Tra le difficoltà del presente e il futuro, parla Pieroni: "Lavoro per non lasciare solo La Cava"

I rumors da Ancona, la cassa integrazione e il rapporto con la squadra, le difficoltà da superare e le riforme. "La Cava non può sostenere da solo la C. Lavoro per trovare aiuti"

Ermanno Pieroni

"Parliamo solo di Arezzo". Niente domande sull'interesse dell'Ancona per Ermanno Pieroni che vuole parlare solo del Cavallino. Va detto però che poche ore fa sulle colonne de Il Resto del Carlino è uscita un'intervista al direttore generale del Cavallino. E nonostante il pressing del presidente dorico Marconi, Pieroni ha risposto così. "Io all’Ancona? Stiamo parlando del niente. A me fanno piacere gli attestati di stima. Ma ora non ho intenzione di cogliere altre opportunità".

Direttore parliamo allora dell'Arezzo. Riguardo la cassa integrazione, quanti sono i calciatori con ingaggi sopra i 50mila euro lordi all'anno? Si parla di almeno dieci elementi.

"Sono solo otto, il resto percepisce cifre inferiori".

Ha avuto modo di risentire la squadra soprattutto dopo quella lettera pubblicata dall'Assocalciatori?

"Vorrei partire dal presupposto che io sono il primo che vuole evitare ad ogni modo dei contrasti - spiega Pieroni - in questo momento da una parte c'è un presidente che attende le decisioni del Consiglio Federale e dall'altra c'è una squadra dove il 60 per cento dei giocatori percepisce meno di 2mila euro al mese. Sono questi ad avere le problematiche maggiori perchè vivono di calcio dvoendo pagare affitti e mantenere le rispettive famiglie. Magari hanno ricevuto dei consigli non proprio ottimali e non vorrei che arrivare ad un bivio, sarebbe sbagliato. Potrei anche capirli ma io sono per il dialogo".

Presto vi dovrete incontrare con loro?

"Aspettiamo il Consiglio Federale e poi con il presidente parleremo con i giocatori e analizzeremo caso per caso. Dobbiamo guardare l’insieme delle cose e trovare un punto di incontro. Il problema non sono solo gli stipendi ma anche il futuro".

Serie C e cassa integrazione: ok per ingaggi fino a 50mila euro, ma c'è il rischio dei contenziosi

Le difficoltà esistono anche per la società?

"Questa pandemia ha causato contraccolpi pesanti su più fronti. Non si può pensare che La Cava sostenga da solo il fardello di una squadra in una serie C così. I tifosi hanno aspettative ma possono anche capire certi aspetti. Dobbiamo trovare soluzioni. Potremo fare una squadra di giovani, abbiamo 25 giocatori di proprietà. Fare una squadra importante non è difficile. Il prossimo anno arrivare tra le prime sei potrebbe essere decisivo".

Perchè?

"Sarò l'anno della riforma e la B passerà a 40 squadre divise in due gironi - precisa Pieroni - arrivare tra le prime sei potrebbe valere la promozione. E' la mia speranza, quella per cui lavoro, cercando di rendere ancora più forte la società, trovando un aiuto per il presidente. Altrimenti da solo La Cava come può andare avanti? Ci sarebbe il buio e questo non può accadere. Il mio lavoro è questo e sto cercando di portarlo avanti pur nella difficoltà del momento segnato dall’emergenza sanitaria".

Quindi è questo il suo obiettivo adesso?

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"L’Arezzo è una società modello e nell’ultimo periodo tra Coronavirus e il rinvio del Consiglio Federale ha mantenuto fede agli impegni presi, fino al 15 marzo. L’Arezzo con La Cava è un club pulito e tranquillo nonostante i problemi legati al virus. Sono molto legato a La Cava e il mio impegno fino a quando resterà ad Arezzo è di aiutarlo e trovare qualcuno che lo aiuti e lo sostenga. Non è facile, ma ci proverò".

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