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Africa Eco Race. Rossi e Marco: "Tappa infernale", traguardo tagliato ora direzione Dakar

“La Nissan era quasi verticale e non riuscivamo neanche a fare marcia indietro per cercare di toglierci da quell'impiccio. Abbiamo dovuto lavorare un po', ma alla fine siamo riusciti a ripartire e a proseguire fino al bivacco”

Il resoconto dell'ultima tappa dell'Africa Eco Race per il pilota Stefano Rossi e Alberto Marcon.

Quando Stefano Rossi e Alberto Marcon arrivano al bivacco di Tidjikja mancano pochi minuti alle otto di sera. La loro assistenza, Paolo, Denis e Diego, li accoglie con un applauso, e davvero, se lo meritano tutto.

Scendono dalla macchina e sono talmente impolverati che le loro tute ignifughe abitualmente bianche e rosse hanno letteralmente cambiato colore. Anche i visi sono di un colore misto, fra il grigio e il beige e le prime parole che dicono, quasi all'unisono sono “E' stata una tappa difficilissima. Dura, ma veramente dura”.

L'abbraccio è spontaneo con tutti i ragazzi e Alberto Marcon subito comincia a dare le prime indicazioni su quali lavori ci sono da fare sulla loro Nissan Patrol. Che effettivamente è bella conciata, sia per la polvere, sia per qualche botta, recuperata in qualche duna e su qualche roccia.

In generale però lo stato del mezzo è buono, anche se i ragazzi si scambiano un'occhiata e sentenziano “C'è un bel po' di lavoro da fare”.

Per fortuna oggi hanno avuto il tempo di riposare visto che la tappa era ad anello e le assistenze non si sono spostate: così ne hanno approfittato per recuperare un po' di ore di sonno, che su una gara come l'Africa Eco Race non sono mai abbastanza.

“Le dune oggi erano incredibili – racconta Stefano Rossi – morbide da far paura e in più di qualche occasione abbiamo dovuto surfare con la nostra Nissan per prenderle nella maniera giusta e non rischiare di insabbiarci. Però la macchina si è comportata bene. Abbiamo un po' sofferto con il cambio di serie perchè la seconda è corta e la terza è lunga e quindi abbiamo lavorato molto con le marce”.

Il caldo, e la fatica, hanno veramente messo a dura prova l'equipaggio tanto è vero che ad un certo punto, nel primo pomeriggio, Stefano Rossi ha dovuto ricorrere a un po' di vitamine. “Ho preso tre succhi concentrati in gel, in bustina, di quelli che uso quando corro a piedi perchè la vista si era un po' offuscata e non riuscivo a vedere con chiarezza la pista, per colpa anche del sole che ci puntava in faccia. Di solito con un succo corro una mezza maratona, ma oggi ne sono serviti tre. Ho avuto un chiaro calo di zuccheri, ma poi è andato tutto bene”.

La vettura dopo pochi minuti dal loro arrivo è già sui cavalletti e l'assistenza è sdraiata sotto per controllare che sia tutto a posto: oggi in una zona di dune c'è stata anche una smusata: “La Nissan era quasi verticale e non riuscivamo neanche a fare marcia indietro per cercare di toglierci da quell'impiccio. Abbiamo dovuto lavorare un po', ma alla fine siamo riusciti a ripartire e a proseguire fino al bivacco”.

Domani ancora una giornata impegnativa visto che la tappa sarà quella più lunga di tutta la gara con i suoi quasi 500 chilometri. La prima moto lascerà il bivacco alle 6,30, ancora con il buio per un trasferimento su pista, e non su asfalto, di 77 chilometri. Poi la speciale, un po' più veloce rispetto alle ultime di questi due giorni, ma comunque sempre impegnativa. La carovana del rally raggiungerà poi il penultimo bivacco di questa Africa Eco Race 2020, a Idini, ancora in Mauritania con un trasferimento di 23 chilometri.

Al Lago Rosa mancano ancora tre giorni.  

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