Moscardelli si ritira. L'addio al calcio del bomber che ha fatto sognare Arezzo

A 40 anni il Mosca ha deciso di chiudere con il calcio giocato. Resterà a Pisa entrando nello staff di D'Angelo. Arezzo la piazza dove ha segnato il maggior numero di reti

Davide Moscardelli ha detto basta. Il bomber più social ma anche più genuino e di classe passato da Arezzo negli ultimi dieci anni ha deciso di fermarsi. L'ufficialità arriverà a breve, ma le parole del presidente del Pisa lasciano poco spazio alle interpretazioni, così come il fatto che Moscardelli intraprenderà una nuova carriera, entrando nello staff tecnico di mister D'Angelo.

Moscardelli è stato uno degli ultimi attaccanti a ricevere l'omaggio della Curva Sud. E pensare che quando arrivò ad Arezzo, anzi nel ritiro di Soci nell'estate del 2016, c'era chi storceva il naso. Non per l'acquisto del ds Gemmi per una squadra che guidata da Stefano Sottili doveva lottare per la B. Il fatto è che Moscardelli seppur faticando, nonostante fosse subito diventato il trascinatore di quel gruppo, aveva bisogno di tempo per ingranare. Ad Arezzo c'era già chi storceva la bocca davanti a quel bomber 'born in belgium' e 'made in Italy', considerato più fenomeno social per la barba e i follower che per quel sinistro letale.

Tolta l'esperienza con il Guidonia, Moscardelli non ha mai segnato quanto e come ha fatto con l'Arezzo. In due stagioni sono state 67 le presenze e 30 le reti. Scegliere la più bella è difficile. C'è la rovesciata di Prato nel dicembre 2016, ma anche quel dribbling di potenza contro quattro giocatori del Pontedera prima di scaraventare di destro in rete sotto la sud. Oppure quella serpentina a metà campo con tunnel ad un avversario e sinistro morbido dalla lunga distanza contro il Livorno.

Ma oltre ai gol anche le prese di posizione come la lettera scandita a nome della squadra nei mesi bui dopo la vendita di Ferretti alla Neos, quindi Matteoni, e poi quell'assist il 5 maggio a Carrara quando strappò la palla dai piedi di Benedini servendo il pallone della salvezza a Cellini.

Poi cosa, dopo la festa di Carrara, allo stadio e in Piazza Grande, la separazione. Come andò effettivamente non si saprà mai e alla fine l'unica cosa da dire è che la verità come sempre sta nel mezzo. Di certo Moscardelli aveva ancora voglia di giocare, l'Arezzo forse aveva altri piani, e così il passaggio al Pisa che non fu una certa una comparsa. Quattro match, due ai playoff, e il timore del gol dell'ex che potessero riaprire la ferita dell'addio.

Partito dai dilettanti, dopo una gavetta fatta di Eccellenza e C2 a San Giovanni Valdarno, il passaggio in serie B a Trieste, Rimini, Cesena, Piacenza, quindi (finalmente) il salto in A con il Chievo e il Bologna, dove diventò il simbolo della campagna abbonamenti. Poi la ripartenza dalla Lega Pro e da Lecce, passando per Arezzo e Pisa per tornare in B prima dell'addio al calcio. Dopo 700 presenze e oltre 200 gol (senza contare gli assit) la decisione di smettere con il grazie dei tanti tifosi che ha fatto esultare e sognare.

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