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Crac Banca Etruria, Santoni: "Fidi concessi anche a società non ancora costituite". Il sistema dei prestiti

Il lavoro dei commissari straordinari: accertarono prestiti ad esponenti aziendali. 198 fidi, da 185 milioni dei quali 80 andati persi

 

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"Anomalie, cattiva gestione e cattiva erogazione". Non ha usato mezzi termini Giuseppe Santoni nell'illustrare la situazione di Banca Etruria al suo arrivo, prima come commissario straordinario e poi come liquidatore. Circa tre ore e mezza di risposte alle domande dei pm Angela Masiello e Andrea Claudiani hanno messo in luce quella che è stata la parabola discendente dell'istituto. Che da tempo era in una situazione di "spaventosa gravità".

"La banca al 22 novembre (data del decreto Salvabanche, ndr) aveva azzerato il suo patrimonio netto", ha affermato Santoni. Ma già dal febbraio precedente si sarebbe trovata in una situazione di insolvenza tale da essere considerata "fuori gioco", ovvero da non poter più svolgere le attività di una banca. 

"L'11 febbraio del 2015 - ha detto ancora il liquidatore di fronte al collegio presieduto dal giudice Gianni Fruganti, con a latere Ada Grignani e Claudio Lara - ci fu una drammatica riunione in cui furono accertati 500 milioni di perdite".

Subito dopo arrivarono i commissari straordinari inviati da Banca d'Italia e prese il via l'amministrazione straordiaria.

I commissari operarono per circa dieci mesi e fin da subito accertarono enormi anomalie e conflitti di interesse nei prestiti ad esponenti aziendali. I numeri, pesantissimi, parlano di 198 fidi, da 185 milioni dei quali 80 andati persi. Ma quello che sarebbe balzato agli occhi dei commessari sarebbero state anche le procedure del tutto anomale. 

"Un tipico elemento di anomalia - ha sostenuto Santoni - è il fatto che in più casi la domanda per ottenere il credito è stata firmata il giorno prima della decisione dell'organo competente. Ma nelle situazioni normali, non c'è tempo di istruire una pratica creditizia del valore di alcuni milioni di euro in un giorno. I tempi non tornano. Così come si è trovata una pratica in cui il credito era stato concesso ad una società che ancora non era stata costituita".

Il riferimento è relativo alla Città Sant'Angelo Sviluppo dell'ex presidente Rosi. In aula poi Santoni ha citato i prestiti più importanti. Come il credito Sacci, che faceva capo ad Augusto Federici: 62 milioni dati in prestito, dei quali 49 sono andati in fumo. Persi. E poi i crediti ad una società di pannelli solari di Guerrini, membro del cda della banca. Quello alla banca lussemburghese intestato a Rigotti, e i tre finanziamenti relativi all'affaire Privilege Yard: uno per costruire il cantiere e l'altro per costruire uno yacht. Ma l'imbarcazione non è stata più acquistata e la perdita è stata enorme. 

"E poi - ha concluso Santoni - il caso di Villa San Carlo Borromeo. Vi furono anomalie evidenti: l'immobile fu valutato 290 milioni, una somma inaudita a fronte di una ipoteca di quarto grado. Il prestito in questo caso fu di 25 milioni: la perdita fu di 22 milioni".

Nella prossima udienza, il 27 settembre, saranno gli avvocati difensori a porre domande e a controinterrogare Santoni. 

Oggi in aula erano molti i difensori di parte civile che hanno seguito l'udienza e posto le loro domande:

"Utile è stata la ricostruizione politica fatta dal commissario liquidatore della banca - afferma Marco Festelli, legale di Confconsumatori  che rappresenta ben 220 risparmiatori azzerati - che ha confermato i nostri dubbi, cioè una gestione difficoltosa dal punto di vista tecnico dell'ente esecutore che è Banca d'Italia, un po' dovuto a nuove normative europee e un po' dovuto a pressioni politiche europee probabilmente ha sbagliato strategia. Probabilmente potevano essere salvate anche le obbligazioni subordinate e soprattutto la fiducia che i risparmiatori dovrebbero avere nelle banche".

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