"Perché nessuno soffra la fame nel 2020", l'imponente lavoro di Caritas. Ai candidati: "Serve un assessorato sulle povertà"

Cibo alle famiglie, il pagamento delle bollette e degli affitti. Le richieste pressanti di aiuto e una schiera di operatori e volontari che non si sono fermati mai durante il lockdown. La macchina della Caritas fa appello a chi è in corsa per guidare la città per i prossimi 5 anni

Andrea Dalla Verde

L'emergenza sociale e quella economica. Un'onda di ritorno del periodo del lockdown che ha investito in tempi molto rapidi la Caritas diocesana di Arezzo e provincia. Tutti gli operatori, dal primo all'ultimo, affiancati da schiere di volontari, hanno deciso di restare al proprio posto, perché dalle richieste che stavano arrivando, c'era e c'è ancora, molto bisogno di loro. 

Mantenere i servizi per le povertà storiche, per i richiedenti asilo, per le persone accolte e accompagnate verso l'autonomia, ma rispondere anche alla nuova ondata di bisogni sociali locali, di famiglie che mai si erano affacciate agli sportelli della Caritas. Sfide che sono state raccolte e affrontate nell'emergerza, come racconta lo storico vicedirettore Andrea Dalla Verde, responsabile della progettazione per la Caritas diocesana.

"Nel giro di pochi giorni abbiamo dovuto riorganizzare un sistema che ormai dopo 20 anni era oliato bene e funzionava, abbiamo messo in discussione tutto, compreso noi stessi operatori, abbiamo deciso di stare in prima fila, senza riflettori. Voglio dare un grande riconoscimento ai volontari e agli operatori che si sono fatti in quattro per erogare tanti servizi." 

Come avete operato nel periodo del lockdown?

"Abbiamo avuto tre grandi sfide da analizzare e risolvere velocemente: la gestione dei servizi e quindi come riarganizzarli tenendo conto che tra tutte le nostre strutture di accoglienza, case, dormitori, centri per richiedenti asilo, ospitavamo 84 persone e dovevamo affrontare le loro problematiche nel modo giusto; riorganizzare la parte alimentare non sono per le mense della città di Arezzo, ma anche negli altri comuni, dove arrivavano nuove richieste di aiuto e infine come poter essere vicini a centiaia di famiglie che sono storicamente seguite dal centro di ascolto diocesano. Devo dire che siamo stati molto bravi e compatti nel trovare le chiavi di lettura dei bisogni per dare seguito alla mole di lavoro impressionante."

E' di pochi giorni fa la pubblicazione di un report dettagliato con tutti i numeri dei servizi resi sul territorio tra l'8 marzo e il 4 maggio nella cosidetta prima fase nel quale si evince che Caritas a livello provinciale ha avuto il 114% in più di richieste di aiuto rispetto allo stesso periodo del 2019.

"E' un report molto articolato, ricco di numeri, racconta anche le tante espressioni di solidarietà che abbiamo ricevuto, con i nomi di chi ci ha sostenuto. Cito solo due cose che sono state le più impattanti, riorganizzare il servizio mensa cambiando dal pranzo a tavola all'asporto di un sacchetto con il pasto è stato una fase molto impegnativa anche solo per trovare i contenitori per tenere la pasta calda, e l'accoglienza h24 nel dormitorio, per persone non abituate ad andarci solo per dormire la notte al caldo. Questi sono stati sicuramente servizi che ci hanno impegnato molto."

Quali povertà ha creato il Covid ad Arezzo?

"Di tante famiglie, tante singole persone, che fino a febbraio preferivano non rivolgersi agli sportelli della Caritas e che sono state accolte nei nostri servizi. Abbiamo compiuto uno sforzo indicibile per coprire tutto il territorio aretino con il supporto alimentare, perché ci fosse sempre, ad ogni richiesta di cibo delle famiglie una risposta immediata, perchè nel 2020 nessuno soffrisse la fame, centinaia di nuclei lo hanno richiesto. Poi siamo intervenuti con sostegni economici per il pagamento di bollette, affitti in scadenza."

E adesso cosa vi aspettate che succeda?

"I prossimi mesi saranno molto delicati, stiamo promuovendo anche nei tavoli istituzionali che ci sia forte attenzione alla coesione sociale perché rimanga tale e che non accada che persone che si trovino in dfificoltà entrino in un percorso di povertà. Dico che dobbiamo fare in modo che ognuno mantenga la sua autonomia, facciamo che i poveri di prima non siano ancora più poveri oggi.  Lavoreremo tanto nel dare le risposte e piccoli contributi economici a una tipologia variegata di beneficiari come partite iva, cassa integrati, lavoratori atipici, stagionali, ma non ci dobbiamo dimenticare dei poveri di prima che tali rimangono, e non devono essere più emarginati di quello che non sono stati fino ad oggi, perché vorrebbe dire non dare più diritti alle persone. Noi vogliamo che anche colui che abbia conmmesso i più gravi errori nella vita abbia garantiti i diritti inviolabili come l'accesso ai servizi fondamentali ai livelli minimi di assistenza."

