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Ida e Giovanni sono i figli di due dei 244 martiri che vennero massacrati a Civitella nel 1944. Da loro l'appello perché si concluda il processo di beatificazione del parroco che tentò di impedire la strage

"Ero di fianco a lui in chiesa quel giorno. Don Alcide deve essere beatificato". Ida Balò aveva 14 anni quando, il 29 giugno 1944, scampò per un soffio alla furia dei nazisti che con mitra e lanciafiamme distrussero Civitella massacrando oltre 240 civili. Quel giorno lei perse per sempre suo babbo, Giuseppe, che venne ucciso insieme ad altri al ponte della Palazzina, poco prima dell'irruzione in chiesa. "Non lo rividi più - ha raccontato - non gli ho mai detto addio".

La testimonianza di Ida Balò davanti al Presidente Mattarella

La memoria di quel terribile momento, così come di quelli che seguirono, da 80 anni è impressa nel cuore e nella mente di coloro che quelle terre non le hanno mai lasciate e che lì hanno pianto i morti e ricostruito le proprie vite. Ida è una di queste persone. Presidente dell'associazione "Civitella Ricorda", si è battuta perché quanto accaduto nel capoluogo della Valdichiana non fosse mai dimenticato. Più recentemente insieme alla Diocesi di Arezzo Cortona Sansepolcro e altri tra eredi e sopravvissuti, si è fatta portavoce presso la Santa Sede dell'istanza per la beatificazione di Don Alcide Lazzeri, il parroco che tentò di salvare la popolazione offrendo la propria vita in cambio di quella dei fedeli. "Lo ricordo come fosse oggi - racconta la signora Balò - ero di fianco a don Alcide quando irruppero i tedeschi in chiesa e ci dissero di uscire. Lui mi si parò davanti, mi prese la mano e disse: "Sono io il responsabile. Prendete me e lasciate andare questa gente". Era pronto a sacrificarsi per salvare tutti noi. Purtroppo, come ben sappiamo, il suo tentativo cadde nel vuoto. Venne ucciso insieme a tanti altri".

Don Lazzeri verso la beatificazione: "Era il buon pastore che si è sacrificato"

Un gesto che per decenni è stato osannato come un vero e proprio atto di amore verso quella comunità che, come molte altre della provincia e della Toscana, venne martoriata da esecuzioni sommarie, rastrellamenti e uccisioni insensate. "Lo abbiamo fatto presente alle autorità ecclesiastiche e alla Santa Sede - prosegue Balò - i tempi dovrebbero essere maturi. Ho scritto più volte al Papa e conto che entro l'anno venga a Civitella a trovarci".

Giovanni e Mario i figli di Modesta. Testimoni del martirio della madre

Quella di Modesta Rossi, staffetta, moglie del partigiano Dario Polletti e madre di cinque ragazzi, è un'altra storia di martirio. Un sacrificio civile, fatto nel nome della libertà, della giustizia e della resistenza. Un'eroina dal sorriso dolce che prima assistette inerme all'uccisione del figlioletto di 13 mesi e poi venne torturata, uccisa e arsa dalle fiamme appiccate dai suoi seviziatori. Una vicenda terribile che Giovanni, uno dei figli di Modesta e all'epoca poco più che un bimbo, vide coi propri occhi. Fu lui, quando il padre tornò a casa, ad andargli incontro e raccontare quello che era accaduto.

Anche Mario quel giorno non lo ha mai dimentica. Ogni singolo dettaglio è rimasto impresso nella sua memoria come una marchiatura a fuoco.

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