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L’avversario | Il Renate vola: difesa impenetrabile, attacco rodato e una imbattibilità che dura aprile

La sfida di domenica è il terzo incrocio tra Renate e Arezzo, il secondo in terra lombarda. Imbattuti dallo scorso aprile i nerazzurri sono tra le rivelazioni del girone A

Alzi la mano chi aveva previsto fin dall’estate l’exploit di questo Renate. Una squadra che ha cambiato, e non poco, la rosa della prima squadra dove in panchina è stato confermato l’ex Brescia, Sampdoria, Palermo e Torino, Amo Diana.

Mai retrocessi dal 1963

Fondato nel 1947 dagli appassionati di calcio di una realtà di 4mila anime, il Renate adottò come simbolo la pantera e i colori nerazzurri in onore dell’Inter. Dal 1963 non hanno mai registrato alcuna retrocessione. Da allora è stato una continua escalation partendo dalla Seconda categoria, soprattutto con l’arrivo nel 1975 di Giancarlo Citterio alla presidenza. Un ruolo che dal 1997 condivide con Luigi Spreafico. Insieme hanno portato il Renate dalla Promozione alla Serie C al termine della stagione 2009/2010. Nei ruoli chiave dell’organigramma figurano (dal 2010) come direttore generale Massimo Crippa e come direttore sportivo (dal 2016) Oscar Mangoni.
Esattamente un anno fa arrivò in panchina Aimo Diana. Il Renate era ultimo e l’ex tecnico di Ferapisalò e Sicula Leonzio riuscì a traghettare le pantere alla salvezza meritandosi così la conferma.

Rosa rinnovata: Kabashi e Galuppini osservati speciali

Sono state 24 le operazioni in uscita tra cessioni, mancate conferme e prestiti arrivati alla loro naturale scadenza. Tra le partenze figura anche quella di un ex amaranto come Dario Venitucci
Sono rimasti in nerazzurro Teso, il capitano Anghileri, Guglielmotti, Rada e De Sena. Alla voce acquisti ecco invece il portiere Satalino dal Sassuolo (prestito biennale), il centravanti Francesco Galuppini (1993) prelevato dal Parma che ha però voluto inserire nell’accordo il diritto di ‘recompra’. Mossa azzeccata viste anche le 9 reti già siglate. Poi ecco anche l’ex Empoli, Juventus e Pontedera Elvis Kabashi che contro l’Arezzo non ha mai perso nei precedenti cinque confronti, siglando anche un gol. Fino a pochi giorni fa in attacco c’era anche Piergiuseppe Maritato (1989) ex Livorno, Modena e Reggina, autore di un buon campionato ma fermato per adesso dal mancato rinnovo del certificato di attività agonistica.

Difesa solida e mentalità offensiva. In casa non perde da aprile

I numeri parlano della seconda miglior difesa del girone A. Il Renate ha incassato solo 12 gol (21 quelli dell’Arezzo) mentre lì davanti hanno segnato ben 26 reti i nerazzurri. In casa vantano una serie utile che prosegue dal 28 aprile quando la Feralpisalò si impose per 3-2. In campionato le uniche due sconfitte sono maturate fuori casa con otto risultati utili tra casa e trasferta. Va anche detto tuttavia che i pareggi interni sono stati cinque contro quattro vittorie. L’ultimo acuto al ‘Città di Meda’ risale al 13 ottobre quando le pantere superarono il Gozzano per 3-0. E’ una squadra offensiva, che pressa e gioca sfruttando corsie laterali dove Gugliemotti (terzino) ha già siglato cinque reti, ma attenzione agli inserimenti di Kabashi e a Galuppini che è ad un passo dall’andare in doppia cifra.
Contro l’Arezzo sarà ancora 3-5-2, il modulo che Diana ha utilizzato fin dalla prima giornata. In porta ci sarà Satalino con Possenti, Baniya e D’amante in difesa. Mediana con Anghileri, Ranieri, Kabashi, Rada e Guglielmotti. In attacco Plescia e Galuppini.

I precedenti

E’ il quinto incrocio tra Renate e Arezzo. Il primo risale alla stagione 2014/2015, quella del ripescaggio della US Arezzo. L’incontro terminò in parità con reti di Iovine e Erpen in un caldo pomeriggio di metà settembre. Per la cronaca al ritorno si imposero gli amaranto per 3-2 con gol di Cucciniello, Franchino e Bonvissuto. Nella stagione 2016/2017 vittoria amaranto all'andata per 3-2 con gol di Polidori, Foglia e Grossi. Al ritorno successo nerazzurro per 1-0 con rete di Scaccabarozzi.
Come accaduto due anni fa si giocherà al ‘Città di Meda’ lo stadio costruito dove una volta sorgeva l’Icmesa, l’azienda al centro del ‘disastro del Seveso’ che nel luglio del 1976 registrò una importante fuoriuscita di diossina che portò poi alla chiusura e alla demolizione dell’impianto dopo un’opera di bonifica.

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