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La stretta di mano prima dell'amichevole tra Bibbiena e Arezzo F.A.

La stretta di mano prima dell'amichevole tra Bibbiena e Arezzo F.A.

Bibbiena e Arezzo FA voltano pagina: in campo per cancellare offese e violenza

Si sono ritrovati lì dove tutto è iniziato. Un rettangolo verde e un pallone per giocare a calcio senza tener conto del risultato.

Si sono ritrovati a distanza di pochi giorni dal "fattaccio". Da quelle frasi di stampo razzista pronunciate durante una partita del campionato Allievi provinciali all'indirizzo di un giocatore di origini senegalesi del Bibbiena, da parte dei suoi avversari dell'Arezzo Football Academy. Al triplice fischio saltano i nervi al baby calciatore casentinese che cerca di colpire alcuni avversari. L'arbitro vede la scena e il giocatore del Bibbiena viene sanzionato con cinque giornate di squalifica. 

Sul campo di Bibbiena Stazione le due squadre si sono trovate nuovamente di fronte. In palio non c'erano i tre punti e nemmeno una coppa. Solo un pallone e il gusto di divertirsi, di cancellare quella brutta pagina di sport e scriverne una nuova.

Occhi puntati su quelle due squadre under 16 per un episodio che è stato subito condannato dai rispettivi allenatori. Da una parte quello dell'Arezzo FA Daniele Rossi che a fine partita ha fatto scusare i calciatori colpevoli delle frasi portandoli nello spogliatoio degli avversari. Dall'altra Alberto Larghi del Bibbiena che al suo ragazzo, seppur offeso, ha fatto presente che "la violenza non è mai la risposta o la strada da seguire".

"Parlando con un mio amico - ha detto Daniele Rossi - mi ha consigliato di far incontrare quanto prima i ragazzinon far passare troppo tempo e da qui è nata l'idea dell'amichevole".

Idea subito sposata dal suo collega Larghi che non ha mai nascosto gli elogi per Daniele Rossi, tra i primi a rendersi conto delle offese e a far fare mea culpa ai propri giocatori.

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"Il senso di questa amichevole - aggiunge Larghi - è un messaggio contro la violenza che non può essere la risposta nè su un campo di calcio nè nella vita di tutti i giorni"

Ma non solo. Come sottolinea mister Rossi alla fine gli autori di questa brutta storia, con un finale per certi versi inedito, sono tutti ragazzi tra i 15 e i 16 anni.

"A quella età è anche lecito sbagliare purchè poi si rendano conto dell'errore commesso - ribadisce Rossi - che settimana è stata? Di confronto. Non esistono solo le punizioni, serve anche aiutare i ragazzi a capire dove hanno sbagliato, far capire dove è l'errore".

"D'altronde - gli fa eco Larghi - più che allenatori siamo istruttori e dobbiamo aiutare i ragazzi a diventare uomini prima ancora che calciatori".

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