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La promozione in B dell'82, gioia speciale. Butti: "Il 30 maggio faremo una grande festa"

Il presidente del Museo Amaranto e i preparativi per celebrare il quarantennale di un'impresa rimasta nel cuore dei tifosi

Stefano Butti, recordman di presenze con l'Arezzo dall'alto delle sue 302 partite, era uno dei punti fermi della squadra che nel 1982 conquistò la terza promozione in B della sua storia. Adesso, nelle vesti di presidente del Museo Amaranto, sta organizzando la festa per celebrare il quarantennale di una vittoria epocale.

Sembra ieri, invece è passata un'eternità. Sensazioni?

Tanta nostalgia per un calcio diverso. I rapporti erano più schietti, anche con la gente. La domenica era il giorno del pallone, le emozioni erano concentrate in due ore. Oggi si gioca tutti i giorni, viene quasi la nausea.

La promozione dell'82 è di gran lunga la più popolare. Forse solo quella del '66, la prima della storia, tiene botta. Perché?

Perché pubblico e calciatori vivevano in simbiosi. La squadra aveva la sua formazione titolare da recitare a memoria. E nella stessa società si poteva restare per anni, com'è successo a tanti di noi. Poi credo che Terziani e Angelillo siano stati personaggi unici: erano capaci di attrarre consenso.

Come verrà festeggiato l'anniversario?

Stiamo mettendo su un bell'evento. Inizialmente avevamo pensato di organizzarlo allo stadio, poi ci siamo spostati su piazza Grande. Stiamo contattando tutti i protagonisti di quel campionato, molti hanno già dato l'ok con entusiasmo. Cominceremo a metà pomeriggio e andremo avanti fino all'ora di cena. Siamo in attesa di tutti i permessi, l'aspetto logistico è complicato e il Comune ci sta dando una grande mano.

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La città sarà già in clima pre Giostra.

Esatto, infatti l'idea è di coinvolgere anche Musici e Sbandieratori. Dovrà essere una festa inclusiva, per la gente, aperta a tutti. Ovviamente inviteremo, fra gli altri, l'Arezzo calcio, l'Arezzo femminile e Orgoglio Amaranto, con cui abbiamo messo in cantiere aiuti e collaborazioni per il futuro.

Sei presidente del Museo da due mesi e mezzo. Com'è andata finora?

E' un incarico che mi piace molto, anche perché condivido tutto con Mangoni, Neri, Orsi e Pellicanò. Le decisioni le prendiamo insieme per il bene di quest'associazione che merita visibilità. Qui c'è la nostra storia, dobbiamo valorizzarla.

Come si raggiunge l'obiettivo?

Facendo conoscere il Museo a più persone possibile. Stiamo pensando ad altri eventi e anche ad aperture pomeridiane, in concomitanza con gli allenamenti della prima squadra, oppure a un punto di ristoro dove gli sportivi possono bere qualcosa, leggere il giornale o guardare le partite dell'Arezzo in televisione. C'è sempre la burocrazia di mezzo a intralciare i piani, ma ci proveremo.

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