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Domenica, 14 Agosto 2022

Comunità energetiche: cosa sono e come funzionano. L'esperto: "Sistema pulito per dire addio al caro bollette"

Fabio Roggiolani, cofondatore di Ecofuturo, spiega i benefici delle comunità energetiche e dei gruppo di auto consumo. Ecco come i cittadini potranno prendervi parte

Produrre autonomamente energia, condividerla con altri e risparmiare sul costo delle bollette. L’obiettivo delle comunità energetiche e dei gruppi di auto consumatori è proprio questo. Creare una micro rete di cittadini in grado di soddisfare il proprio fabbisogno di approvvigionamento energetico tramite l’utilizzo di fonti rinnovabili. Grazie alle disposizioni introdotte dal decreto Milleproroghe, (art.42 bis), anche in Italia sarà possibile far diventare realtà le “energy community”. Arezzo, sul tema, si è espressa lo scorso novembre. In quella circostanza i consiglieri Pd, Arezzo 2020 e M5S hanno proposto una mozione con la quale veniva richiesto al Comune di impegnarsi per lo sviluppo di tali realtà. L’atto è stato approvato all’unanimità “e da allora - spiega Fabio Roggiolani, cofondatore di Ecofuturo - altre 150 città italiane hanno seguito l’esempio aretino”.

Un sistema di risparmio, economico ma anche ecologico, che potrebbe essere utilizzato con agilità anche dalle aziende. “Ci sono delle direttive specifiche in questo senso - prosegue Roggiolani - però è possibile. Ho seguito di recente con la massima attenzione le denunce di imprese del territorio aretino che lamentano gravi difficoltà a seguito dei rincari sulle bollette. Con scelte di questo tipo tali costi potrebbero essere notevolmente abbassati. Ne sono esempio le realtà produttive che, in passato, hanno scelto di seguire la strada delle rinnovabili e che oggi riescono a gestire con più semplicità le difficoltà di questo momento storico. Scegliere di investire su energia pulita e rinnovabile è sempre la strada giusta”.

Ma cosa sono e come si può partecipare?

Una comunità energetica, come detto, è un insieme di persone che condividono energia rinnovabile in uno scambio tra pari. Ma non è l’unica forma possibile. Così come ricordato da Unioncamere, le due configurazioni possibili sono: gruppi di auto consumatori di energia rinnovabile, che agiscono collettivamente, e comunità di energia rinnovabile. Con la prima accezione si intendono clienti finali che operano su siti propri, vicini ai luoghi di consumo, che producono, immagazzinano e vendono energia elettrica autoprodotta con metodi rinnovabili. Tali attività non devono costituire l’attività prevalente. Nella seconda casistica si tratta di realtà più complesse: necessariamente un soggetto giuridico composto da persone fisiche, piccole e medie imprese, soggetti pubblici. Anche in questo caso, per le imprese private, la partecipazione alla comunità non deve essere l’attività prevalente.

Cosa serve per diventare comunità energetica?

I principali requisiti prevedono la presenza di: impianti di produzione da fonti rinnovabili entrati in esercizio dopo il 1° marzo 2020; impianti di produzione e punti di prelievo facenti parte di una Comunità connessi alla rete elettrica di bassa tensione; condivisione tra i vari membri degli schemi dell’energia prodotta attraverso la rete elettrica esistente, anche per il tramite di sistemi di accumulo; sull’energia prelevata dalla rete pubblica, compresa quella condivisa, si applicheranno gli oneri generali di sistema.

Comunità energetiche rinnovabili: la forza dell’alveare

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