"Cari aretini, sarà un'estate in mascherina". Fase 2, nuova ondata, plasma e vaccino: parla il prof Caremani

Intervista al medico "senior" che ha diretto Malattie Infettive all'ospedale San Donato, consulente per i piani di rientro in fabbrica di alcune aziende del territorio: "L'indice di contagio R0 ad Arezzo adesso è 0,5, sotto la soglia critica di 1. Ma serve molta attenzione"

Il professor Marcello Caremani, ex direttore di Malattie Infettive all'ospedale San Donato di Arezzo

Fase 2, cura con il plasma, vaccino, possibile seconda ondata. Il professor Marcello Caremani fa il punto sull'epidemia Covid-19, con particolare riguardo alla provincia di Arezzo. Da medico “senior”, dopo oltre 40 anni all'ospedale San Donato (ha guidato Malattie infettive), si è messo a disposizione della comunità, facendo corretta informazione sul coronavirus: dalle regole sull'igiene personale a quelle del distanziamento sociale. E mettendo all'indice le bufale che, in un periodo complicato e di facili esasperazioni, trovano fertile terreno per attecchire. Recentemente ha effettuato una maxi donazione di dispositivi di protezione personale all'ospedale di Arezzo. Partiamo da qui.

“Beh, io sono aretino, ho lavorato per 44 anni al San Donato e molti di coloro che sono in prima linea nell'emergenza sono stati miei collaboratori. Questa donazione è venuta naturalmente. So quanto impegno, quotidianamente, viene messo da chi si trova in ospedale. Dico di più. Occorre che la politica inizi a riscoprire i medici della sanità pubblica. Passata l'emergenza, servono investimenti”.

Uno sguardo al futuro. Cosa ci aspetta nelle prossime settimane?

“Passeremo l'estate in mascherina. Bisogna tenerla e per bene. Se noto qualcuno che in un luogo pubblico la tiene abbassata, lo faccio presente. E' per il bene di tutti. E sarà fondamentale, ancora, mantenere il distanziamento sociale. Ad Arezzo, finora, siamo stati bravi. Dimostriamo di esserlo ancora. Io sono orgoglioso dei pochi casi che si registrano ultimamente nella nostra provincia, è successo perché ci siamo comportati bene. Abbiamo risposto correttamente, ma non abbiamo vinto la guerra. Una ricaduta sarebbe catastrofica”.

Potrebbe verificarsi una nuova ondata? Quando?

“La prima ondata della spagnola fu tremenda, ma la seconda fu deleteria. Se non stiamo attenti, rischiamo una pandemia che colpisce un miliardo di persone. Pare che il caldo freni la diffusione del virus. Ma a settembre potrebbe tornare con forza”.

In questi ultimi due mesi si sono moltiplicate le fake news.

“Fidatevi della scienza. Quando uscirà il vaccino, bisognerà farlo. Lo dico per i NoVax: i morti che ci sono stati finora, non sono per caso. Avessimo avuto un vaccino si sarebbero potuti evitare. Aggiungo che si tratta di un virus naturale, non è stato creato in laboratorio, come è stato detto. Occorrerebbe responsabilità, quando si parla di salute. E penso che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, quando dice di iniettarsi disinfettante, non capisce la gravità di questa affermazione nella posizione in cui si trova”.

Cosa ne pensa della cura del plasma?

“Non è una trovata recente, si fa da sempre. Però bisogna attendere i riscontri nell'applicazione contro il Covid-19. E, come ogni tipo di cura, ha dei costi. L'unico rimedio senza costi è la prevenzione. Quando avremo il vaccino, disinnescheremo la patologia. Ci sono dei costi di ricerca, altri di produzione, ma quando la malattia sarà debellata non ci saranno più spese. E il vaccino permetterà tutto questo. La cura, invece, non previene e continua ad essere dispendiosa: d'altronde la sanità pubblica costa, dobbiamo mettercelo in testa. I complottisti? Ovviamente possono dire quel che vogliono, ma le loro sono parole figlie dell'ignoranza”.

A proposito di vaccino, quanto manca secondo lei?

“Quando qualcosa serve, i tempi si accorciano. Io credo che potremmo averlo entro la fine dell'anno. Tanti ci stanno lavorando, anche un'azienda italiana in collaborazione con l'università di Oxford. Poi, ovviamente, bisognerà iniziare una produzione su larga scala. Non basterà qualche milione di dosi, ce ne vorranno miliardi”.

Come si è comportata l'Italia?

“La sanità pubblica è l'unica che permetterà di arginare la pandemia. Bisogna rimetterla al centro dei nostri progetti per il futuro del Paese. Il nostro Governo non sta badando a spese per evitare i morti, giustamente. Ce ne sono stati molti al Nord Italia, ma ci sono responsabilità precise per quanto accaduto. Poi abbiamo messo in atto un sistema imponente di prevenzione. Penso a Paesi come Usa e Brasile dove i morti si moltiplicano. Sottovalutare il virus è un errore madornale”.

E' scattata la Fase 2, con la riapertura delle fabbriche. Lei è stato scelto come consulente per la sicurezza da numerose realtà del territorio. Come si lavora in azienda con il Covid?

“Se la salute è la cosa più importante, dico che povertà e malattie vanno di pari passo. Quindi è necessario ripartire, gradualmente, ma l'economia non può arrestarsi. Il lavoro va ripreso, ma in sicurezza. Mi hanno contattato alcune imprese per dar loro una mano, è vero. Il lavoro può riprendere, ma occorrerà estendere gli screening, tamponi su tutti, alla maggior parte della popolazione. Bisogna cercare di capire chi è asintomatico, chi ha sviluppato gli anticorpi. Le regioni che hanno avuto meno casi sono quelle più a rischio. E poi servono gli scanner, per capire chi ha la febbre e deve tornare a casa. E' importante anche l'autovalutazione dei sintomi. All'interno dei luoghi di lavoro servono, ovviamente, distanziamento sociale e mascherine. Distanze tra banco e banco, ad esempio. Certo, esistono lavori a coppia: allora si può continuare a operare ma occorrono visiera, guanti, occhiali. In questo modo si può stare vicini. Un altro problema è il bagno. Si usa uno alla volta, basta procurarsi un cartellino “occupato” e “libero”. In sala mensa devono esserci distanze di almeno tre metri, perché uno deve mangiare senza mascherina. Inoltre, nelle fabbriche devono esserci dei percorsi, per evitare gli incroci. Sono accorgimenti che mi sembra siano stati accolti serenamente. I bar e ristoranti? Possono adeguarsi, quelli più piccoli possono fare asporto o sfruttare spazi aperti con la bella stagione”.

Indice di contagio, come è messa Arezzo?

“Molto bene. L'R0 (“R con zero”) è 0,5 in questo momento. Quando si registrerà un indice 0,2 sarà la fine dell'epidemia. Quando l'R0 è 1, significa che una persona ne contagia un'altra sola. L'R0 del Coronavirus è variabile, in base al tempo e alla densità di popolazione. Se arriva a 4, ad esempio, una persona ne contagia 4. Così scoppiano i focolai. Se scende sotto l'1, come in questo momento, si riduce enormemente il potere di contagio”.

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