E i minori in questo contesto?

"Se non potranno più fare sport in maniera regolare, non potranno avere contributi familiari per andare al cinema, a teatro, a un concerto a mangiare un pizza quando sarà possibile con gli amici, sarà un grave problema. Crediamo che l'abbassamento della qualità della vita del minore sia da analizzare e tutelare, mettiamo i minori nelle condizioni che non siano i primi a subire le conseguenze drammatiche dell'emergenza sanitaria. Speriamo che l'emergenza sociale ed economica non vada a condizionare la loro crescita. Attraverso l'osservatorio stiamo leggendo i dati del territorio, perché la povertà si inserisce quando mancano altre risposte, manca il lavoro. Vogliamo essere pronti a sostenere tutti coloro che avranno conseguenze negative. Il comune di Arezzo è prossimo a varare un fondo chiamato prestito d'onore, sulla base dell'esperienza del prestito sociale che si è concluso a fine 2019. Siamo attenti a tante dinamiche compreso il rischio dell'usura nel nostro territorio, nei nostri sportelli vogliamo essere preparati a intervenire per eliminare l'usura che si possa inserire nel territorio per questo abbiamo incontrato anche la Finanza."

Temi sfidanti anche in vista delle elezioni. Ci sono 6 candidati a sindaco. Che impegno chiedete a chi si sta presentando alla città per guidare il Comune di Arezzo per i prossimi 5 anni?

"Noi abbiamo sempre chiesto un'attenzione massima alla lotta alle povertà, abbiamo sempre pubblicato il report con l'osservatorio Caritas, rappresenta l'unico documento che offfre dati e la fotografia di quello che accade. Abbiamo sempre chiesto un tavolo permanente di lotta alle povertà, per percorsi di studi e di contrasto continuo ai vari fenomeni. Vorremmo che nell'imminente campagna elettorale, si ragionasse non per spot, ma per programmi seri di contrasto alle povertà presenti e a tutto quello che può essere il disagio di un territorio nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Vogliamo crearne una sacca infinita o vogliamo contenere il più possibile e creare politiche ad hoc con welfare territoriale? La politica metta come prioritaria la lotta alla povertà locale, auspichiamo un assessorato ad hoc sul questo tema."

Tema delicatissimo quello delle disabilità, è stato poco affrontato?

"Poco considerato sia a livello sanitario che a livello politico, inviterei chi di compentenza a iniziare a rivedere le proposte di accesso ai servizi messe in atto nelle ultime settimane. Non ci si può dimenticare che il disabile non può diventare un escluso dai meccanismi di integrazione o di frequentare i servizi. Nei centri diurni, nelle famiglie, nei campi estivi, il rapporto è uno a uno. Non permettere al bambino, al ragazzo di frequentare il proprio gruppo di appartenenza non va bene. Per la disabilità ci vuole il coraggio di sperimentare forme nuove, per normalizzare le persone con disabilità con servizi ad hoc, inserendo il disabile fisico e intellettivo dentro i meccanismi veri della vita."

Nel mese di maggio ci siamo accorti che la Caritas aveva prodotto una serie di mini spot per lanciare la campagna del 5 per mille. Un'azione che va proprio in questa direzione, normalizzare le disabilità, il disagio, le diversità. Persone che sono nei percorsi di aiuto della Caritas e operatori stessi sono stati i protagonisti. Che messaggio avete voluto dare e cosa avete pensato delle polemiche che sono sorte per quello specifico con Luca Duchini?

"E' una campagna di sensibilizzazione nuova, rende protagonisti coloro che vivono i nostri servizi, sono stati loro che si sono proposti, hanno alzato la mano in maniera volontaria. Proprio Luca ha usato le parole più belle, lo dico per la prima volta, in un momento assembleare disse: "La Caritas è la mia famiglia io voglio aiutare la mia famiglia," questa per noi era già una vittoria perché avevano capito il senso di renderli partecipi dei video affrontando una tematica basata sulla storia dei protagoniti, grazie al lavoro della cooperativa sociale Poti Pictures. Noi abbiamo già vinto anche senza 5 per mille, al di là di chi ha voluto vedere per forza il male in questo, erano emozionati, si sono preparati per giorni. Suor Rosalba Sacchi, direttrice storica quando mi chiese di rimanere nel 2000 mi disse, "è meglio che parlino male di me e di te che dei poveri che aiutiamo". Quindi dico criticate noi, ma lasciate stare le singole persone, noi non difendiamo nessuno, noi cerchiamo di dare strumenti di riabilitazione, poi chi sbaglia paga."

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