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Giovedì, 7 Luglio 2022
Calcio

Un anno fa la primavera amaranto vinceva lo scudetto. Sussi: ''Poca fiducia in quei giocatori''

Il 20 giugno 2021 l'Arezzo conquistava il tricolore contro il Cesena. Il tecnico ricorda: ''Squadra competitiva che avrebbe meritato maggior considerazione. Il mio approdo in prima squadra? Mi sarebbe servito più tempo"

Il 20 giugno 2021 la primavera conquistava il titolo di campione d'Italia con Andrea Sussi in panchina. A distanza di un anno, cosa resta oggi di quell'impresa?

Restano le sensazioni bellissime che non scorderemo mai. Abbiamo ancora una chat con tutti i ragazzi, ieri abbiamo postato video e commenti. E' stato bello ricordare le partite di Bomporto contro Perugia e Cesena, che erano avversari forti.

Il primo flash che ti torna in mente qual è?

Ne cito due. Appena arrivato in panchina, capii subito che potevamo farcela. E lo dissi allo spogliatoio. Poi in finale, durante un cooling break, eravamo sotto 3-2. Ci radunammo tutti insieme, in cerchio, e urlai che non poteva finire in quel modo. Pareggiammo e vincemmo ai rigori.

Perché pochi dei tuoi calciatori hanno trovato spazio e continuità nei mesi successivi?

Perché non hanno avuto la fiducia che meritavano, nemmeno ad Arezzo. Molti di loro avrebbero potuto far parte della rosa in serie D, invece si scelse diversamente. E' stato trascurato un bagaglio tecnico importante, anche un senso d'appartenenza che poteva fare comodo.

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Tu hai sempre speso parole importanti per i gemelli Marras, Damiano e Niccolò.

E le confermo. Niccolò aveva segnato tanto, è un ottimo attaccante che purtruppo è stato fermato dalla pubalgia per mesi. Damiano è un centrocampista con grandi doti tecniche. 

Che fine hanno fatto i calciatori dell'Arezzo tricolore?

I Marras hanno giocato con l'Arezzo. Il portiere Gagliardi è andato ad Agliana, il terzino Bux al Tiferno, il centrale Ferraro e il centrocampista Tordella alla Lupa Frascati. Mussi è passato al Perugia primavera, Verdelli al Foiano, Pittaccio e Stampete hanno fatto benissimo con la primavera del Frosinone. 

Con il senno di poi, accetteresti di nuovo di prendere la prima squadra a novembre, in quel momento complicato?

Sì, perché ero convinto che saremmo risaliti in classifica. Dopo il 4-0 di Poggibonsi, grazie al mercato, migliorammo la squadra con innesti importanti. Purtroppo il San Donato volava e ad Arezzo il clima non era dei migliori.

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Poi però, a cavallo di dicembre e gennaio, ci fu una flessione.

E' vero. A Scandicci e Trestina gli avversari giocarono con più fame di noi. Qualche giocatore forse aveva già la testa da un'altra parte, la campagna trasferimenti era aperta. In ogni caso, mi sarebbe servito più tempo. 

Il guaio è che tempo non c'era.

Lo so, ma se scegli di promuovere direttore e allenatore delle giovanili, poi devi farli lavorare. Tornare indietro dopo sette partite è stato illogico. In un anno e mezzo avevo fatto tanto, mi aspettavo un trattamento diverso. Anche di tornare alla Juniores dopo l'esonero dalla prima squadra. Invece non ho sentito più nessuno, solo qualche telefonata di circostanza e stop.

E l'anno prossimo?

Ho avuto un paio di contatti con squadre di Eccellenza. Sono in attesa. Non chiudo le porte a una giovanile ma vorrei ricominciare dai grandi.

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