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Maxi giro di spaccio stroncato in Valdarno, 20 arresti tra Arezzo e l'Albania

L'operazione denominata dai carabinieri "Ricavo" ha preso le mosse da alcune informazioni raccolte durante normali controlli del territorio

 

"Ho appena portato a casa del formaggio, passa che lo assaggiamo". È così che quello che gli inquirenti hanno definito "il responsabile", o per meglio dire colui che con maggiore frequenza si occupava della gestione e smercio di cocaina e marijuana, invitava a casa sua gli altri componenti dell'organizzazione avvisandoli dell'arrivo di una nuova partita.

Sono stati i carabinieri di San Giovanni Valdarno, coordinati dalla procura della Repubblica di Arezzo, ad infliggere un duro colpo al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. L'operazione, avviata nella primavera del 2018, ha portato all'arresto di 20 persone - di cui 9 solo nella giornata di oggi - e al ritrovamento di ingenti quantità di denaro e droga. 

"Tutto è partito - spiega il comandante provinciale dei Carabinieri, Vincenzo Franzese - da acquisizioni informative raccolte dai militari impegnati quotidianamente nei servizi di controllo del territorio. Da qui ha preso le mosse l'indagine che, nel tempo, ha permesso di ricostruire un giro di spaccio e consumo di stupefacenti davvero consistente".

Un lavoro certosino, partito dalla strada, abbracciando un territorio vastissimo che parte da Bucine e arriva fino a Figline Valdarno, dove ad essere coinvolti sono state perlopiù vecchie conoscenze delle forze dell’ordine, piccoli criminali, accumunati tutti dal fatto di avere lo rifornitore di droga. 

Ricavo: il quartier generale, l'arresto in Albania e i 100mila euro in contatti

L'operazione è stata denominata "Ricavo" e non solo in riferimento agli ingenti guadagni dell’attività di spaccio ma, anche, perché il quartier generale della banda si trovava in una località con questo stesso nome situata nei pressi di Levane, alle porte di Montevarchi. All'interno dell’abitazione dove risiedeva quello che è stato indicato come il capo della banda, sono state trovate decine di migliaia di euro in contanti chiaro provento, a detta degli inquirenti, dell'attività di spaccio. "In un'occasione - spiegano i militari - abbiamo recuperato ben 100mila euro in contanti. Con i provvedimenti di oggi salgono a 20 le persone sulle quali pesano misure restrittive emesse nel corso dell'indagine". 14 di essi dovranno rispondere di spaccio di sostanze stupefacenti mentre, 6 di furto aggravato.

Tra i nove arrestati odierni c'è anche un cittadino albanese, finito in manette grazie al supporto del personale per la cooperazioni internazionale di polizia del ministero dell'Intero e delle forze dell'ordine albanesi e con ogni probabilità tramite per l’approvvigionamento di droga all’est Europa all’Italia.

Pedinamenti, intercettazioni e litigi

Nei mesi passati i carabinieri valdarnesi hanno dato il via ad una lunga serie di attività investigative volte a ricostruire non solo il traffico di spaccio, ma anche i canali di approvvigionamento e la rete sul territorio. Così sono partiti i pedinamenti di alcuni dei soggetti i quali, ben presto, hanno portato i carabinieri ad individuare il "magazzino di stoccaggio" dove veniva suddiviso e confezionato lo stupefacente. In parallelo gli indagati sono stati sottoposti anche a videosorveglianza e intercettazioni telefoniche oltre che ambientali-veicolari. Un dettaglio che ha consentito agli inquirenti di comprendere meglio le dinamiche interne al gruppo. È stato durante uno di questi momenti che i carabinieri hanno immortalato dei litigi insorti tra i componenti del gruppo a causa di dissapori riguardo la qualità della droga e al pagamento di alcune partite.

Clienti abituali: così lo smercio

Identificati anche numerosi consumatori e acquirenti. Icarabinieri - dallo scorso gennaio - ne hanno segnalati 10 alla prefettura come assuntori di sostanze. "Le acquisizioni - ha sottolineato il comandante della compagnia di San Giovanni Valdarno, David Millul - hanno consentito di ricostruire come l'attività di spaccio vedesse come protagonisti quasi sempre le solite persone. Una clientela abituale e consolidata che si rivolgeva ai propri pusher di fiducia più volte alla settimana contattandoli telefonicamente e, talvolta, trovando già il quantitativo usuale pronto per loro". 

Lo smercio però avveniva anche presso alcuni esercizi commerciali tra cui un bar di Levane e una pizzeria di San Giovanni Valdarno (entrambe le attività sono state chiuse) anche se, altrettanto numerose sono le cessioni che avvenivano a casa del "capo", un 52enne residente in Valdarno, edificio immerso nel verde delle campagne e difficilmente raggiungibile. "In questo senso - sottolinea ancora il capitano Millul - gli inquirenti hanno dovuto fare uno sforzo in più in quanto la droga veniva nascosta anche in vari angoli del vasto appezzamento di terreno circostante l’abitazione e poi veniva prelevata da alcuni membri del gruppo e ceduta agli acquirenti".

Le cifre dell'inchiesta fino a gennaio 2020

Nel corso dell'attività portata a termine dai carabinieri sono state arrestate 11 persone colte il flagranza di reato, denunciate altre 13, sequestrati 110 grammi di cocaina e 10 piante di cannabis, documentate svariate cessioni di stupefacenti e segnalate 10 persone come consumatori abituali.

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