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Ciao Pablito...

Il ricordo di Giorgio Ciofini

Ciao Pablito,

Avevo appena trent’anni, Maradona non era arrivato a Napoli e tu non eri ancora Pablito. Correva da matti l’estate del 1982 ed eri solo Palo Rossi, un cognome destinato all’anonimato. 
Hai dovuto lottare anche con il dato anagrafico, per diventare il campione indimenticabile che sei stato. Uno di quei pochi al mondo, che ha fatto la storia del calcio. 
Non per niente, te le sei andato appena dietro Maradona. 
Avevi fatto grandi cose, già da giovanissimo, con la maglia del Lanerossi Vicenza. Qualche filmato in bianco nero dei tempi, ci rivelò la tua grandezza. Ma il destino del tuo viaggio nel football, ti riservava, ci riservava una valigia piena di straordinarie sorprese.

La classe cristallina, il tuo essere nato cecchino, uscivano già con elegante prepotenza, dalle nebbie padane e dagli schermi a 21 pollici, quando eri poco più di un ragazzo. Ma il tuo fisico da ballerino e i tuoi dribbling artistici, con cui saltavi gli avversari come birilli, avevano fregato anche gli esperti. All’epoca nel Bel Paese andavano da matti gli abatini e l’Italia era femmina per definizione del grande, che inventò il tuo nomignolo eterno, Pablito. 
Ti consideravano, eri un’ala imprendibile, col vizio del gol. Ma restavi un mezzo abatino.

A cambiare radicalmente le cose, ci si mise di mezzo il destino, cui neanche gli dei del pallone, come te, possono opporsi. 
Il calcio scommesse piombò sull’Italia, su di te, come il meteorite gigante, che mise termine all’epoca dei dinosauri. Non fu una di quelle stelle cadenti delle nostre notti agostane. Fu un incubo, un cataclisma che ci risvegliò da sogni infantili. Per te cominciarono anni molto duri, inenarrabili, in cui rischiasti di perdere anche il rispetto.

Erano scritte nel destino la tua caduta e la tua resurrezione. Messo in croce da un sospetto terribile, risorgesti con l’Italia non in Palestina, ma nel Mundial di Spagna. Bearzot non fu solo il tuo maestro, fu anche il profeta tuo e dell’Italia intera.   
All’epoca “le discese ardite e le risalite” di Battisti erano le tue, Paolo Rossi. Noi, il cuore in gola, le abbiamo vissute con la stessa meraviglia, perché nel Mundial di Spagna, il tuo Mundial, quello che ti ha regalato anche il pallone d’oro, i tuoi gol, le tue imprese, le sentivamo nostre.
Perciò sono debitore, l’Italia, il mondo, caro Paolo, ti sono e saranno per sempre debitori, di quella magica estate che hai regalato a chi, come noi, è innamorato del gioco più bello cel mondo.

I tuoi gol a Spagna 82 sono forse, in assoluto, l’emozione più forte e il ricordo più bello che abbiamo vissuto e che gelosamente conserveremo, dei sessant’anni vissuti da spettatori e da addetti ai lavori nel football.
Per questo, oggi, è un giorno profondamente triste. Perché profonda è stata la gioia che ci hai regalato in quell’estate di 48 anni fa. Facesti piangere il Brasile, dopo Ghiggia. Basterebbe questo a renderti immortale, Pablito. Ma hai fatto piangere anche noi, di felicità.

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