L'arte ai tempi del Covid ad Arezzo, tra limitazioni e vernissage in videoconferenza. Marco Botti: "L'entusiasmo non manca"

E' con il giornalista, scrittore e curatore di mostre che viene approfondito il tema legato alla "fase 2" dell'universo delle arti visive

La fatica più grande per chi fa arte è quella di creare opportunità, contatti e momenti di visibilità. Un impegno che viene portato avanti da sempre con grande sacrificio e sforzo da coloro che scelgono di intraprendere questa carriera ma che, nell'era del Coronavirus, assume dei contorni ancora più farraginosi. "Sì perché - spiega Marco Botti, giornalista nonché curatore di esposizioni e mostre - l'emergenza sanitaria ha imposto delle limitazioni che non consentono di svolgere eventi, quali ad esempio i vernissage, in maniera consueta. Tutto piano piano in questo momento è ripartito. Ma il mondo artistico, quello legato soprattutto alle arti visive, ancora deve riprendersi. Il fatto che non si possano fare le inaugurazioni delle mostre perché si crea assembramento, oppure le remore ad entrare negli spazi espositivi da parte di cittadini e turisti, creano situazioni davvero molto, molto difficoltose. Nella nostra provincia ci sono delle realtà vivaci che si danno da fare ma ancora oggi non riescono a trovare una normalità. Ad esempio, la galleria Ambigua, aperta da qualche tempo qua in città in via Cavour, sta organizzando mostre ma il vernissage lo fa in videoconferenza. Sembra un aspetto di poco conto ma se teniamo in considerazione che le inaugurazioni sono il momento principale in cui gli artisti possono presentare il proprio lavoro a potenziali acquirenti, comprendiamo subito quali siano le difficoltà".

Ma non è il solo aspetto da tenere in considerazione visto che le limitazioni anti contagio si ripercuotono anche sulla possibilità di creare eventi e momenti di incontro pubblico. "Se non ci sono acquirenti che vanno a vedere la mostra - spiega - è chiaro che il settore va in crisi. Inoltre, in questo momento molte persone preferiscono investire in altri settori e acquistare altra tipologia di beni. E credo che sarà questo l'aspetto più importante da risolvere. Nell'arte si investe quando il momento ti consente di farlo".

Ma la creatività degli artisti aretini non è stata affatto arrestata dall'emergenza Covid. "Molti artisti e gallerie con cui collaboro hanno dimostrato di essere desiderosi ed entusiasti di mettersi in gioco per affrontare sfide nuove. Un esempio su tutti? Sara Lovari che in questo momento ha aperto un nuovo atelier a Poppi, Roberto Ghezzi si sta muovendo oltre i confini e in questi giorni è in Croazia per delle installazioni. C'è molta voglia di creare e andare avanti. Ci sarà bisogno di tempo per riprendersi e risollevarsi. Infine dobbiamo tenere sempre molto presente che gli artisti creano un indotto specifico che consente a fotografi, curatori, uffici stampa e tanti altri professionisti di mettersi al lavoro".

Marco Botti oltre ad essere un raffinato esperto di arte è anche giornalista e addetto alla comunicazione, nonché curatore della rubrica Arezzo da Amare l'approfondimento di Arezzo Notizie dedicato alla storia e al patromonio culturale locale. "La passione per il racconto e per la ricerca parte da lontano - spiega - iniziai con Amaranto Magazine dove, insieme all'editore Atlantide Adv, decidemmo di dedicare uno spazio a questi argomenti. Oggi invece con Arezzo Notizie andiamo a sviscerare delle realtà che molti di noi hanno sempre avuto sotto gli occhi ma non conoscono davvero. Con questo spazio cerco di far conoscere meglio tante micro realtà che hanno delle storie davvero straordinarie".

Guardando al futuro, Marco curerà la prefazione del volume Mondadori di quest'anno de "L'arte in cucina" pubblicazione dove vengono abbinati artisti contemporanei italiani con dei grandi chef.

L'intervista completa a Marco Botti

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