Domenica, 19 Settembre 2021
Calcio

Arezzo, Manzo rilancia su tutti i fronti: "Prima squadra, giovanili, stadio, Le Caselle. Continuiamo a investire"

Intervista al direttore generale a un anno di distanza dall'acquisto delle quote di maggioranza. La retrocessione, la conferma di De Vito e Muzzi, il tesseramento di Muzzi junior, il faccia a faccia con i tifosi a Gubbio e i programmi per il futuro: "Abbiamo sbagliato ma la struttura è sana"

Guglielmo Manzo, direttore generale della Ss Arezzo

Un'estate fa l'Arezzo cambiava azionista di maggioranza, secondo un rituale che gli sportivi si sono ormai abituati a vivere. Dal 2010 a oggi ci sono stati ben sei passaggi del testimone: Marco Massetti rilevò il club in serie D dopo la messa in liquidazione da parte di Piero Mancini. Poi toccò a Gino Severini e alla sua Sport Events, che lasciò a Mauro Ferretti nel 2013. Nel 2017 la parentesi sanguinosa di Neos Solution, quindi l'avvento di Giorgio La Cava dopo la battaglia totale e infine, nel 2020, l'insediamento di Mag Servizi Energia, che in dodici mesi ha macinato dirigenti, allenatori, calciatori, soldi e polemiche.

Guglielmo Manzo, attualmente direttore generale, è sempre stato il punto di riferimento dell'organigramma, anche perché i capitali investiti nell'Arezzo vengono da Mag, società partecipata proprio dalla famiglia Manzo e, con una quota minoritaria, dalla famiglia Gentile.

Dica la verità, si è pentito di aver investito nel calcio?

No. In 35 anni di attività imprenditoriale non ho mai provato pentimento per un investimento fatto. Né ho mai venduto un bene di famiglia. Si può sbagliare, questo sì, ma non siamo intenzionati ad abbandonare l'Arezzo.

Eppure è stata un'annata tremenda.

Sì, molto difficile. Abbiamo speso tanto e raccolto zero, i risultati sportivi lo dicono chiaro. Quello che è successo ci è servito d'esperienza. Ci siamo presi le nostre responsabilità e abbiamo ripreso a lavorare. La struttura è sana.

Come può un tifoso guardare al futuro con ottimismo?

Deve farlo perché stiamo portando fatti concreti. Abbiamo acquisito all'asta l'hotel Galileo di Rigutino e, appena la burocrazia ci darà il via libera, lo trasformeremo nella casa per i nostri giocatori, sia della prima squadra che del vivaio. Stiamo valorizzando il settore giovanile e la scuola calcio. E vogliamo vincere la serie D.

Pentimenti non ne ha. Rimpianti invece?

Uno solo. Aver chinato la testa davanti alla Lega Pro e accettato di tornare in campo, nello scorso campionato, a pochi giorni dalla fine dell'emergenza covid. Nella squadra era esploso un focolaio, tanti ragazzi si erano negativizzati ma stavano giù di condizione. Avremmo dovuto puntare i piedi e posticipare le date dei recuperi, invece giocammo e perdemmo tanti punti. Lì la nostra stagione prese una piega disgraziata.

Il mancato ripescaggio non è un rimpianto quindi?

Sono circolate tante voci assurde su questo argomento. La verità è che noi abbiamo presentato tutti i documenti richiesti dalla Lega. Tutti, compresi il versamento a fondo perduto e le due fideiussioni stipulate con Vittoria Assicurazioni. Purtroppo eravamo troppo indietro in graduatoria e questo ci ha penalizzato.

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In estate i tifosi hanno contestato pesantemente Enzo De Vito, il direttore tecnico, e Roberto Muzzi, responsabile del vivaio. La società invece li ha difesi a spada tratta e confermati. Perché?

Perché la colpa della retrocessione è stata nostra, dei dirigenti, non di De Vito né di Muzzi. Anzi, da quando De Vito è arrivato, a gennaio, i risultati sono migliorati. Magari fosse arrivato prima... Mi sembra che anche nella costruzione della squadra di quest'anno abbia operato con competenza. E Muzzi ha messo su la formazione Primavera che ha vinto il titolo italiano. Era giusto che restassero entrambi.

L'altro ieri la società ha annunciato il tesseramento di Ramon Muzzi, figlio di Roberto, per la prima squadra. Non pensa che sarebbe stato meglio evitare?

Guardi, io so che stiamo parlando di un ottimo ragazzo e di un calciatore che, secondo l'area tecnica, può tornarci utile. A me basta questo. Credo che i tifosi chiedano impegno e serietà: se ci sono, il cognome passa in secondo piano.

A proposito di tifosi. Prima dell'amichevole di Gubbio c'è stato un confronto tra la dirigenza e i gruppi della curva. Che impressione ha avuto?

C'era mio fratello Francesco quel giorno (vicepresidente, nda). E' stato un faccia a faccia tra gente con le palle. Abbiamo avuto un chiarimento sincero, costruttivo. E penso che avremmo dovuto incontrarci prima.

Il progetto di ristrutturazione dello stadio e del centro sportivo a Le Caselle è sempre in piedi?

Assolutamente sì. Il Comune ci ha chiesto un'infinità di documenti, noi abbiamo presentato tutto e mi auguro che nel giro di pochi giorni possa arrivare l'ok per l'inizio dei lavori su entrambe le strutture. Voglio ringraziare l'assessore Scapecchi, persona squisita che ci sta dando una mano per accelerare i tempi.

E la concessione in scadenza nel 2022?

Siamo d'accordo con il Comune su un prolungamento quinquennale, fino al 2027. A Le Caselle c'è necessità di intervenire in fretta, mentre allo stadio inizialmente dovremo realizzare opere di maquillage e manutenzione. Poi, a media scadenza, l'intenzione è di rimettere mano a tribuna e maratona.

Il presidente della Figc, Gravina, ha proposto una bozza di riforma del sistema calcio che prevede la nascita di serie C elite e serie D elite, osteggiata da Lega Pro e Lega Dilettanti. Avete il timore che vincere il campionato potrebbe non bastare per tornare tra i professionisti?

L'Arezzo, a preciso sondaggio della Lnd, ha detto no a questa bozza di riforma: e poi le cose non si possono cambiare in corso d'opera. Il nostro obiettivo è uno solo: vincere il campionato e tornare in serie C.

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