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Radio, tv e quella stazione di telegrafia immortalata da Scorsese. Così la "fase 2" del Museo dei mezzi di comunicazione

In via Ricasoli da 15 anni sorge il Mumec, acronimo di Museo dei mezzi di comunicazione. Uno spazio unico fondato dal professor Fausto Casi e diretto da Valentina Casi

Da sinistra: Fausto e Valentina Casi

La loro fase 2 è partita di slancio. Igienizzazione, sanificazione e riorganizzazione degli ambienti. Così al termine del lockdown i curatori del Mumec, Museo dei Mezzi di Comunicazione, hanno potuto aprire in sicurezza e accogliere nuovi visitatori. Complice l'entusiasmo, la Fiera Antiquaria e la curiosa offerta di tesori sorprendenti, quanto meravigliosi, ecco che anche questo angolo di Arezzo ha ripreso vita. "Siamo stati i primi a tornare operativi - racconta Valentina Casi, direttrice del museo - essendo stati riconosciuti dalla Regione Toscana come sito di interesse regionale, abbiamo ricevuto in anticipo le direttive con le disposizioni che ci hanno consentito di essere pronti da subito. Grazie allo straordinario supporto del personale del comune di Arezzo siamo riusciti a rimetterci in moto".

Ma i visitatori? "Non si sono fatti attendere - spiega ancora la direttrice - con grande emozione abbiamo accolto molti aretini. Lo scorso anno abbiamo registrato circa 12mila accessi. Una cifra enorme per noi che siamo una piccola realtà". Piccoli sì, ma con un potenziale gigantesco e con una collezione che non trova uguali in tutta la penisola.

Il viaggio all'interno del Mumec inizia appena varcata la soglia di ingresso. A fare gli onori di casa ci pensa quella gigantesca macchina da presa che torreggia proprio all'imbocco di un corridoio dove, due file di teche cristalline custodiscono oggetti e strumenti che raccontano storie straordinarie. Da un lato lenti, vedute ottiche, diorami. Dall'altro grammofoni e macchine da ripresa. In un angolo si scorge quella stazione di telegrafia (tipo “morse”) concessa in prestito a Martin Scorsese ed apparsa in alcune scene del celebre film Gangs of New York. Ed ancora una gigantesca giraffa (così si chiamavano i dispositivi utilizzati nelle riprese cinematografiche e televisive per la raccolta delle voci) del 1950. E di fronte, imperioso, l’angolo dedicato a Guglielmo Marconi e alla radio. Poi i calcolatori, i registratori di cassa, i computer, le tv e la meravigliosa ala dove trova casa un impianto di mixaggio sublime affidato alle cure del Mumec direttamente da "mamma Rai". 

"Per raccontare la storia di questo luogo - spiega il fondatore e curatore scientifico del Mumec, Fausto Casi - dobbiamo spiegare qualcosa di me. Nella vita sono stato professore di elettronica e appassionato collezionista. Dai primi anni '70 ho intrapreso una ricerca sulla storia della radio. Nel 1977 ho iniziato a prendere parte alla Fiera Antiquaria e da lì ho costruito una rete di scambi e contatti che mi hanno portato ad arricchire la mia collezione privata. Nel 1987 ho organizzato insieme al Comune di Arezzo una mostra dedicata proprio alla radio. L'allestimento si è poi trasformato, nel dicembre del 2005, in un più ampio spazio dedicato ai mezzi di comunicazione a tutto tondo".

Tutto ha preso vita da una "semplice" passione, una curiosità sconfinata e un ferrea volontà di condivisione. Già perché l'intera collezione, che ad oggi annovera oltre 2.000 pezzi, per il 90 per cento è di proprietà della famiglia Casi. "Ma noi - spiegano Fausto e Valentina - abbiamo sempre pensato che fosse doveroso offrirla alla nostra città e a tutti coloro che volessero conoscerla". Ed è proprio abbracciando questa filosofia che negli anni il Mumec ha ospitato progetti di alternanza scuola-lavoro con gli studenti delle superiori, campi estivi, convegni, approfondimenti didattici, eventi, mostre e allestimenti di ogni genere e sorta. Una fucina di arte, narrazioni e creatività.

E il futuro del Mumec verso cosa è proiettato? Stando alle recenti delibere assunte dal consiglio comunale di Arezzo la direzione potrebbe essere quella di un cambio di sede. Lo scorso anno, l’assise cittadina ha approvato una delibera - proposta da Meri Stella Cornacchini, Leonardo Benigni, Giovanna Carlettini, Tiziana Casi e Angelo Rossi - con la quale è stata approvata la possibilità di spostamento dell'intera collezione all'interno della ex Banca d'Italia in via Cesalpino. "Qui - spiegano fondatore e direttrice del Mumec - ci sarebbe per noi la possibilità di custodire e valorizzare in maniera migliore tutta la collezione. Ma non solo. Potremmo aggiungere anche pezzi di grande pregio e valore che al momento non sono esposti a causa dello spazio limitato. Attendiamo le evoluzioni e speriamo che avvengano in tempi brevi"

Attualmente il museo si sviluppa su locali di 500 metri quadrati con ingresso da via Ricasoli. Dalla storia del cinema a quella della telefonia e della comunicazione in generale, il museo rappresenta una collezione di grande valore storico, documentario e scientifico.

L'intervista integrale a Fausto e Valentina Casi

Un mini video-tour all'interno del Mumec

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