera, è arrivata la sentenza della Corte Costituzionale. Cappato rischiava fino a 12 anni di carcere per averlo aiutato a mettere in pratica il suo intento di suicidio, ma la Corte si è pronunciata affermando che questo caso non era punibile.

"E' non punibile..... a determinate condizioni chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli".

Su tutti gli aspetti riconosciuti dalla Corte Costituzionale si è incentrato l'intervento di Macrì che ha messo in luce come in realtà le norme giuridiche italiane fossero adeguate:

"Il nostro ordinamento è estremamente avanzato, la Costituzione è una delle migliori del mondo, era impensabile che la Corte potesse rifiutare le aspettative di tanti pazienti fragili che non hanno nessuna altra speranza che quella di uscire dal proprio corpo attraverso la morte, a volte la vita diventa essere prigionieri del proprio corpo, nessuna prigionia può essere mantenuta dalla medicina."

Dal caso di Dj Fabo il pensiero è poi andato a quello di Walter De Benedetto. Anche lui chiede che gli sia riconosciuto un diritto, in questo caso per una migliore qualità della vita, per evitare che la sua condizione diventi una prigionia non più sopportabile. De Benedetto, rischia il carcere per aver coltivato marjiuana, la dose che gli veniva riconosciuta per attenuare i dolori della sua malattia, non gli bastavano più. E con lui è rimasto invischiato in questa storia anche un caro amico che gli stava annaffiando le piantine, quando sono arrivati i carabinieri, solo perché Walter non riesce più a farlo. Cosa manca in Italia in questo caso?

"In Italia come al solito manca lo sguardo realistico e concreto ai problemi dei cittadini, è chiaro che a fronte dell'affermazione dei diritti di qualunque terapia, anche a quella della cannabis, ci deve essere un severo accertamento di questo diritto, proprio per evitare abusi. Personalmente io ritengo che le determinazioni personali siano da rispettare e quindi auguro a questo nostro concittadino di trovare presto soddisfazione e comprensione. Ogni determinazione che può ridare senso alla propria esistenza anche temporanea deve trovare solidarietà sociale.

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