Il Milan, Maradona, lo stadio sempre pieno. Giù il sipario sul calcio romantico di Narciso Terziani

Quello di Narciso Terziani era il calcio dello stadio sempre pieno. Si giocava di domenica e solo di domenica. Nell'aria fluttuavano entusiasmo, partecipazione, voglia di vedere le partite con i propri occhi. Erano gli anni '80, circondati da un...

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Quello di Narciso Terziani era il calcio dello stadio sempre pieno. Si giocava di domenica e solo di domenica. Nell'aria fluttuavano entusiasmo, partecipazione, voglia di vedere le partite con i propri occhi. Erano gli anni '80, circondati da un alone di magia che all'epoca dava adrenalina al presente e adesso addolcisce i ricordi. La gente aveva bandiere da sventolare sugli spalti e in mezzo al campo: Butti, Neri, Mangoni, affiatati compagni di squadra, sembravano una cosa sola. Ancora oggi sono i giocatori con il record di presenze in amaranto.

Era un calcio romantico e non è retorica. Narciso Terziani lo capeggiava con la sua burbera schiettezza, con quel carattere tutto d'un pezzo che piaceva ai tifosi, perché agli aretini uno che mette i soldi, comanda e batte il pugno sul tavolo è piaciuto sempre. Ma lui era più padre che padrone: un secondo papà per i calciatori, una figura rassicurante per il pubblico, un uomo che aveva preso di petto la situazione per schiodare l'Arezzo dalla mediocrità e riportarlo in alto.

Si insediò nel 1979, lasciò nel 1985. Sei anni intensi in cui riuscì a coniugare i risultati sportivi e il feeling con il suo popolo. Ogni tanto si creavano attriti e scintille, in qualche periodo anche Narciso subì la contestazione, ma si trattava di effetti collaterali fisiologici: il calcio è sempre stato così e non ha risparmiato nessuno. La sua è considerata l'età dell'oro del pallone aretino e non è una definizione sbagliata. Imprenditore nel settore del metallo più prezioso, Pieve a Maiano come centro del mondo, il Comunale come seconda casa: Terziani riportò in auge l'Unione Sportiva e impreziosì la sala trofei.

una formazione dell'Arezzo a metà anni '80 con lo stadio pieno

Il trionfo nella Coppa Italia semipro del 1981, con la doppia sfida alla Ternana risolta ai supplementari, resta una pietra miliare nella storia del cavallino. La vittoria della C1, l'anno seguente, fu l'apoteosi di una rinascita sospirata e inseguita per anni. Terziani seppe scegliere allenatori adatti al suo progetto, dal carismatico Angelillo al pragmatico Riccomini. Formò uno zoccolo duro di calciatori che cementarono lo spogliatoio e che davano l'anima per la vittoria, per la maglia e per il loro presidente. Riuscì anche a coinvolgere nella sua gestione la crema dell'imprenditoria locale: in quegli anni sulle divise amaranto comparvero i loghi di aziende come Soldini, Fibok e Lebole.

Dalla prima volta a San Siro con il Milan al debutto in Italia di Diego Armando Maradona, dalla rovesciata dei sogni di Menchino ai derby di fuoco con il Perugia: nell'era Terziani c'è un condensato di emozioni grande così. Il suo cruccio fu quello di non aver coronato il sogno della serie A, che mai come in quel periodo sembrava raggiungibile e a portata di mano, e che invece restò sempre un passo più in là.

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Con la morte di Narciso Terziani, Arezzo e l'Arezzo perdono uno dei personaggi più rappresentativi degli ultimi cinquant'anni. Domattina alle 10, nella chiesa di Pieve a Maiano, tanta gente parteciperà ai funerali per l'ultimo saluto al presidentissimo con i baffi, un aretino vero.

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