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Covid e campionato, Camplone: "La ripresa? Tanti giocatori fermi da giorni, così è dura"

Il tecnico, in attesa dell'esito del tampone molecolare, fa il punto tra le assenze e una ripresa tutta in salita

 

Sono passate due settimane da quel tampone effettuato prima di Arezzo-Triestina che aveva dato un esito incerto. Da allora Andrea Camplone si era messo in quarantena ricevendo poi la conferma della positività al Covid-19 pochi giorni dopo.

"Fortunatamente sono stato colpito in forma lieve - spiega il mister - mi sono subito messo in isolamento. Ho passato due settimane chiuso in una stanza di albergo e non è stato facile. Adesso sto abbastanza bene e aspetto il molecolare che possa ufficializzare la mia negatività. Già ho avuto un responso negativo dal test a cui ci ha sottoposto la società. Ripeto, a me ha colpito in forma lieve però posso capire chi è stato meno fortunato di me".

Con 18 giocatori fuori causa Covid giocare era impossibile, i rinvii erano scontati.

"Non direi così - fa notare Camplone - passatemi il termine, ma per certi versi avere così tanti giocatori fuori è stata una fortuna. Il regolamento dice che se è presente un portiere e altri dodici negativi si può giocare, poi se i dodici sono tutti attaccanti o centrocampisti poco importa. Il ruolo non è una discriminante e questo rischia di rendere non regolare questo campionato. Sinceramente penso che qualcosa debba essere rivisto. Eppure si è sempre sottolineato come prima di tutto c’è la salute. ".

La squadra come sta?

"Chi ha potuto si è allenato e abbiamo seguito quello che era il programma di allenamento previsto. L'obiettivo era di mettere benzina nelle gambe oltre a lavorare sulla tattica. È chiaro che avendo tre difensori centrali a disposizione ci siamo concentrati sulla fase difensiva, ma in questo momento siamo ridotti all'osso, sono fuori 18 giocatori tra cui molti titolari. Quando ripartiremo sarà un fattore che inciderà anche perchè le liste sono bloccate e le rose non sono così ampie".

La Triestina con Milanese ha ipotizzato lo stop del campionato.

"Sarebbe l’ideale, almeno per un mese così da far mettere a posto le squadre che hanno avuto problemi con il Covid. Invece si è deciso di continuare a giocare e ci stupiamo se poi scoppiano focolai all’interno degli spogliatoi. Già la serie C è un torneo, non dico povero, ma che riceve pochi contributi e ogni giorno le società hanno spese su spese per effettuare i tamponi. A mio avviso quello che viene studiato a tavolino spesso non è rapportabile alla realtà".

Che settimana sarà la prossima per l'Arezzo la prossima visto che all'orizzonte c'è la partita con il Fano?

"Più se giocheremo viene da chiedersi come arriveremo alla partita. Partiamo dal presupposto che non appena parte la segnalazione alla Usl riguardo la positività di una persona devono passare dieci giorni per il tampone di controllo, quello che solo con esito negativo permette di riprendere l’attività. Se ci sottoponiamo al test il 18 novembre servono 48 ore per avere il responso. Ciò significa che fino al 20 non avremo il risultato, e il 22 c’è una partita, ma non solo. Un giocatore che è stato fermo per dieci giorni o due settimane come potrà scendere in campo? Essere negativi al Covid non significa essere idonei per giocare".

Tra l'altro poi il calendario metterà in fila tutti i recuperi.

"Giocheremo ogni tre giorni. Non c'è il tempo di recuperare fisicamente che devi già scendere in campo per un altro incontro. Alle squadre con tanti casi di positività forse era meglio concedere una settimana per rimettere in sesto il gruppo prima di farlo tornare a correre in campo. Io a quel punto sarei disposto a giocare anche a Natale, quando vogliono loro, ma se mi danno il modo di essere pronto".

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