Lunedì, 18 Ottobre 2021
Calcio

Essoussi, i rimpianti del grande ex: "Arezzo, fu un peccato. Domenica tornare sarà bellissimo"

Punta di diamante del Trestina, il centravanti nell'estate del 2013 fu il grande colpo del mercato amaranto: "Eravamo una grande squadra, un grande gruppo. Purtroppo ci andò male ma ho ricordi splendidi. Lì mi sono sentito un calciatore"

Classe '84, nato a Rabat, in Marocco, ma cresciuto a Pesaro, Adnane Essoussi oggi vive a Sansepolcro ed è papà di due bambini, Enea di 3 anni e Gioele di 8 mesi, avuti dalla compagna Roberta che fa la spola tra casa e l'ospedale San Donato, dove lavora come infermiera. Nel 2013 fu il fiore all'occhiello della campagna acquisti dell'Arezzo. Potente, veloce, smaliziato, doveva essere l'arma letale da sfoderare contro le difese arcigne e sui campetti della categoria. Lo fu solo in parte e soprattutto nel girone di andata: alla lunga il suo rendimento andò giù come quello di tutta la squadra e lo score personale si fermò a 12 gol. Dopo l'annata al Comunale, l'attaccante tornò per altri due campionati al Borgo prima di trasferirsi a Montevarchi (51 gol tra il 2015 e il 2019), quindi il passaggio al Trestina con cui l'anno scorso ne ha segnati 15, spingendo la squadra al terzo posto finale. Domenica Essoussi sarà il grande ex e anche uno scafato come lui, deve mettere in conto qualche brivido insolito.

Il primo pensiero quando hai visto il calendario qual è stato?

Qualcuno dei nostri dirigenti ha bofonchiato, debuttare ad Arezzo è complicato. Io no, non vedo l'ora. Rientrare in quello stadio è sempre bello, ci sono stato benissimo. E poi almeno ci misurano subito la febbre.

Da avversario sei già tornato una volta. 31 agosto 2014, gara secca di Coppa Italia.

Vincemmo 2-1, feci gol.

Sì, ma era l'Arezzo che doveva partecipare alla D. Pochi giorni dopo lo ripescarono e cambiò tutta la squadra. Al di là del risultato, battibeccasti con i tuoi vecchi dirigenti.

Me lo ricordo. Avevamo due mesi di stipendio da riscuotere, lo feci presente.

Come andò a finire la storia?

Mai visti quei soldi. Né io né, credo, i miei compagni. Erano i dirigenti che davano dei rubagalline a quelli che c'erano stati prima di loro...

Se pensi a quella stagione, cosa ti viene in mente?

La sera della presentazione in piazza Sant'Agostino, un'atmosfera da pelle d'oca. Arezzo è anche il mio rimpianto più grande.

Col senno di poi, cos'è che non funzionò?

Non siamo stati bravi abbastanza, anche se la squadra era forte. E lo spogliatoio molto unito. La Pistoiese non sbagliava mai, purtroppo. E noi perdemmo diversi giocatori per infortunio: Cubillos, Invernizzi, Martinez. La società aveva investito, ma non ci dette una grande mano. Per fortuna ci fu il colpo di coda dei play-off.

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Mezzanotti ti aveva già allenato e ti volle fortemente ad Arezzo. In che rapporti siete oggi?

Ottimi, Davide è un amico. Lui è quello che è rimasto più scottato dall'esperienza di Arezzo.

Che ambiente ti aspetti domenica?

I tifosi amaranto sono speciali. Non mi sono mai sentito calciatore come in quell'annata: tante pressioni, com'era giusto, e tanto affetto. Domenica ci sarà poca gente credo, ma si faranno sentire.

E tu, a 37 anni, come stai?

Sto benone, non sono più veloce come una volta ma non mi lamento. Io dipendo dai gol più che dalla carta d'identità. Finché la butto dentro, gioco e mi fanno giocare. Se cominciassi a perdere colpi, mi metterebbero da parte. E mollerei subito.

Dopo il terzo posto della scorsa stagione, dove può arrivare il Trestina?

L'anno scorso eravamo la sorpresa, adesso dobbiamo confermarci ed è più difficile. Ci conoscono, ci aspetteranno. Dovremo essere ancora più bravi e io proverò a dare una mano. Di sicuro allenarmi con i 2003 e i 2004 mi dà una botta di vita, mi ringiovanisce.

L'Arezzo secondo te ha l'organico per vincere il campionato?

Non conosco tutti i giocatori che hanno preso, però sai che negli spogliatoi si parla. E da quel che sento, la rosa è molto forte. Il mio augurio, ovviamente, è che l'Arezzo vada su.

I tuoi vecchi compagni amaranto li senti ancora?

Qualcuno sì, anche se io ho un grosso problema: uso pochissimo il telefono. Quando ci troviamo, comunque, è sempre piacevole. Eravamo un gruppo di uomini, non aver vinto il campionato mi dispiace soprattutto per questo. Ce lo saremmo meritato.

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