16 marzo 2018 | L'Arezzo ottiene l'esercizio provvisorio. Fu l'inizio della battaglia totale

Una delle giornate più lunghe e intense nella storia dell'Arezzo. Le speranze dei tifosi, e quel 'patto' tra OA, La Cava e Anselmi. Sono passati solo tre anni, ma sembrano molti di più

 

Sono passati tre anni, ma a pensare cosa è successo in mezzo sembra essere passato un secolo. L'epilogo di Carrara, insperato perchè sembra che se tifi Arezzo sei destinato a convivere con le amarezze da cui poi ritrovi fiducia. La serie B sfiorata tramite i playoff e poi l'ennesima estate di passione.

16 marzo 2018. Le speranze di non veder finire in un cassetto, chiusa a chiave, la maglia amaranto, sono appese ad un filo. Quella mattina mentre, Pavanel e i suoi ragazzi sono impegnati in una seduta di lavoro al Comunale, qualche decina di tifosi si piazza sotto l'ingresso del tribunale di Arezzo. Fuori un servizio d'ordine che vede impegnati poliziotti e carabinieri perchè la tensione si taglia a fette. L'Arezzo in meno di un anno ha visto l'ex proprietario Mauro Ferretti disimpegnarsi fallito l'assalto tramite playoff alla B. Quindi le penalizzazioni per i mancati pagamenti e poi quelle comrpavendite. Prima la Neos con Matteoni presidente, quindi solo Matteoni, poi di nuovo Gatto che venne cacciato dalla stadio nella celebre conferenza stampa ormai virale.

C'è chi la 'battaglia totale' la fa partire il 17 febbraio, quando Massimo Pavanel pronunciò a braccio quel discorso che ancora oggi fa accapponare la pelle, ti scuote dentro, per appartenenza e attaccamento alla maglia. A momenti più aretino di tanti aretini. Di certo, in termini legali, il vero punto di svolta fu quel 16 marzo 2018 in cui gli attori principali furono Orgoglio Amaranto, in prima linea, insieme ad un imprenditore perugino come Giorgio La Cava, avvicinato dall'ex ds Pieroni, che quel giorno fece il suo debutto ad Arezzo. Quindi Massimo Anselmi, l'imprenditore aretino, che per passione e con spirito di avventura si gettò nella mischia. Tre protagonisti che si presentarono con altrettanti assegni davanti al tribunale fallimentare, mentre fuori i tifosi fremevano. Quindi l'amministrazione comunale e poi gli ultimi dirigenti rimasti in sede a lavorare, ma anche gli avvocati, Alboni e Chiericoni, pronti a dare battaglia.

Già perchè la Neos nel frattempo stava cedendo a un fondo maltese, e in extremis ad una compagnia con sede a Londra. L'avvocato dell'allora proprietà amaranto però non potè far valere le proprie ragioni dato che si presentò con una delega via Whatsapp che non venne accettata e per lui le porte dell'aula restarono sbarrate. Orgoglio Amaranto tramite il proprio legale Chiericoni riuscì a convincere il collegio. Dopo 40' di udienza, nel primo pomeriggio, arrivò il via libera: concesso l'esercizio provvisorio.

Ma come se non bastasse durante l'udienza ecco l'ultimo colpo di scena. Al Comunale arrivano tre persone che si presentano come emissari della nuova proprietà dell'Arezzo, anche se del passaggio di quote non c'è traccia nella visura camerale. Ad ogni modo i tre parlano ai presenti di alcuni progetti come quello di 'spostare lo stadio'. Risultato: Pavanel, i giocatori (e le voci di corridoio parlano ancora oggi di un Cenetti monumentale) e i tifosi li cacciano via senza tanti fronzoli.

Sembra passato un secolo, eppure sono solo tre anni, e magari certe date, chi ci ha messo la faccia nel bene e nel male, è opportuno non dimenticarlo mai.

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