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Teatro Verdi: un viaggio lungo 20 anni. Officine della Cultura: "Brindiamo alla nostra seconda casa"

Un racconto emozionante e divertente attraverso la storia di una delle ribalte più prestigiose della provincia di Arezzo che il 20 maggio 2000 riaprì al pubblico dopo anni di chiusura per restauri

 

Il sipario si è aperto. Dopo mesi le luci si sono accese. La fase 2 bis del Teatro Verdi di Monte San Savino comincia con un viaggio in sella alla bici. 35 chilometri di duro asfalto, traffico e pioggia percorsi dall'impavido Roccia, direttore artisitico della ribalta montigiana. Da Arezzo ha raggiunto il centro storico del Monte arrivando fino al portone di via Sansovino e, con il cuore a mille e la stanchezza nelle gambe, ha riaperto quella platea rubina che da secoli ospita artisti, intellettuali, musicisti e spettatori provenienti da ogni angolo d'Italia. Un gesto semplice ed eroico allo stesso tempo. Sì perché, se da un lato l'avvio dell'era post lockdown ha dato avvio a un cauto ritorno alla normalità, l'emergenza Covid-19 ancora in atto impone una calendarizzazione delle riaperture. I teatri, così come i cinema, le discoteche e le sale concerto, dovranno attendere metà giugno per tornare operativi. "Ma non potevamo aspettare tanto per alzare di nuovo il sipario - spiega Luca "Roccia" Baldini - no, non potevamo farlo. Oggi noi celebriamo i 20 anni dalla riapertura al pubblico di questo teatro. Con tutto il caos scatenato dal virus ci eravamo quasi dimenticati di questo anniversario. Ma poi i ricordi sono tornati alla mente e abbiamo deciso che era importante dare un segnale positivo e quindi, eccoci di nuovo qui per festeggiare questo traguardo".

Era infatti il 20 maggio 2000 quando, dopo un lungo e complicato percorso di restauro, il Verdi potè accogliere in sala il pubblico. Da allora sul quel palco si sono susseguiti spettacoli ed eventi di ogni genere e sorta. Una realtà piccola ma vivace che ha potuto contare, anno dopo anno, su un crescente numero di abbonati e fedelissimi. La struttura, di proprietà del comune di Monte San Savino, viene gestita da Officine della Cultura, cooperativa che si occupa, come dice il nome stesso, della diffusione di cultura sul territorio. Con loro anche MonteServizi, azienda speciale facente capo all'amministrazione montigiana che ha il compito di coordinare, tra le altre attività, anche quella svolta all'interno del Verdi. E così eccoli là: primo cittadino, direttore artistico, presidente di Officine e presidente dell'azienda speciale con i calici in mano per un brindisi virtuale e a distanza alla salute di questa piccola ribalta. 

"Questo luogo - ha sottolineato Margherita Scarpellini, sindaco di Monte San Savino - è di grande importanza per la comunità. Il Verdi è per i savinesi e per i montigiani un punto di riferimento, una casa. Non c'è un solo evento che non trovi qui ospitalità. Centinaia e centinaia sono le rappresentazioni che si sono susseguite su questo palco mentre sulle poltrone della platea e in quelle dei palchetti si sono seduti migliaia di spettatori. E' un piccolo gioiello, stupendo dal punto di vista architettonico. Un motivo di vanto e orgoglio per tutti noi. Sono felice ed emozionata di essere qui quest'oggi per celebrare un anniversario che rappresenta per tutto il nostro territorio un grande orgoglio".

Sipario di nuovo aperto, luci accese, brindisi e qualche considerazione sul futuro. "La fase 2 - ha sottolineato Luca Baldini - è molto più complicata della 1. Ho voluto realizzare insieme al nostro Mariel questa piccola clip dove vengo ritratto nell'impresa di raggiungere il Monte in sella alla bici, proprio per rappresentare tutte le difficoltà che siamo chiamati a fronteggiare in questo momento. Quello che ho fatto è un viaggio ma è anche la metafora del percorso che stiamo vivendo dove incertezze, sudore e fatica (sia mentale che psicologica) si fanno sentire davvero molto. Come dicevo la fase 2 è molto complicata perché, se da un lato c'è stato una sorta di via libera, dall'altro dobbiamo fare i conti con distanziamento, sanificazioni e rimodulazione degli spazi. Ricominciare non è così facile come si potrebbe pensare. Ci sono controlli da dover pianificare e strategie da ideare. Ci stiamo organizzando e, sicuramente, in prima battuta ripartiremo dai cinema e dai festival. Ce la faremo sicuramente perché, dopo tutto, non mi sono arreso mentre pedalavo, figuriamoci se lo farò adesso".

