Pesenti: "Con il Fano giusto il rinvio". La voglia di amaranto, il primo gol e il futuro di Zuppel

"Da avversario mi avevano colpito stadio e tifosi, speravo un giorno di giocare nell'Arezzo". Pesenti non usa giri di parole neanche per parlare dei primi mesi in amaranto

 

"Mi sono chiesto come fosse possibile aver preso il Covid perchè a parte sentire poco gli odori non ho mai avuto febbre, dolori, mal di testa. E invece è andata così". Massimiliano Pesenti, direttamente dal suo isolamento, racconta la sua esperienza con il virus, in attesa della chiamata per il tampone di controllo che potrebbe liberarlo.

"Mi sento in gabbia ormai da dieci giorni - racconta Pesenti - spero davvero di ricevere quanto prima una buona notizia per tornare a fare quello che più mi piace".

Lo stop dubito dopo quel gol con la Triestina. Quanto lo avevi cercato?

"Lo volevo da tanto tempo anche perchè un attaccante vive per questi momenti. Certo, prima di tutto viene la squadra, però è importante il gol".

Quanto ci è voluto per concerti in estate a scegliere l'Arezzo?

"Poco, comunque sia c'era l’intenzione di lasciare Padova. Avevo altre offerte però alla chiamata dell'Arezzo ho detto subito sì, la trattativa non è durata molto. Tra l'altro avevo il pallino ormai da alcune stagioni di venire qua. Volevo provare questa esperienza soprattutto dopo quelle due partite nei playoff per la serie B con il Pisa, lo stadio e i tifosi mi avevano colpito".

Moscardelli lo hai sentito, ti ha detto qualcosa su Arezzo?

"No, non ho sentito Davide però Pelagatti e Buglio me ne hanno parlato molto bene. A me la Toscana piace, ci vorrei vivere anche in futuro e poi come ti ho detto Arezzo era una piazza in cui volevo giocare".

Quando sei arrivato sei stato gettato subito nella mischia nonostante una preparazione non ottimale.

"In effetti è stato così. A Padova mi allenavo a parte e curando solo la parte fisica, senza partitelle. Sono arrivato e sono andato subito in campo e non è stato facile perchè ho avuto bisogno di tempo per trovare la forma. Poi capisce in questi frangenti quanto siano importanti certe piccolezze, certi aspetti che puoi curare solo con l'allenamento e con la partita".

Da Potenza a Camplone, quanto è cambiato l'Arezzo?

"Potenza lo reputo un buon allenatore però con Camplone abbiamo acquisito sicuramente maggiore attenzione e questo era importantissimo e poi anche un po' di ignoranza calcistica oltre che cattiveria".

Giusto giocare il jolly con il Fano?

"Secondo me si perchè alcuni miei compagni sono rientrati ma un conto è allenarsi a casa, per chi ha potuto fare qualcosa, e un conto è farlo con il resto della squadra in campo. Correvamo tanti rischi quindi a mio avviso è giusto aver chiesto il rinvio se c'era la possibilità di farlo".

Pro Piacenza, Pontedera, Piacenza, Pisa e Padova. Un lungo curriculum fatto di gol soprattutto dalla Pro Piacenza in poi.

"Sicuramente in passato ho avuto dei problemi, poi ad un certo punto mi sono guardato allo specchio e mi sono detto che era l’ora di diventare grandi, di crescere, di capire cosa fare. Ero finito in un baratro prima della Pro Piacenza. Sono riuscito ad uscirne, a riconquistarmi la fiducia e la ribalta. È stato fondamentale anche se molto difficile".

Il tuo amico Andrea Belotti ti ha mai tirato le orecchie per quei problemi di cui parli?

"Me le tirava quando giocavamo insieme nell'Albinoleffe, figurati adesso anche se ha visto che sono uscito da certe situazioni".

Visto che sei un giocatore ormai di esperienza come giudichi il tuo compagno di squadra Zuppel?

"Per me diventerà un ottimo giocatore, ha qualità e cattiveria. Con lui ho un rapporto tipo padre-figlio, cerco di dargli consigli. È umile, ascolta e mette in pratica. Ovvio, è ancora un diamante grezzo da plasmare ma ha molte qualità per andare avanti e salire ancora".

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