94 anni di passione, tra "estasi e tormento". Buon compleanno US Arezzo

"Questo è il 'Tango' di Arezzo-Milan e queste sono tutte le copie de 'Il Tifone'". Stefano Turchi apre le porte del proprio archivio. Un quantativo infinito di cimeli. Album con foto che amici, ex giocatori e dirigenti gli hanno portato. Tutte...

 

"Questo è il 'Tango' di Arezzo-Milan e queste sono tutte le copie de 'Il Tifone'". Stefano Turchi apre le porte del proprio archivio. Un quantativo infinito di cimeli. Album con foto che amici, ex giocatori e dirigenti gli hanno portato. Tutte scannerizzate e restituite. Tutte catalogate e messe in ordine così come il materiale tecnico raccolto in oltre 50 anni di passione per l'Arezzo. Un'intervista tra "estasi e tormento" verrebbe da dire come recita anche un due aste esposto in varie occasioni in curva sud.

"Dal 16 settembre 1966 seguo l'Arezzo - spiega Stefano - fu mio zio Mario a farmi innamorare dell'Arezzo portandomi allo stadio e dal momento che sono entrato al Comunale è stato amore a prima vista. Tra pochi giorni saranno 50 anni esatti. A mia moglie a cui sono legato da 40 anni dico sempre, scherzando, che lei è 10 anni indietro. Il mio rammarico se così si può dire è quello di non aver giocare Meroi".

Partiamo dalla storia delle maglie, ma erano davvero arancioni e nere?

"Sulla storia delle maglie mi arrendo perché circolano più correnti di pensiero. Fabio Valdambrini, un ragazzo che sta aiutando il progetto del Museo Amaranto, sta ricostruendo per ogni partita disputata dall'Arezzo quale maglia è stata utilizzata".

Come potremmo riassumere questi 94 anni?

"Diciamo che l'Arezzo più che decollare è una squadra che troppo spesso è decaduta. La storia del Cavallino parte come detto negli anni '20 con la guerra che rappresenta uno spartiacque. Nella stagione 1955-1956 arriva la promozione con l'Arezzo di Tassinari, Peruggia e Scatizzi. C'è entusiasmo, grande entusiasmo perchè in quattro anni arrivano altrettante promozioni. Gli anni '60 sono quelli di una buona Serie C fino al salto, per la prima volta, in Serie B. Fa sempre un certo effetto rivedere le foto di quegli anni, persone in giacca e cravatta che affollano la maratona. Erano gli anni della austerity e andavamo a piedi allo stadio. Poi negli anni '70 c'è l'Arezzo di Muiesan, Tassinari, Talusi, una squadra con ragazzi del vivaio e del posto. Poco dopo c'è l'inizio dell'era Terziani".

Qual è il presidente a cui sei rimasti più legato?

"Sono due, Gigi Montaini e Narciso Terziani. Senza dimenticare Farsetti che è stato dirigente e presidente. Da anni insieme alla moglie viene sempre allo stadio. E' da ammirare per l'amore che nutre verso l'Arezzo. Gli allenatori? Angelillo e Serse che a mio avviso è più aretino di tanti aretini".

Ma perché non è mai arrivata la Serie A?

"Siamo botoli ringhiosi. Non c'è mai stato spirito di gruppo. Con Terziani tutto è andato bene finchè di ritorno da una trasferta è nata una contestazione. Mancini ha sfiorato la Serie A ma è stato forse mal consigliato da qualche direttore sportivo e forse c'è stato anche un eccesso di protagonismo a complicare tutto".

Nel 1993 il fallimento, nel 2010 la ripartenza dai dilettanti. Graziani e Massetti come li definiresti?

"Due coraggiosi. Dovevano ripartire da zero, non c'era nulla. Peccato per i primi allenatori delle due gestioni, Marini e Carrara. Due allenatori aretini che hanno pagato la mancanza di risultati. D'altronde entrambe quelle formazioni erano state create in fretta e con quello che offriva al momento il mercato".

Cosa auguri all'Arezzo per questo 94esimo compleanno?

"Tengo i piedi ben piantati per terra e dico la Serie B per il suo centenario. Adesso pensiamo a restare uniti e compatti per mantenere la categoria, tornare tra i dilettanti significherebbe sparire di nuovo. Nanni e Sandro, i due magazzinieri dell'Arezzo, mi hanno regalato tempo fa una maglia utilizzata in Trestina-Arezzo. Nonostante chissà quanti lavaggi il fango e la terra non vanno via: ecco quella maglia rappresenta cosa può significare tornare in Serie D".

Un ringraziamento a Stefano Turchi per le foto concesse Twitter @MatteoMarzotti

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