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VIDEO | Un fiume di cocaina su Arezzo: 13 arresti. La droga nei trolley, scambi al centro commerciale

Si è chiusa all'alba di stamani una doppia operazione dei carabinieri di Arezzo, con l'esecuzione di 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 5 ai domiciliari. Altri 8 arresti in flagranza durante le indagini, 21 denunce e 300 assuntori segnalati

 

Colpo allo spaccio di droga da parte dei carabinieri aretini. Si sono concluse alle prime luci dell’alba di oggi le operazioni “Rockerduck” e Familja”, che hanno portato nel tempo complessivamente all’esecuzione di 21 misure restrittive nelle province di Arezzo, Parma e in territorio albanese. Di queste, 8 sono arresti in flagranza avvenuti durante i mesi di indagine, le altre 13 sono ordinanze di custodia cautelare eseguite stamani: 8 in carcere e 5 agli arresti domiciliari, emesse dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Arezzo. Le accuse, a vario titolo, sono concorso continuato e aggravato di detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti: soprattutto cocaina, ma anche marijuana. Uno degli arrestati (tutti uomini) è italiano, dodici sono di nazionalità albanese ma la maggior parte sono gravitanti sul territorio aretino. Nove ordinanze sono state eseguite ad Arezzo, 1 a Parma e 3 a Fier, in Albania. I dettagli delle operazioni sono stati forniti dal pm Roberto Rossi della Procura di Arezzo, dal comandante provinciale dei Carabinieri colonnelllo Vincenzo Franzese, del comandante di compagnia tenente colonnello Pierfrancesco Di Carlo, dal comandante del Nucleo investigativo maggiore Valerio Gentili. 

Il blitz all'alba

Centoventi militari del Comando provinciale carabinieri di Arezzo, con l’ausilio di unità cinofile, con la collaborazione dei colleghi del Comando provinciale di Parma, del personale del servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Ministero dell’Interno e delle forze di polizia albanesi, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Arezzo, hanno arrestato, in esecuzione delle 13 ordinanze, altrettante persone.

Le investigazioni, condotte dai militari della compagnia Carabinieri di Arezzo e del Nucleo investigativo del comando provinciale, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Arezzo, sono scaturite dal controllo del centro storico nel marzo 2018, individuando soggetti albanesi dediti allo spaccio di droga.

Le cessioni nei parcheggi dei centri commerciali

Tecniche investigative classiche, supportate da telecamere e intercettazioni, hanno permesso il monitoraggio di movimenti sospetti e di documentare il traffico di stupefacenti.

La rete di soggetti - riferiscono i Carabinieri - aveva attivato in città “piazze di spaccio” nel cuore del centro storico, così come nelle zone periferiche ed anche in alcuni centri commerciali, destinandole allo smercio al dettaglio delle sostanze stupefacenti e documentando plurime cessioni nell’ordine di alcune migliaia, per un valore economico complessivo stimato in circa 200mila euro.

I ritrovi? Nel piazzale dell'Esselunga, in quello del centro commerciale di Olmo, nello spiazzo antistante l'Ipercoop e tra gli stalli del Magnifico. In centro storico ovunque, ma lontano da occhi indiscreti: soprattutto nelle viuzze poco frequentate del cuore cittadino.

La droga interrata in campagna

Particolari le modalità di occultamento della sostanza stupefacente, sotterrata anche in terreni di zone periferiche e di campagna, e di cessione "molte volte mediante lo scambio di trolley in parcheggi pubblici o di centri commerciali", aggiungono i militari.

E' stato, così, possibile ricostruire provate responsabilità secondo le quali i soggetti, alcuni dei quali aventi rapporti di parentela tra di loro, in un’area geografica ben definita, erano dediti con ruoli e compiti diversi al traffico di sostanze stupefacenti. Le operazioni, che hanno visto nel corso del loro sviluppo diversi punti di convergenza, prendono il nome “familja” proprio dal termine albanese che significa “famiglia”, e sta ad indicare il rapporto di parentela che hanno alcuni indagati, tra i quali figurano due coppie di fratelli, collegati tra loro in quanto cognati; “Rockerduck”, citando il rivale Disney di Zio Paperone, poiché i sodali si vantavano di riuscire a fare soldi facili con i loro illeciti traffici. In particolare sono stati individuati e distinti 4 gruppi di albanesi che con l’ausilio di italiani (aretini tra i 40 e i 50 anni), erano dediti sia all’attività di spaccio al dettaglio o come fornitori per il successivo spaccio da parte di terze persone.

Il legame con l'operazione al Villaggio Dante

Secondo i militari, i soggetti erano organizzati in rete, ma senza un'organizzazione definita. C'erano livelli diversi, dal grossista che aveva rapporti coi fornitori (si indaga sull'origine della droga), al dettagliante che vendeva la dose finale al consumatore.

Uno dei soggetti destinatari di misura cautelare "è risultato - aggiungono i militari - il fornitore della coppia proprietaria del bar in zona Villaggio Dante, arrestata quest’anno dal Nucleo Investigativo, in pieno periodo Covid, per spaccio di cocaina che avveniva proprio all’interno della loro attività commerciale".

Nel corso dell’attività di indagine conclusasi nel dicembre del 2018 i carabinieri hanno già proceduto al rinvenimento e al sequestro di 250 grammi di cocaina; a documentare oltre 3.200 cessioni di sostanze stupefacenti per quantitativi che ammontano complessivamente a 5 chili di cocaina e 1 chilo di marijuana; alla segnalazione di 300 soggetti alla competente Autorità amministrativa, quali assuntori di sostanze stupefacenti. Oltre agli 8 arresti in flagranza e a 21 denunce.

Dai quantitativi da tagliare allo spaccio al dettaglio

Il gruppo più importante - hanno ricostruito i militari - era composto da due fratelli (uno dei quali arrestato in flagranza di reato il 21 marzo 2019 con 70 grammi di cocaina), dalla moglie di uno dei due, due cognati e da un “galoppino” che curava le consegne di stupefacenti ai vari acquirenti. A loro carico è stato possibile ricostruire nel dettaglio cessioni per 50–100 grammi, e anche mezzo chilogrammo di cocaina, ogni volta in favore di soggetti provenienti, oltre che da Arezzo, anche dal Valdarno e dalla Valdichiana, a prezzi all’ingrosso di circa 37–39 euro al grammo, mentre al dettaglio la sostanza stupefacente veniva venduta ad un prezzo compreso tra i 50 e gli 80 euro a dose, più o meno pura a seconda del taglio. Il gruppo, oltre alla cocaina, trattava anche la marijuana in grosse quantità, da un chilo in su.

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