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Covid: cure intermedie alla Fratta, chirurgia a Bibbiena e Montevarchi. D'Urso: "Ospedali da campo? Abbiamo già 1.500 posti letto"

Il direttore generale della Asl Toscana sud est interviene in merito ai presidi ospedalieri del territorio aretino spiegando la nuova organizzazione

 

L’ospedale San Donato ha subito una profonda riorganizzazione in seguito alla seconda ondata della pandemia da Sars Cov2 che ad Arezzo, così come in tutto il territorio nazionale, è tornata a farsi sentire in maniera importante. Rafforzati i reparti di pneumologia, terapia intensiva e malattie infettive. In parallelo, è stata prevista anche una rimodulazione dei presìdi periferici che dovranno assolvere ruoli specifici.

La geografia della Asl sud est

Gli ospedali Covid si confermano il San Donato di Arezzo e il Misericorda di Grosseto per la sud est e Le Scotte per l’azienda ospedaliera universitaria senese. Qui verranno prevalentemente concentrate competenze e professionalità. “Il San Donato - ha spiegato Antonio D’Urso, direttore generale della Asl sud est, dopo la conferenza con i sindaci della Toscana meridionale - non è stato e non sarà solo ospedale Covid anche se verranno attuate sinergie con altri ospedali del territorio. Un esempio è rappresentato dalle chirurgie. Il San Donato conserva quella d’urgenza e oncologica ma potrà utilizzare la collaborazione di Montevarchi e Bibbiena e, se necessario, quella del privato accreditato”. Per quello che invece riguarda le cure intermedie, attualmente i posti in tutta la sud est sono: 10 a Siena, 14 a Grosseto e 16 ad Arezzo. La proposta ribadita dall’azienda sanitaria prevede la possibilità di utilizzare la degenza ordinaria di Cortona, Abbadia, Castel Del Piano e Pitigliano per poter passare da 30 a 180 posti, per  accompagnare il passaggio da ospedale a domicilio e dare risposta a positivi nelle rsa. Questi ultimi saranno attivati in maniera progressiva sulla base dell'andamento della pandemia. “Nell'ospedale della Fratta - continua D’Urso - i posti letto saranno progressivamente riconvertiti ad iniziare da 1 modulo al secondo piano. Rimarranno garantiti i servizi di pronto soccorso, dialisi, oncologia ambulatoriale, centro trasfusionale, specialistica ambulatoriale, diagnostica radiologica ambulatoriale, centro prelievi, attività ambulatoriale cardiologica, attività endoscopica ambulatoriale e, nella prima fase, degenza medica e procreazione medicalmente assistita”.

L’intenzione dunque “è quella di sgravare Arezzo e condividere con i piccoli ospedali il quadro organizzativo” ribadisce il direttore generale anche se “è chiaro che il livello di complessità dei casi di cui si prenderà carico l’ospedale di Cortona, così come gli altri individuati, non sarà certo paragonabile a quello del San Donato. Arezzo resta la centrale più qualificata e più importante per i casi più difficili ma è necessario che anche altre strutture diano il proprio contributo”.

I numeri dell’emergenza sanitaria

Una rimodulazione dettata, come detto, dai numeri dell’emergenza sanitaria riscontrati nei territori della Toscana sud est. “Il tasso di incidenza è tra i più bassi della regione - ha puntualizzato D’Urso - la diffusione del contagio non al pari degli altri territori regionali ma non per questo possiamo abbassare la guardia. Oltre 6.600 erano ieri i positivi in carico nella nostra Asl. Percentuale di nuovi positivi sui tamponi tra il 7 e l’8%. Viene ricoverato il 3,5% dei nuovi positivi contro il 4,3%  della media regionale. In terapia intensiva va il 13% dei ricoveri, in linea con la Regione. Sono in aumento gli asintomatici e rispetto alla prima fase dell’emergenza, abbiamo più ricoveri nella degenza Covid e meno in terapia intensiva”.

Dunque Toscana zona gialla, secondo l’ultimo Dpcm, è una giusta valutazione?

“Non discuto le indicazioni del ministero della salute - aggiunge D’Urso - Vorrei solo che i valori e il grado di diffusione del virus tornino a quelli che avevamo questa estate. Ciò si ottiene con comportamenti corretti da parte della popolazione, con una precoce identificazione dei contagi e dei contatti oltre che con interventi sanitari specifici”.

Personale sanitario e assunzioni

Alla riorganizzazione dei presidi ospedalieri e sanitari si aggiunge poi anche quella inerente al personale che, secondo i piani della Asl, è destinato ad aumentare. “Non bastano i locali e i macchinari, occorrono le donne e gli uomini che hanno dato un'eccezionale prova di professionalità e umanità nella prima fase. A loro ne aggiungeremo molti altri, cercando di semplificare e velocizzare il più possibile le procedure di assunzione. Ne discuteremo con le organizzazioni sindacali affinché anche questo strategia sia condivisa per rendere tutti protagonisti di questa dura e straordinaria fase”.

Ospedali da campo. Proposta applicabile?

Di queste ore invece la proposta avanzata dal comune di Arezzo e riguardante la possibilità di “realizzazione di ospedali da campo attrezzati ad accogliere e curare i pazienti affetti da Coronavirus”. Una soluzione definita dall’amministrazione come “la sola per consentire ai presidi territoriali, a partire dal San Donato, di tornare ad una regolare attività”.

“Non entro nel merito della proposta del sindaco - spiega D’Urso - anche perché viene rivolta alla Regione e alla protezione civile. Posso però dire che in questo momento abbiamo una rete ospedaliera che può contare ben oltre i posti letto che attualmente sono destinati al Covid. Esclusa l’azienda sanitaria universitaria, abbiamo circa 1.500/1.600 posti letto di cui il 10-15% sono occupati da pazienti infetti da Sars Cov2".

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