Non sarà un'estate senza musica. Men/Go Fest: "Al lavoro per organizzare concerti"

Il futuro della rassegna musicale estiva e le difficoltà dei lavoratori del mondo dello spettacolo. Paco Mengozzi: "Progettiamo un futuro diverso"

Paco Mengozzi e Paolo Bruni (Pau Negrita) durante una delle passate edizioni del Men/Go

Il 22 maggio scorso, in seguito all’esplosione della pandemia Covid, e conseguente emergenza sanitaria, gli organizzatori del Men/Go Music Fest hanno annunciato l’annullamento della rassegna. “Con grande fatica abbiamo preso questa decisione - spiega Paco Mengozzi, direttore artistico e ideatore della manifestazione - purtroppo non si ravvisavano le condizioni per allestire la cinque giorni che avevamo previsto. E’ stata una scelta difficile ma in quel momento non potevamo fare altrimenti”.

Dunque l’estate di Arezzo, almeno dal 7 all’11 luglio, sarà più silenziosa del solito. I concerti in programma al Prato non si svolgeranno come previsto e le strade della città non si riempiranno del vivace via vai di artisti, pubblico e appassionati. Ma non tutto potrebbe essere perduto. Già perché se c’è una cosa che non manca a chi vive e lavora nel mondo dello spettacolo, è la voglia di ripartire e mettersi in gioco. “Recentemente - prosegue Mengozzi - le direttive governative in materia sono cambiate e consentono, adottando strategie precise, di organizzare eventi come concerti o spettacoli dal vivo. Certo ci sono delle limitazioni. Per il pubblico si parla di un massimo di duecento presenze in luoghi chiusi e mille per quelli all’aperto. Non è prevista la possibilità di somministrare bevande e cibo”. Ed proprio su questi aspetti che si stanno concentrando gli sforzi degli organizzatori del Mengo che, nonostante le difficoltà, non si arrendo all’idea di rinunciare ad appuntamenti musicali. “Stiamo cercando di organizzarci per i prismi mesi - spiega ancora Mengozzi - stiamo lavorando in questo senso per mettere in piedi degli eventi dal vivo. Dita incrociate. Speriamo davvero di riuscirvi anche se, come sappiamo, le incognite sono numerose”.

E in attesa di tornare sotto al palco, il Mengo Music Fest in collaborazione con Rolling Stone si è già attivato per realizzare un calendario di appuntamenti virtuali con alcuni degli artisti che avrebbero fatto parte del cartellone 2020. “E’ un modo che abbiamo pesato - prosegue - per continuare a tenere vivo il contatto con il pubblico proponendo anche degli interessanti scambi di vedute e confronti. Sono molti gli artisti che hanno raccontato le difficoltà del lockdown e posto l’accento su quanto in salita potesse apparire la strada per il ritorno alla normalità”. In questi ultimi giorni il dibattito nazionale ha visto una mobilitazione di massa, senza precedente alcuno, dove l’intera comunità del mondo della musica, dagli uffici stampa, manager, cantanti, musicisti, promoter, etichette discografiche fino ai fonici e operatori, hanno raccolto l’invito lanciato dal collettivo de La musica che gira e dato voce ad una protesta social molto partecipata. Al centro dell’azione la necessità di aprire un dibattito sulle tutele dei lavoratori del mondo dello spettacolo. Non è infatti un caso che, tra i punti ed emendamenti presentati al Dl Rilancio, vi siano aspetti specifici volti alla tutela di tutto quell’esercito di uomini e donne che con la musica vivono e lavorano. “Faccio parte anche io de La musica che gira - ha sottolineato Mengozzi - è stato molto bello vedere tante adesioni. Molti artisti hanno scelto di abbracciare il messaggio ponendo l’accento sulle difficoltà non tanto proprie ma, di chi lavora in questo ambito, magari dietro alle quinte. Molti pensano che un cantante per esibirsi abbia bisogno solo di uno strumento e un palco. Non è così. Il lavoro che c’è dietro è enorme e conta su decine di migliaia di professionisti. E’ evidente che la crisi Covid ha comportato grandissime perdite economiche e al momento non vi sono normative chiare e univoche alle quali appellarsi per parare l’urto. Siamo certi che la mobilitazione creatasi in questi giorni ci permetterà di costruire un dibattito più profondo che, ci auguriamo, porti a cambiamenti più profondi”.

L'intervista integrale a Paco Mengozzi

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