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Arezzo, il pubblico tradito e un capitolo da chiudere. Adesso tocca a Giovannini ricostruire

La sconfitta nei playoff brucia, anche se l'ipotesi ripescaggio non è sfumata del tutto. E Manzo, reduce da una lite accesa con alcuni tifosi in tribuna, ha un direttore che sa come ripartire

I difetti sono venuti a galla nella serata della resa dei conti: fragilità difensiva, reparti lunghi, squadra spaccata in due tronconi, difficoltà a fare gioco, incapacità di vincere gli scontri diretti. Le magagne emerse durante l'anno (una volta l'una, una volta l'altra) si sono riproposte tutte insieme contro il Gavorrano, al punto che anche un alleato di ferro come il fattore campo (il Comunale era inviolato da marzo 2021) è crollato.

L'Arezzo ha perso nettamente, cedendo il passo a un avversario che ai playoff ha nulla da chiedere se non un po' di onore. Senza stadio a norma per la Lega Pro, il club maremmano non può ambire al ripescaggio, che è l'unico motivo per cui si giocano questi spareggi.

Quella che doveva essere la stagione del ritorno tra i professionisti, dopo la retrocessione di un anno fa, si è tramutata in una bolla di sapone segnata da una mancanza di programmazione deleteria: quaranta calciatori utilizzati, due allenatori, tre direttori tecnici (quattro aggiungendo Giovannini). Un via vai che solitamente nel calcio non porta nulla di buono. E infatti è andata proprio così.

Eppure le possibilità di un ripescaggio non sono ancora evaporate del tutto. Qualificarsi perlomeno per la finale sarebbe stato meglio, avrebbe consentito all'Arezzo di mettersi in una posizione migliore in graduatoria, però il vero discrimine per chiedere di essere portati in serie C è rappresentato dallo stadio a norma e dalla disponibilità economica. E di club in queste condizioni non ce ne sono tanti, anche se alcuni gironi devono ancora concludere la stagione regolare. Sarà la solita, lunga estate, tra fideiussioni, ispezioni covisoc e carte bollate, dagli esiti imprevedibili oggi.

Arezzo_FollonicaGavorrano_2022_3-2

La sconfitta di ieri sera brucia, Guglielmo Manzo ha reagito male alla contestazione di un gruppetto di tifosi a fine partita, che in tribuna lo hanno attaccato. Il presidente, che era in compagnia dell'ad Sabatino Selvaggio, del dg Paolo Giovannini e di alcuni familiari, ha replicato e ne è nato un violento battibecco, durato un paio di minuti, con parole grosse da una parte e dall'altra. Manzo, che in settimana aveva saldato alla squadra anche gli stipendi di aprile, ha poi lasciato lo stadio dopo circa un'ora, amareggiato e scuro in volto.   

Ma ci sono pure margini di ottimismo da tenere nel giusto conto. Il pubblico ha dimostrato, una volta di più, che è una straordinaria risorsa. E che servono poche, semplici cose per stimolarne la partecipazione: risultati del campo, razionalità nelle scelte, serietà nella selezione dei collaboratori.

E' bastato l'annuncio dell'aumento di capitale e poi dell'accordo con Paolo Giovannini per restituire speranza e fiducia all'ambiente. Gli ultimi due anni sono stati complicati, diversi eppure simili nella sofferenza, frustranti nel vedere gli obiettivi sfumare crudelmente. Dal primo giugno, giorno in cui si insedierà ufficialmente il nuovo dg, può però aprirsi un capitolo nuovo, con maggiore professionalità, competenza, esperienza dentro l'organigramma.

Dopo lo 0-2 con il Gavorrano occorre tirare una riga ma senza mettere la testa sotto la sabbia: gli errori commessi vanno tenuti a memoria come monito e insegnamento. Poi però c'è da ricostruire e Giovannini è uno che sa come si fa. E sa pure che nel calcio le cose cambiano in fretta.

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