L'arrivo in amaranto, sacrifici e un gol storico. Zuppel guarda già oltre: "Non vedo l'ora di ripartire"

Uno tra i più giovani amaranto andati in gol si racconta. Dall'arrivo ad Arezzo passando per la Berretti di Palazzi fino all'ingresso nello spogliatoio dei grandi

Diego Zuppel

Tra i pochi giocatori che stanno continuando ad allenarsi in viale Gramsci c'è lui, Diego Zuppel, il più giovane marcatore nella storia del Cavallino. Un gol tra l’altro pesantissimo quello messo a segno alla vigilia del suo 18esimo compleanno visto che è valso il pareggio contro la Triestina.

"Se ci penso ancora? Sì devo essere sincero, anche se mi auguro davvero di non fermarmi qui e continuare. Spero che il mister mi possa ancora dare fiducia come ha già fatto non appena potremo tornare in campo".

Intanto Zuppel prosegue gli allenamenti facendo parte di quel piccolo gruppo di giocatori negativi ai tamponi per il Covid-19.

"Così è dura. Quando un compagno fa una bella giocata non puoi nemmeno dargli il cinque. È una situazione particolare, strana, di sicuro non è piacevole. Poi è chiaro che dobbiamo lavorare sempre al cento per cento per essere pronti quando ripartiremo".

E' chiaro che la voglia di giocara è tanta, soprattutto per un ragazzo classe 2002 che dalle giovanili del Perugia ha trovato in viale Gramsci l'ambiente giusto per arrivare fino in prima squadra.

"Con l'Arezzo c'erano stati dei contatti nel dicembre del 2018 - ripercorre Zuppel - il direttore del settore giovanile Ceccherini mi aveva cercato ma poi non se ne fece nulla fino all'estate dello scorso anno. Mi ero appena svincolato e così sono potuto venire ad Arezzo".

Un anno in Berretti con Mario Palazzi allenatore. Un anno di fughe da scuola, pasti consumati in treno.

"Dovevo far combaciare tutto e non è stato facile anche se allenandomi al pomeriggio mi ero organizzato nel miglior modo possibile. Quest'anno? Ho cambiato scuola, seguo un percorso di studi con indirizzo socio-sanitario. A giugno avrò la maturità e non volevo buttare tutto all'aria".

Un anno di allenamenti e tanti gol con la Berretti sono stati il preludio al salto in prima squadra.

"Lo scorso anno mister Palazzi mi ha aiutato veramente tanto aiutandomi a crescere e spronandomi a dare il massimo. Poi questa estate è arrivata la chiamata per il ritiro, ero contanto e un po' ci speravo di poter compiere questo passaggio".

Per Diego, cresciuto con il mito di Zlatan Ibrahimović, è stata la prima vera esperienza in uno spogliatoio dei 'grandi'.

"Cambia tutto rispetto allo spogliatoio della Berretti o di una qualsiasi altra formazione giovanile. Capisci subito quanto è importante il rispetto soprattutto nei confronti dei più grandi, quando devi stare zitto e ascoltare, quando e come ti devi impegnare in allenamento. Nessuno ti regala nulla e ti devi conquistare tutto attraverso il lavoro".

Segnare un gol tra i professionisti era un obiettivo, uno dei tanti, con il prossimo che è facile immaginare quale possa essere.

"Vorrei tornare al più presto in campo. Spero davvero che tutti i miei compagni si possano rimettere in fretta e riprendere così il nostro cammino".

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