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E' Berlingaccio "chi non ha la ciccia ammazzi il gatto". Il proverbio che costò caro a Beppe Bigazzi

Il giorno di giovedì grasso viene festeggiato a Firenze e nell'Aretino con il nome di Berlingaccio. L'appellativo è diventato celebre per la gaffe del giornalista

 

"A Berlingaccio chi non ha la ciccia ammazzi il gatto". Cade proprio oggi, giovedì 20 febbraio, il giorno di giovedì grasso, festività carnevalesca che a Firenze, e anche in parte dell'Aretino, prende il nome di Berlingaccio. Un appellativo diventato comune in epoca contemporanea soprattutto per la gaffe televisiva che vide come protagonista il compianto Giuseppe "Beppe" Bigazzi.

Nel 2010, il giornalista e gastronomo di Terranuova Bracciolini nonché popolare volto televisivo nel programma di Rai Uno La prova del cuoco, venne sospeso a seguito delle polemiche nate da una ricetta dove lui raccontava proprio come "in Valdarno si mangiava il gatto. Io l'ho mangiato molte volte". In quel contesto spiegò che, negli anni a cavallo tra i due conflitti mondiali, la popolazione più povera si cibava anche di gatti per sopperire la carenza di proteine. Un intervento che non piacque alle associazioni animaliste che subissarono la Rai di critiche e proteste causando la sospensione di Bigazzi dallo storico programma di cucina della Rai.

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Berlingaccio deriva da berlengo, ‘tavola da pranzo o da gioco’ a sua volta dall'antico francese brelanc o berlenc e questo dal francone *brëdling ‘assicella’. L'etimo germanico è sicuro, ma si può ipotizzare anche un prestito diretto dall'antico alto tedesco o dal longobardo.

Oltre alla schiacciata alla fiorentina che comunque è dedicata più a tutto il periodo carnevalesco in genere, il dolce tipico di questa festa è il berlingozzo. Dedicato a tale festa anche una maschera con lo stesso nome e un verbo, berlingare, con il significato di divertirsi e spassarsela a tavola (citato da poeti cinquecenteschi). Per sottolineare la voglia e, in un certo senso, l'obbligo di fare festa e di abbuffarsi con qualsiasi tipo di cibo e bevanda, è d'uso il detto "per Berlingaccio chi non ha ciccia ammazzi il gatto". Testimonianze della festa si sono ritrovate in alcuni documenti fiorentini del 1416/1417. Benedetto Varchi nell'opera L'Ercolano cita il berlingaccio come "È berlingaccio quel giovedì, che va innanzi al giorno del carnesciale, che i Lombardi chiamano la giobbia grassa".

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