Giovedì, 24 Giugno 2021
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Parla Bracciali: "Sono innocente, contro di me un accanimento inspiegabile"

Il tennista aretino, assolto dalla giustizia sportiva e penale ma squalificato a vita dalla Tennis Integrity Unit, non si arrende: "Mi contestano un solo episodio, sempre e solo quello, risalente al 2011. Sono stanco ma non rassegnato: andrò in appello al Tas, la verità alla fine verrà a galla"

La mazzata è pesante. Soprattutto perché sotto sotto coltivava la speranza che la storia fosse veramente finita, archiviata, chiusa nel cassetto dei brutti ricordi. Invece no. Daniele Bracciali, accusato di match fixing dalla giustizia sportiva, poi processato e assolto, con una sospensione di un anno già scontata, è stato squalificato a vita dall'ufficiale anticorruzione della Tennis Integrity Unit. Non solo, il giudice Richard McLaren gli ha affibbiato una multa di 250mila dollari e gli ha vietato di partecipare ai tornei Atp perfino in qualità di spettatore.

''Non me l'aspettavo ma temevo una cosa del genere, questo tribunale è severissimo. Io non posso che ribadire la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati''.

La giustizia sportiva ti ha assolto, quella penale anche ''perché il fatto non sussiste''. L'appiglio giuridico per una radiazione dove sta?

"Non c'è. Mi viene contestato un solo episodio, uno solo, relativo a un torneo a Barcellona nel 2011. Per quell'episodio sono stato ritenuto innocente dai procedimenti sportivi e dal tribunale di Cremona. La condanna di ieri la spiego in un solo modo: accanimento''.

Tu e Potito Starace siete stati compagni di sventura in questo processo lunghissimo. Tu squalificato a vita, lui per dieci anni. Perché?

''A lui è stato applicato il principio del ne bis in idem: non si può essere condannati due volte per lo stesso reato. E Potito sul punto era già stato processato. Ma questo dovrebbe valere anche per me. E' uno degli aspetti più spiacevoli della vicenda".

E adesso?

"Andrò in appello al tribunale arbitrale dello sport a Losanna, non ho intenzione di subire passivamente. Sono innocente, pensavo di averlo dimostrato in modo definitivo, invece manca l'ultima battaglia".

Com'è il tuo stato d'animo oggi?

"Non sono rassegnato, sono solo stanco di questa storia. Mi dispiace che la gente, da fuori, possa avere dei dubbi su di me o pensare che mi hanno squalificato per fatti diversi da quelli degli anni scorsi. Non è così, mi tirano in mezzo sempre per la stessa partita. Sempre e solo quella. L'ho detto, per me è accanimento".

A 40 anni hai ancora voglia di lottare contro questo muro di gomma?

"Sì. Lo voglio fare per me stesso, per tutelare quello che di buono ho fatto in carriera, per la mia famiglia, per il mio Circolo Tennis Arezzo, per l'accademia che ho fondato e che intendo portare avanti. La verità prima o poi viene sempre a galla".

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