Calcio

Cerci a Tiki Taka: "Ho sbagliato a puntare tutto sul talento" VIDEO

Ospite della trasmissione di Piero Chiambretti, con gli aretini Graziani e Ferrari, l'ex amaranto è intervenuto sulla sua carriera fino alla rescissione con l'Arezzo

Il 'Robben italiano', il 'Thierry Henry di Valmontone'. Così Piero Chiambretti ha introdotto la scheda su Alessio Cerci, ospite di Tiki Taka (video) nella puntata andata in onda ieri sera su Italia 1. Pisa e Torino nel segno dell'intesa con Ventura, il Mondiale, quindi l'avventura all'Atletico Madrid, il Milan e l'inizio di una pArabola discendente culminata con l'arrivo ad Arezzo e la rescissione del contratto. 'Sarà una seduta psicanalitica' ha detto Chiambretti presentando Cerci.

"Non sono riuscito ad esprimermi come nei due anni di Torino nelle altre squadre dove ho giocato - ha raccontato Cerci - lì c'era un ambiente, un mister come Ventura, che mi ha datto tutto ed ho raggiunto grandi traguardi. A volte rido tra me e me pensando che forse mi sarebbe convenuto far includere nel mio contratto anche mister Ventura. C'è stato un rapporto speciale che mi ha permesso di esprimermi al massimo pur avendo avuto discussioni però mi ha capito ed è stato uno dei pochi ad aver sempre saputo che tipo di giocare aveva in mano. È stato l''allenatore che mi ha permesso di tirar fuori le mie qualità. Quello che è successo dopo non me lo spiegare, forse ho sbagliato nel pensare che il talento potesse bastare per giocare in Champions o in altri palcoscenici. Dovevo lavorare di più".

Impossibile però non fare riferimento al post della moglie - 'ce ne andiamo nel calcio che conta' - alla viglia della partenza da Torino che ancora oggi viene citato.

"Poi è stato chiarito il significato del messaggio. Mia moglie mi è sempre stata vicina, nei momenti migliori come in quelli peggiori. In quella stagione avevo avviato una serie di trattative con club italiani, per restare in serie A. Roma, Milan, Inter...era il mio calcio quello, non che l'Atletico Madrid fosse una seconda scelta, ma volevo restare in Italia e ci siamo sentiti come presi in giro e da lì venne fuori questa frase".

Il Mondiale, quindi dall'Atletico al Milan, Genoa, Verona, l'esperienza in Turchia e poi Salerno di nuovo con Ventura prima di approdare ad Arezzo. Una parabola discendente con motivi di varia natura a frenare Cerci come lui stesso ha ammesso.

"Ci sono stati problemi mentali ma anche fisici a frenarmi. Mi sono operato varie volte al ginocchio e questo non mi ha permesso di spingere come prima. Sono un giocatore talentuoso ma la mia forza è nella esplosività e nella velocità. Non sono riuscito poi ad essere me stesso".

Ripercorrendo le ultime tappe della carriera c'è chi, come Fabrizio Ferrari, gli fa notare che a Salerno pur avendo Ventura non ha reso sui suoi standard. E poi c'è Ciccio Graziani che seppur indirettamente, da aretino, ha seguito Cerci nell'esperienza aretina.
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"Bisognerebbe sapere come stanno le sue ginocchia se vuole effettivamente tornare o se ci sono altri problemi - ha detto Graziani - a mio avviso il suo errore è stato di accontentarsi sotto l'aspetto finanziario e li ha smesso di giocare, ha avuto meno stimoli. Ad Arezzo era stato preso per fare il salto di qualità e invece è andato via, la società nonlo ha voluto non giocando sui suoi livelli".

"Io però vorrei tornare a giocare" chiosa Cerci.

"Ma solo se ne vale la pena e capisco che non è semplice dopo tutto quello che ho passato. Sono state dette cose giuste, però volevo ricordare anche che sono partito da un piccolo paese ed ho realizzato i miei sogni. È vero, ci sono state tante cose negative ma sono contento di quello che ho fatto con sacrificio e passione, avendo accanto la mia famiglia".

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