Iacomoni: "Un trauma, ma ci riprenderemo. Una rivoluzione è alle porte". Così riparte Monnalisa

Il fondatore dell'azienda di moda per bimbi racconta la sua quarantena immersa nella natura: "Ho visto nascere oche e anatroccole e ho riacquistato serenità". E sul futuro: "I nostri clienti sanno chi siamo, abbiamo vissuto crisi peggiori. Ce la faremo"

Piero Iacomoni, fondatore di Monnalisa

"All'inizio è stato un trauma, poi mi sono ritrovato grazie alla famiglia e stando in mezzo alla natura. L'azienda? Ho capito che tanti clienti ci vogliono bene, superemo anche questa prova". Piero Iacomoni, imprenditore della moda e fondatore dell'azienda di abbigliamento per bimbi Monnalisa racconta - nella terza puntata della diretta di Prisma- Fase 2 - il suo lockdown, le prospettive del settore alla ripartenza, tra grandi difficoltà, stravolgimenti e speranze.

Cosa ha pensato all'inizio dell'isolamento, che pensieri ha rivolto alla sua aziende ai suoi dipendenti?

"E' stato traumatico, mi sono adattato ad un modo di comunicare nuovo, attraverso le call, come stiamo facendo ora. Non è stato facile. Però poi è subentrata una certa serenità, accettando la calamità portata dall'emergenza. Ho pensato: 'E' semplicemente qualcosa che sta succedendo'. Personalmente, ho occupato molto del tempo con me stesso e con la mia famiglia. Quando sono rimasto solo, ho riflettuto su quanto accaduto, pensando anche ai possibili errori. Ma non cambierei nulla di quanto fatto. E credo che ci sia possibilità di recuperare, perché siamo Monnalisa, un brand soldio. Ho avvertito il sostegno da parte dei clienti, tutti hanno voglia di capire che periodo stiamo passando. Dietro un marchio del genere, ci sono le persone, la loro umanità e le loro comptenze: i nostri acquirenti lo capiscono. Ecco, in queste settimane posso dire di aver riflettuto sul fatto di essere veramente orgoglioso dei 375 dipendenti. E ci vogliono tutti, nessuno escluso, per fare Monnalisa. Chiaro, ho avuto molti pensieri: se fossimo una ditta più piccola, adesso ce la caveremmo meglio, indubbiamente. Ripartiremmo più agilmente. Ma non ho dubbi: ce la faremo tutti insieme. Ho avuto testimoninanze toccanti, sia dai nostri clienti e che dai nostri dipendenti. E ho fiducia".

Durante il lockdown avete riconvertito la produzione per realizzare mascherine, che poi avete donato. E' stato complicato?

"La direzione della produzione ha avuto il via libera dalla base, non era scontato. C'è stata una dispobilità enorme da parte di operai che fino a qualche giorno prima non avrebbero mai immaginato di mettersi all'opera con guanti e mascherine. E invece hanno fatto tutto quello quello che è necessario. Abbiamo realizzato quasi 20mila pezzi e li abbiamo distribuiti, condividendo il nostro know how, mettendolo a disposizione della comunità aretina, perché è giusto così".

Intanto avete iniziato a produrre mascherine colorate per bimbi. La mascherina potrebbe diventare un accessorio della moda del futuro? Quali cambiamenti immagina nel settore?

"Quella delle mascherine under 12 è stata una cosa simpatica. Sì, siamo già al lavoro per creare qualcosa di nuovo. Ma siamo proprio in una fase embrionale. Una rivoluzione è alle porte, come in ogni periodo di crisi. Ci saranno grandi cambiamenti, anche se in questo momento non ho in mente qualcosa di specifico".

Come si risolleva Monnalisa da un periodo del genere?

"Abbiamo passato periodi peggiori: oggi i fornitori ci sono vicini, i clienti e le banche lo stesso. Non nego che abbiamo perso sei mesi, se un'azienda come la nostra fattura 45 milioni, saltando un'intera stagione rischia di bruciarne 24".

Monnalisa è presente in 64 Paesi con negozi monomarca e altri shop. La sua vita di giramondo come cambierà adesso?

"Cambierà di sicuro. Ho finito il 17esimo passaporto da 40 fogli: nella mia vita di imprenditore per sapere cosa volesse il mio cliente, andavo a visitarne il Paese. Ma adesso si può cambiare, molto se non tutto si può fare da remoto. Sta già avvenendo".

Che impatto avrà l'e-commerce alla fine del lockdown?

"Sto notando quanto stia incrementando il nostro. Raddoppierà a breve".

Ci sono numerosi aneddoti legati e peripezie legate all'espansione di Monnalisa. Ne ha scritto anche nel libro "Un montigiano nel mondo", come quando entrò in Cina senza visto. C'è qualche curiosità che ci può raccontare legata a questa quarantena?

"Abito in Valdichiana, a pochi chilometri da Arezzo, e ho apprezzato molto le cose semplici. Per esempio, ho fatto il contadino: mi sono nati oci (oche) e nane (anatre) ho preso anche l'incubatrice. Per chi ha la fortuna di stare immerso nella natura, è stata un'occasione bellissima. E' stata una scoperta del mondo, sa? E' straordinario vedere che, nonostante noi fossimo chiusi in casa, il mondo e la natura vanno avanti. E ho osservato tutto questo con piacere, con gusto".

Secondo lei come è stata gestita l'emergenza?

"Non mi esprimo, perché non mi piace nessuno dei politici che ci sono a Roma. La mia famiglia si è ridotta metà dello stipendio comprendendo le esigenze dell'azienda e così ha fatto l'amministratore delegato. Mi piacerebbe che chi ammistra la cosa pubblica un giorno possa ragionare allo stesso modo".

Come è ripartita Monnalisa?

"87 dipendenti lavorano in smart working, sono tornato in azienda e non trovo più nessuno. E' triste, ma è così. Però so che ripartiremo. Ho fiducia nell'imprenditoria aretina: ce le faremo".

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