La storia recente del Teatro Verdi si intreccia a doppia mandata con quella di Officine visto che 20 anni fa, in concomitanza con la riapertura della struttura, la cooperativa ne ha assunto la gestione. "Eravamo qui dal primo giorno - spiega Massimo Ferri, presidente di Officine della Cultura - Ricordo bene quel momento perché fu una due giorni intensa dove si susseguirono molti eventi. Oggi ci siamo trovati a dover riorganizzare il nostro lavoro in una maniera completamente differente. Dopo aver chiuso il teatro abbiamo dato via a una serie di attività in streaming così da mantenere vivo il rapporto con i nostri spettatori. L'ultima parte della stagione 2019/2020 del Verdi è finita proprio sui social e sul web perché non eravamo nelle condizioni di poterla organizzare diversamente. Essere oggi qui è motivo di grande emozione perché, per noi, questo non è un luogo qualsiasi. Questo teatro è la nostra seconda casa. Qui abbiamo mosso i nostri primi passi come produttori di spettacoli e abbiamo dato vita ad una residenza artistica riconosciuta e apprezzata. Un cammino dove abbiamo condiviso molto con professionisti come Fernando Marraghini e Gianfranco Pedullà, l'incontro con Amanda Sandrelli e Stefano Massini e ricordo anche molto bene le messe in scena, le rappresentazioni e le centinaia di esibizioni accolte. Davvero un luogo speciale per noi dove non vediamo l'ora di tornare".

Al brindisi collettivo si è unita anche Marzia Serrai che, oltre ad essere presidere l'azienda MonteServizi, è un'appassionata e assidua spettatrice. "Sono certa che il nostro direttore artistico - spiega - non ci lascerà soli. Ha preso una bella ricorsa da Arezzo sino qui e dunque, sono convinta che continuerà a spendersi per fare vivere questo luogo. D'altronde lo sta già facendo perché, di fatto, questo teatro non è mai rimasto chiuso al pubblico. Nei mesi passati è stato il teatro ad entrare nelle nostre case e nelle nostre scuole ed è stato molto importante perché abbiamo potuto continuare a coltivare un legame davvero prezioso". 

Cenni storici

Storico edificio il cui ingresso si affaccia su Via Sansovinio: restaurato nel 2000, è attualmente adibito a cinema-teatro. Capace di 230 posti, è un classico teatro all’italiana a pianta ovoidale con platea e 37 palchi su tre ordini. L’interno, con sobrie ma fini decorazioni,  presenta un ricco lampadario centrale e, sopra il palcoscenico, lo stemma comunale e l’orologio di sala. Nell’attuale sala bar si intravedono ancora parte delle strutture e decorazioni dell’antico oratorio della compagnia dei Bianchi, inglobato dal teatro nel 1870. La struttura nella quale si tennero, a cura dei membri dell’accademia savinese dei Sostenuti e dei Rozzi, le prime rappresentazioni documentate (1692) fu lo stanzone del granaio attiguo all’antico oratorio della compagnia dei Bianchi. Lo stanzone del granaio fu successivamente ampliato (1726) sino a divenire un teatro stabile nel 1777 a conclusione dei lavori diretti da F. Morozzi. Inglobato il contiguo oratorio (1870), dopo nuovi lavori il teatro fu intitolato dagli accademici (divenuti nel frattempo Rinnovati e Concordi) a Andrea Sansovino. Nel sec. XX dopo nuove ristrutturazioni fu reintitolato al musicista G. Verdi (1901) e cominciò ad ospitare spettacoli cinematografici (1904) sino a quando, scioltasi l’accademia (1949), venne ceduto a privati nel 1951 e quindi adibito a sala teatrale e cinematografica: tale rimase fino al 1985. Acquisito infine, nel 1988, dal Comune, quest’ultimo ne promosse dapprima (1994) i più necessari interventi di consolidamento e quindi (1998) ne avviò il decisivo restauro, al termine del quale venne nuovamente inaugurato nel maggio del 2000.

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