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Tracciamento Covid: ad Arezzo la prima centrale di area vasta. Come funziona e a cosa serve

Da quest'oggi è operativa la centrale che si occuperà di ricostruire i contatti stretti di ogni cittadino positivo al Coronavirus

 

Cento tra medici, studenti di medicina, infermieri e operatori sanitari al lavoro per il mappare i contagi da Sars Cov2 nel territorio. È operativa da oggi, giovedì 5 novembre, la centrale di tracciamento Covid di area vasta voluta dalla Regione. Arezzo è il primo capoluogo della Toscana che ha aperto i battenti di questa struttura che presto verrà allestita anche a Firenze e Carrara. All'interno di uno dei padiglioni dell'Arezzo Fiere e Congressi, un team di specialisti - assunti da una graduatoria del dipartimento nazionale di Protezione civile - con il coordinamento costante dei professionisti della Asl, si occuperà di contattare tutti i cittadini risultati positivi al Coronavirus e attualmente in isolamento. A loro verrà rivolta un'intervista conoscitiva dove, oltre a chiedere i dati anagrafici, verranno poste domande specifiche riguardanti l'organizzazione familiare e i contatti avuti prima del referto di positività.

"Questo spazio - ha sottolineato il direttore generale della Asl Toscana sud est, Antonio D'Urso - è stato allestito per consentire una precoce identificazione dei casi e dei contatti avuti da ciascun cittadino risultato infetto. I numeri della diffusione dell'epidemia ci inducono ad adottare misure straordinarie. Era necessario garantire l'attivazione di una struttura del genere e, Arezzo parte per prima. Conto che con questa centrale possa esserci quanto prima un'accelerazione dei percorsi di tracciamento che, come noto, sono già stati avviati dalla nostra azienda sanitaria. Questo gruppo è quanto di più lontano si possa immaginare da un tradizionale call center. Questi giovani, insieme agli altri operatori della centrale che sono ormai medici e infermieri, sono professionisti che rappresentano un tassello essenziale del mosaico della battaglia anti Covid. Anche a loro dovremo i buoni risultati che contiamo di raggiungere nelle prossime settimane: l'attività di tracciamento è uno strumento efficiente e precoce per contrastare la diffusione del Covid".

Nelle scorse settimane, su disposizione della Asl, la biblioteca dell'ospedale San Donato è stata trasformata in centrale di tracciamento dove operano 10 addetti. Un primo esperimento al quale si è aggiunto oggi quello all'Arezzo Fiere. Per l'utilizzo degli spazi la Asl ha sottoscritto un accordo e sta completando la stipula dei contratti di lavoro autonomo a tempo determinato con gli operatori. Estar (Ente di supporto tecnico-amministrativo regionale) invece ha provveduto al noleggio delle dotazioni informatiche e telefoniche. Gli operatori sono stati divisi in due turni e operano in “isole” di 20 posti nel rispetto delle misure di distanziamento fisico richieste dalle normative di legge.

Come funziona la centrale di tracciamento

"Qui ci sono studenti e professionisti che vengono da ambiti ben precisi - sottolinea Daniela Cardelli, direttore del dipartimento delle professioni tecnico sanitarie, riabilitazione e prevenzione - si tratta di assistenti sanitari, medici, infermieri e tecnici della prevenzione. Costoro dalle 8 di mattina alle 20 di sera, sette giorni su setti, saranno impegnati in attività mirate al contenimento del virus sul territorio. Ogni settimana contiamo di essere in grado di svolgere, per l'intera Asl Toscana sud est, 1.500 indagini epidemiologiche.".

Ma in quale modo? Presto detto. I referti analitici positivi dopo essere stati refertati sono inseriti in una piattaforma digitale. Una volta al suo interno essi vengono presi in carico da un operatore e ciascuno di essi diventa il caso zero, quello da cui partire per ricostruire la catena di contagio. I pazienti Covid positivi vengono contattati telefonicamente e viene posta loro un’accurata intervista dove si richiede di identificare i contatti stretti avuti nei giorni precedenti al referto medico. A loro volta queste persone saranno contattate per essere messe o in isolamento o in quarantena. "Insieme a questo - prosegue la dottoressa Cardelli - vengono fornite informazioni primaria importanza sulle misure di sanificazione, sulla gestione della vita familiare e, se necessario, i pazienti che hanno difficoltà a rimanere isolati dal nucleo domestico, vengono invitati ad utilizzare gli alberghi Covid. Molti coloro che durante queste chiamate manifestano anche preoccupazione e rappresentano difficoltà specifiche per le quali i nostri operatori cercando di dare risposte puntuali. È per questa ragione che tale attività deve essere svolta da un professionista sanitario perché stiamo parlando di salute e solo chi opera nel settore può avere le competenze e capacità adatte".

Quarantena e isolamento: come, quando e chi deve farli

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