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Il legame con il Tour e non solo. Intervista doppia a Bennati e Nocentini: "Noi rivali? Ecco la verità"

Cosa invidiano l'uno dell'altro, ma soprattutto il rapporto tra di loro. Bennati e Nocentini nell'intervista dopo il loro ritiro

 

Hanno portato in giro per il mondo l'Arezzo del ciclismo, quella incollata alla televisione per seguire il Tour, la Vuelta, la corsa rosa, le classiche e il Mondiale. Hanno diviso più di una generazione tra chi seguiva gli scatti di quel velocista cresciuto in Valdichiana e chi invece guardava quel ragazzo del Valdarno a cui spesso hanno rimproverato di essersi accontentato. Daniele Bennati e Rinaldo Nocentini dopo aver corso seppur con maglie diverse centinaia di migliaia di chilometri hanno scelto lo stesso anno per dire basta con le gare. Ecco allora che la festa del ciclismo nella Sala dei Grandi della Provincia di Arezzo è stata l'occasione per premiare due atleti che hanno scritto pagine di storia importanti, ma anche quella per metterli a confronto con un'intervista doppia.

Siete gli ospiti d'onore di questa festa del ciclismo. Questa volta però il premio non è per le vittorie di una stagione ma per un'intera carriera. Che effetto fa?

Daniele: "Sarebbe stata l'occasione per festeggiare altri tipi di riconoscimenti. Quest'anno però siamo qui perchè abbiamo deciso di smettere e accettiamo con piacere questo premio dopo una lunga carriera".
Rinaldo: "La sensazione è veramente bella come ha detto Daniele. Prima o poi dovevamo smettere ed essere qui oggi ci rende particolarmente felici".

Quale è stato il momento più alto della vostra carriera?
Rinaldo: "Il Tour de France e la maglia gialla non si dimenticano, così come la vittoria sul Mont Faron al GP Miguel Indurain, davanti anche a Valverde, così come il successo al Giro di Toscana con l'arrivo della corsa che era ad Arezzo". 
Daniele: "Il Tour in un certo senso ci lega a me e RinaldoPer lui la maglia gialla e per la vittoria a ParigiSono due risultati che la gente ricorda con piacere anche se a livello personale penso anche ai successi al Giro, alla Vuelta, all'esperienza in nazionale dove anche Rinaldo è stato protagonista".

La prima persona che vi viene in mente pensando a quanto avete iniziato ad andare in bici?
Rinaldo
: "Senza alcun dubbio Bindami ha seguito fin dall'inizio e penso a lui".
Daniele: "A mio nonno Gino".

Ma è vero che siete stati rivali?
"Ma alla fine è il bello dello sport - spiega Daniele seguito da Rinaldo - per caratteristiche  però siamo stati due atleti diversi. Tra l'altro da avversari ci siamo 'scontratidavvero poche volte in gara. Al Giro della Toscana dove vinse Rinaldo e poi anche un'altra corsa. Forse la rivalità è stata creata più dai tifosi che da noiE' normale così forseEravamo i due ciclisti per certi versi simbolo della provincia e magari sono stati proprio gli appassionati a crare questo mito".

Cosa invidi all'altro?
Rinaldo: "Le vittorie perchè ne ha molte e soprattutto belle. Se mi guardo indietro avrei voluto vincere qualcosa in più anche se come ho già detto in altre occasioni sono contento della carriera che ho fatto".
Daniele: "Invidio a Rinaldo le doti di scalatoremi sarebbe piaciuto andare meglio in salita".
E Rinaldo aggiunge subito: "così magari vincevi il doppio".

E adesso cosa fate?
Rinaldo
: "Mi dedicherò alla preparazione di giovani ciclisti con un centro cheaprirò a Pieve al Toppo".
Daniele: "Rinaldo ha già deciso io invece ancora devo guardarmi intorno".

Ogni tanto giocate a calcetto: con il pallone chi è più forte dei due?
Daniele: "Nessuno!"
Rinaldo: "Ce la giochiamo".

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