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Cinque anni di Ferretti: da Bonafede a Gemmi, da Bacis a Pavanel

10 gennaio 2013 - 27 novembre 2017. Terminano dopo quasi cinque anni la presidenza di Mauro Ferretti. L'imprenditore romano lascia la società amaranto a poco più di un mese dall'annuncio del suo disimpegno. Un lustro di presidenza che non è stato...

10 gennaio 2013 - 27 novembre 2017. Terminano dopo quasi cinque anni la presidenza di Mauro Ferretti. L'imprenditore romano lascia la società amaranto a poco più di un mese dall'annuncio del suo disimpegno. Un lustro di presidenza che non è stato tutto rose e fiori, e dal quale si spera che la nuova proprietà possa prendere esempio per non incappare negli stessi errori.

In primis quello che risponde alla domanda: qual è il progetto?

Nel 2013 l'arrivo di Ferretti fu salutato con ottimismo dopo che Severini era rimasto da solo al timone del club. Il passaggio di proprietà si consumò con la conferma nell'organigramma di alcuni dirigenti che avevano traghettato l'affare in porto (vedi Dioguardi). Di lì a pochi mesi i rapporti si deteriorarono. In seno al club restò il solo Enrico De Martino che ad Arezzo era arrivato perché qui militava il figlio nella Juniores allestita da Walter Martucci.

Salutato Dioguardi e Nello De Nicola, ecco arrivare Bonafede. Nessuna esperienza come uomo mercato nonostante un passato in qualità di arbitro. Il lavoro (sindacalista) lo tiene lontano da Arezzo. Il Cavallino si salva comunque esonerando Bacis e chiamando Nofri che non viene confermato.

A Ferretti viene rimproverato il fatto di non affidarsi a uomini di calcio, professionisti del settore ma solo ad amici con la passione per il calcio.

Nell'estate del 2013 viene promosso Diomede da team manager a direttore generale con pieni poteri sul mercato. Il budget è importante e l'Arezzo allestisce una squadra da urlo con Mezzanotti in panchina. La stagione non va come previsto, Ferretti dichiara che comunque vada il Cavallino sarà in Lega Pro. Partono le contestazioni, cade Mezzanotti, arriva Chiappini che molla dopo poco. Sarà Cardinali a portare l'Arezzo fino al playoff in casa dell'Akragas.

L'estate che ne segue è a dir poco calda. Il nuovo direttore Danilo Pagni spinge per il ripescaggio con Ferretti che invece lo aveva evitato paventando un no già scritto parte della Lega. Ma non solo: sempre Ferretti si interessa al Siena, ma la trattativa non si concretizza.

Arriva Capuano, una scelta che fa incrinare i rapporti tra Zavaglia e Ferretti. Il ripescaggio arriverà in extremis con l'Arezzo che cambia rosa per ben tre volte in meno di un mese.

Tutto fila liscio. Capuano permette di giocare in Lega Pro tenendo sotto controllo il budget. L'Arezzo con l'avvento di Andrea Riccioli incremento gli introiti pubblicitari. Viene alzata l'asticella. Arriva Gemmi ad inizio 2016 in un Arezzo fino ad allora "Capuanocentrico". Il nuovo diesse alza l'asticella: budget notevolmente più alto e giocatori di prima fascia.

Anche qui la stagione subisce una flessione a febbraio, ma soprattutto è la mancata cessione a Nuccilli a far saltare il banco. A giugno una nuova trattativa, il mancato pagamento di stipendi e contributi. Gemmi avrebbe voluto scegliere tecnico e giocatori ma è tutto bloccato. Arriva Bellucci in panchina, scelto dal patron perchè c'è in ballo un accordo di collaborazione con la Sampdoria. La stagione non inizia nel migliore dei modi e dopo poche giornate si cambia: arriva Pavanel questa volta scelto dal direttore sportivo che se ne andrà comunque di lì a poco. La barca inizia a muoversi sempre più in acque agitate fino a novembre, anzi ad oggi quando si è consumata la cessione alla Neos Solution.

Adesso si volta pagina con l'unica speranza che certi errori non si ripetano o almeno che ci sia maggiore chiarezza.

Twitter @MatteoMarzotti

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