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La foto di Gnicche in arresto. L'immagine venne realizzata dopo la morte del bandito

La foto di Gnicche in arresto. L'immagine venne realizzata dopo la morte del bandito

Brigante o gentiluomo. La storia, e la leggenda, di Gnicche

Un ladro e un assassino agli occhi della legge, mentre i canti popolari parlano di una sorta di Robin Hood aretino

Gli omicidi, le rapine e la fuga

Condannato a otto anni in contumacia nel 1869 commise il suo primo omicidio. Gnicche fece visita alla fidanzata, Francesca Borgheresi, a Santa Firmina. Qui venne sorpreso dai carabinieri che lo avevano seguito. Federigo non si lascò catturare: salì sul tetto e imbracciata la doppietta uccise il carabiniere Luigi Gnudi di soli 24 anni. Proseguirono le rapine commesse da Gnicche fino al nuovo arresto nell'ottobre del 1870. Pochi mesi dopo ecco la fuga rocambolesca dal Palazzo Pretorio, un tempo carcere di Arezzo e oggi sede della biblioteca comunale. Da questo momento iniziò il periodo più cruento nella storia di Gnicche che non lasciò l'Aretino forse per vendicarsi di chi lo aveva tradito e fatto arrestare. Negli ultimi mesi di vita uccise un uomo a Sargiano e una donna nel cortonese.

La morte a Tegoleto

Il 14 marzo del 1871 Gnicche fu scoperto a Tegoleto nel comune di Civitella in Val di Chiana. Ne nacque una collutazione con il brigante che tentò la fuga. Uno dei carabinieri aprì il fuoco e colpì alla schiena Federigo Bobini. La ferita fu letale e come riporta il verbale dei carabinieri spirò prima di arrivare alla caserma.

"Comparve d’improvviso il noto malandrino Bobini armato di tutto punto… Vederlo ed avventarglisi fu per il Mongatti un atto solo, afferrandolo al petto. Pronti lo strinsero pure gli altri due suoi colleghi e lo gettarono a terra e dopo accanita lotta riuscirono ad ammanettarlo. Nella lotta il Mongatti per morsicatura dell’assassino ebbe tronca la prima falange del dito indice della mano sinistra e gli altri due riportarono alcune sgraffiature e morsicature alle mani di poca entità. Fattolo rialzare ed avviatosi verso la caserma di Badia al Pino, ad un tratto spiccò un salto oltre la siepe laterale al fosso e velocissimo si diede alla fuga… Il carabiniere aggiunto Dilaghi gli assestò tre colpi di revolver cogliendolo alle reni in modo da farlo cadere esanime al suolo. Trasportato nella caserma di Badia al Pino, egli prima di giungervi, spirò".

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