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Crisi dell'edilizia, nell'Aretino in 10 anni perso il 57 per cento dei posti di lavoro. "Ora facciamo ripartire la E78"

Le richieste dei sindacati nella manifestazione che si è tenuta questa mattina di fronte alla Prefettura

 

Copyright 2019 Citynews

In 10 anni, dal 2009 al 2019, gli addetti nella provincia di Arezzo sono calati del 57 per cento. E' il dato più preoccupante della crisi dell'edilizia in Toscana. Numeri che oggi sono tornati alla ribalta con la mobilitazione nazionale lanciata da Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil.

Con lo slogan “Rilanciare il settore delle costruzioni per rilanciare il Paese” le rappresentanze dei sindacati hanno manifestato questa mattina anche di fronte alla Prefettura di Arezzo con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione su questo settore (e sui suoi lavoratori) non uscito dalla crisi e di spingere istituzioni e categorie a intervenire pesantemente per dare una svolta più che mai necessaria.

"Una prima risposta - ha detto al termine dell'iniziativa Antonella Pagliantini di Cgil - l'abbiamo avuta dal Prefetto che sosterrà con il ministero la nostra richiesta di far ripartire prima possibile i lavori sulla E78 e in particolare nel tratto tra Arezzo e Palazzo del Pero. Opera che interessa tutti gli aretini, dalla quale siamo rimasti tagliati fuori visto il blocco che c'è stato in questi lunghi anni". 

Di fronte all'ingresso della Prefettura è stato esposto un grande pannello che riepiloga lo stato dei lavori sulla E78.

“Vogliamo che le nostre rivendicazioni siano condivise e oggetto di un’azione comune con le istituzioni locali a partire dalla Regione stessa; insieme abbiamo iniziato alcuni percorsi che devono vedere la luce come un protocollo con le grandi stazioni appaltanti, l’applicazione della congruità, il contrasto alle irregolarità e al dumping contrattuale, la regolarità negli appalti, provando, insieme ad arginare alcuni effetti dello Sblocca Cantieri. Siano portate a compimento le opere strategiche, infrastrutturali e non”, hanno detto i segretari generali toscani di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil Toscana Giulia Bartoli, Simona Riccio e Ernesto D’Anna.

I numeri toscani della crisi

Dieci anni di crisi economica in Toscana hanno portato 27mila posti di lavoro in meno nel settore edile, 41% in meno degli addetti e 31% in meno delle imprese. La provincia che evidenzia il dato peggiore è indubbiamente Arezzo con una perdita, dal 2009 al 2019, del 57% degli addetti e delle imprese.

"Le province in cui il dato ha retto di più l’impatto della crisi - spiegano in una nota i sindacati -sono state Firenze e Pistoia, con un calo di addetti del 27%. I settori del legno, dei laterizi e del cemento hanno visto dimezzare volumi e occupazione. E anche la sicurezza sul lavoro è peggiorata: nel 2019 sono 2.200 gli infortuni denunciati in edilizia in 9 mesi, quasi 190 nel mese di settembre. Inoltre, nel secondo trimestre 2019 i lavoratori a Partita Iva (spesso in maniera involontaria) hanno toccato il 48,7% del totale: una situazione di frantumazione che preoccupa e che rischia di riportare a qualche anno fa, quando i lavoratori autonomi avevano superato i lavoratori dipendenti".

Quanto vale sbloccare i cantieri toscani?

Sbloccare le principali opere infrastrutturali in Toscana varrebbe 6 miliardi di euro, per oltre 98mila unità di lavoro attivate per l’intero indotto (in 5 anni). Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil Toscana stimano che la ricaduta per il settore delle costruzioni sia di circa 15mila nuovi posti di lavoro in 5 anni. Le opere su cui i sindacati fanno questa stima sono: Terza corsia A1, Terza corsia A11, Tirrenica, Assi di Lucca, Fano-Grosseto, Alta Velocità Firenze, Raddoppio linea ferroviaria Pistoia-Lucca, raddoppio ed elettrificazione linea ferroviaria Empoli Granaiolo(Siena), raddoppio Pontremoli-Aulla, Darsena Europa e raccordi a Livorno, interventi Piombino (porto e raccordi), Masterplan aeroporti Firenze e Pisa.

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