Olimpiadi, l'incredibile storia dell'aretino Brusoni: ciclista che vinse l'oro nel 1900, ma morì senza saperlo

E' stata la prima medaglia d'oro olimpica vinta da un aretino. La prima in assoluto nel ciclismo conquistata da un italiano. Ma lui non lo ha mai saputo. E' una storia che ha dell'incredibile quella di Enrico Brusoni, classe 1878, aretino che...

brusoni parigi

E' stata la prima medaglia d'oro olimpica vinta da un aretino. La prima in assoluto nel ciclismo conquistata da un italiano. Ma lui non lo ha mai saputo. E' una storia che ha dell'incredibile quella di Enrico Brusoni, classe 1878, aretino che nell'adolescenza si trasferì a Bergamo con la famiglia. Una storia dal fascino senza tempo che ha preso il via nel lontano 1900: anno in cui i giochi olimpici si svolsero a Parigi, con contemporanea con l'Expo. Brusoni aveva 22 anni, una Coppa del Re nell'albo d'oro e il record italiano dell'ora dietro motori (ovvero 54,785 chilometri) conquistato da meno di un anno. La sua carriera sportiva gli avrebbe riservato un'avventura unica.

Ma cosa accadde? I primi giochi olimpici del Novecento furono inseriti all'interno dell'Expo, pare, come eventi di puro intrattenimento. Nessun budget sarebbe stato destinato loro. Ne conseguì una incredibile disorganizzazione. Tanto che alla fine non si capiva più quali erano le gare valide e quali quelle non valide. Brusoni, che era famoso perché si presentava sempre alla partenza in maglia aderente nera e pantaloncini neri, rappresentava l'Italia in due gare: la "velocità" e la "corsa a punti". Nella prima arrivò 15esimo (non si qualificò per la finale), nella seconda si impose. Fu una corsa disputata sul velodromo di Vincennes (10 giri, sprint e punti ai primi tre ad ogni passaggio, e un punteggio doppio assegnato allo sprint finale). I concorrenti furono 28 provenienti da Francia, Germania e Italia e Brusoni la spuntò sul tedesco Duill e il francese Trousellier.

bruson10Alla fine Brusoni tornò a Bergamo senza sapere che quella vittoria fu un oro olimpico. La sua carriera andò comunque avanti. Il giovane talento delle due ruote diventò professionista due anni dopo e vinse anche due edizioni della Gran Fondo La Seicento (di 540 e 600 km). Né lui, né i suoi contemporanei, seppero mai di quel grande successo. E anche se i trofei in realtà si susseguirono fino alla fine della carriera, che avvenne poco prima dello scoppio della Grande Guerra, nessuno poteva essere equiparato ad una medaglia olimpica. Dopo l'addio al pedale il ciclismo rimase per Brusoni una passione e continuò frequentare l'ambiente e ricoprire cariche di direttore sportivo per alcune società. Brusoni morì a 71 anni, il 26 novembre del 1949.

La storia sarebbe potuta finire qui, se non fosse stato per Bill Mallon, fondatore dell’Associazione Internazionale degli storici olimpici, che rivedendo tutti i risultati di quella disordinata edizione dei Giochi capì che quella corsa a punti - chiamata corsa delle volate - non era solo un evento di intrattenimento ma era da inserire a tutti gli effetti tra le gare olimpiche. Così, 50 anni dopo la sua morte, a Brusoni fu assegnato dal Coni quell'oro. Era stato un campione olimpico. Ma non lo ha mai saputo.

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