Vittorio, lo "scienziato" di Monte San Savino: "Mi cercò anche la Piaggio. Non c'è nulla come la libertà"

La storia di Vittorio, meglio conosciuto come "lo scienziato". Dalla passione per i motori a quelle offerte di lavoro di Piaggio (e non solo declinate): "Non c'è niente che valga quanto la libertà"

Vittorio Agnoloni

Ecco, qui è dove lavoro: anche se oggi è diventato soprattutto un magazzino”. Motori, pistoni, carene di vecchie moto, gli arnesi del mestiere e alcune creazioni. Vittorio Agnoloni apre le porte della sua officina, passando lungo quel piccolo corridoio che si è creato tra oggetti che magari potrebbero tornare utili un giorno o l’altro, ammassati sul pavimento e lungo le pareti della stanza. Già perché Vittorio a Monte San Savino è meglio conosciuto con il soprannome di “scienziato”.
A lui si sono rivolti, e alcuni si rivolgono ancora tra i savinesi e non solo, quando una porta blindata fa le bizze, un meccanismo di un cancello fa i capricci o quando c’è qualcosa che non va in un motore.
Anche lì è intervenuto Vittorio” ricorda qualche savinese parlando dell'orologio che sulla torre, in mezzo al paese, scandisce il tempo.

Ho 85 anni e non ci vedo più bene come un tempo” confessa Vittorio mentre apre la porta della sua officina.

Vittorio come nasce il soprannome di "scienziato"?
Da piccolo mi piaceva aiutare mio nonno che era un fabbro - racconta Vittorio - lo aiutavo a girare la forgia e poi a 14 anni ho iniziato ad interessarmi ai motori. Una passione che ho poi coltivato durante il servizio militare. Sono stato a Bari e poi a Roma dove ho seguito un corso di tecnica generale andando poi ad Albenga dove ho lavorato nell’officina militare per due anni. Una bella esperienza anche se me la sono vista brutta…”

Che è successo?
Stavo lavorando in una centralina quando per sbaglio un soldato riattivò la corrente. Rimasi 24 giorni in ospedale. Passai a letto la Pasqua del 1957. Certe cose non si dimenticano. Come quella volta che il mio superiore, il capitano Matteo Brescia, un bolognese, mi chiese di restare nell’esercito come sergente perché diceva che ero bravo con i motori e avrei fatto strada”.

E invece lei tornò a Monte San Savino.
Sono nato a Firenze e a tre anni mi trasferì qui al Monte. Mi sento un savinese a tutti gli effetti anche se a Firenze sono andato a scuola fino alla quinta elementare. A Monte San Savino sono cresciuto e ho vissuto gli anni del dopoguerra. Frequentavo il campo degli alleati. Andavo a lavare i loro piatti o a sbrigare qualche lavoretto giusto per rimediare qualcosa, anche le sigarette”.

Le hanno insegnato loro il mestiere?
No per quello sono stato un autodidatta. Mio nonno mi ha insegnato a lavorare il ferro ma il resto l’ho appreso da solo facendomi bastare il diploma di quinta elementare e arrangiandomi sempre nella vita”.

Ma è vero che la Piaggio e la Caterpillar le fecero un’offerta di lavoro importante?
Ma allora l’hanno informata bene prima di venire da me! Si presentarono due persone qui a Monte San Savino. Qualcuno aveva fatto il mio nome perché avevo riparato un guasto che si presentava su un certo modello. Mi offrirono un posto di lavoro ma io dissi di no, nonostante la cifra. Per me non c’è niente che valga quanto la libertà. Non c’è prezzo per questo. Io amo il mio lavoro, però quando ho voglia di andare a pesca voglio avere la possibilità di farlo. Non c’è proprio niente che sia bello e importante come la libertà. Ho rinunciato ai soldi? Sì, ma io sono vissuto bene comunque facendo un lavoro che mi piace e, quando ho potuto, ho cercato di dare un mano nel volontariato. Anni fa preparammo i carri per il carnevale: avevamo creato una locomotiva che sembrava davvero andasse a vapore”.

E’ difficile parlare di lei come solo di un meccanico…
Se è per questo ho guidato anche le ambulanze e all’epoca dovevamo saper utilizzare le cassette di primo soccorso. Mi sono interessato anche agli elicotteri, ma i motori sono la mia passione. Una volta ho dato una mano agli organizzatori del rally che passò da Monte San Savino. Fu una esperienza bellissima. Pensi che Miki Biasion mi fece salire a bordo della sua auto, una Lancia favolosa, che stava collaudando nei pressi di Dreini, dove c’è la casa di riposo”.

Oggi cosa fa Vittorio?
Mi piace leggere, guardare i documentari e lavorare il ferro. Guardi, ho ricreato un candelabro ebraico e questo invece è lo stemma di Monte San Savino. Sono tutti pezzi incastrati tra loro, non c’è nemmeno una saldatura. Poca cosa rispetto a prima, sa: adesso ci vedo meno...”

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E intanto continuano a rivolgersi a lei quando c’è da aggiustare qualcosa. E’ stato un precursore dei tuttofare di oggi.
Eh, ma non come prima... e non tutto si aggiusta. Io faccio del mio meglio quando posso. Ho 85 anni e le forze sono quelle che sono. Adesso, diciamo che coltivo la passione che mi ha lasciato mio nonno”.

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