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Cile, “El Mimo” attivista violentata, torturata e uccisa dalle forze dell’ordine. Gli studenti dell’Isis Giovanni da Castiglione non ci stanno.

Via Roma, 4 · Arezzo

#Justiciaparaelmimo. In queste ore le pagine social di tutto il mondo sono state letteralmente invase da questo hashtag, ma perché? La risposta è semplice: una storia di ordinaria (!) violenza. Cosa sta succedendo in Cile, oggi? Diversamente da ciò che dice il presidente Sebastián Piñera, la crescita economica del paese è stata incostante nell’ultimo decennio. La continua espansione di cui si vanta il capo dello stato è dovuta principalmente allo sviluppo del settore metallurgico e agro-alimentare che, a scapito della foresta amazzonica, fornisce ad altri paesi asiatici animali da allevamento e derivati. A governare il paese, tuttavia, sono le enormi disparità sociali: la ricchezza è distribuita iniquamente e lentamente si sta retrocedendo verso i metodi dittatoriali del governo di Pinochet. I dissidenti politici, allora, vengono sequestrati dalle proprie case, arrestati e torturati, senza un capo d’accusa valido. Il 6 ottobre 2019 la goccia che ha fatto traboccare il vaso: viene decretato l’aumento del 4% delle tariffe della metropolitana. Il paese piomba nel caos, il Presidente dichiara la guerra civile con coprifuoco dalle 22 alle 7 del mattino. Per prime vengono bruciate le stazioni metropolitane, poi le sedi Enel Cile e infine gli edifici governativi. Vengono saccheggiati supermercati e farmacie. Torture e violenze sono all’ordine del giorno, imitando i modelli governativi di altri paesi del Sud-America, come Brasile, Bolivia e Venezuela. Le vittime sono attualmente 12, 200 i feriti e circa 1500 le persone arrestate. Emblematico il volto di una manifestante che emerge tra la folla: è il volto di Daniela Carrasco, conosciuta al pubblico come “El mimo”, attivista e artista di strada cilena trovata impiccata ad una recinzione a Santiago. “L’ultima volta che l’abbiamo vista in vita era stata sequestrata dai carabinieri. Dopo è stata ritrovata impiccata”. La sua morte rimane ancora un mistero. La versione ufficiale –al momento- afferma che la donna si sia suicidata impiccandosi, Tuttavia il collettivo femminista sostiene che Daniela sia stata sequestrata dalle forze dell’ordine, violentata, torturata e di nuovo violentata fino alla morte. Dopodiché il corpo martoriato è stato esposto, come un trofeo, ad un’inferriata in un parco come monito per tutti quelli, in particolare donne, che sono scesi in piazza a manifestare. Una violenza inaudita. Tutti tacciono, dai vicini USA, all’Europa, all’Onu. Daniela è tutti noi, è tutte quelle persone che non possono protestare, che non possono scendere in piazza per i propri ideali. Daniela è certo vittima di uno stato violento ed autoritario. Ma Daniela è anche quel bambino morto annegato insieme alla madre nel Mediterraneo. Daniela rappresenta tutte le donne che subiscono violenza. Violenza. E ancora violenza. Castiglion Fiorentino, 23 novembre. Gli studenti del liceo scientifico e linguistico Giovanni da Castiglione non tacciono di fronte il barbaro omicidio (o, come sostengono alcuni, suicidio) di Daniela Carrasco, detta “El mimo”, probabilmente uccisa perché scesa in strada per protestare. Il simbolo della giornata nel nostro liceo è stato il naso rosso, lo stesso che indossava la Carrasco. Circa quaranta tra studenti e professori hanno provato ad immedesimarsi nel ruolo, provando a coinvolgere altri studenti in varie attività. Si è parlato di violenza e come questa sai ancora, in tante parti del mondo, un mezzo per privare una persona del diritto di protestare, di dire “no” ad un potere autoritario ed ingiusto. Alcuni ragazzi, inoltre, hanno realizzato dei cartelloni, in cui figuravano mani colorate (come quelle dei mimi) accompagnate da frasi inerenti al tema. La partecipazione degli studenti è stata altissima e negli occhi dei ragazzi si poteva leggere l’orrore e la vergogna verso ciò che è capace di fare un uomo verso un altro essere umano. L’iniziativa è partita da noi rappresentati, aiutati e supportati durante tutte le fasi dai nostri professori. Dal canto nostro siamo stati orgogliosissimi dei nostri ragazzi, abbiamo provato i brividi nel vedere intere classi rapite dalle parole della storia di Daniela. Forse non tutti avranno recepito il nostro messaggio, ma se anche siamo riusciti a toccare la sensibilità di qualcuno, questo è già tanto per noi, in un’epoca in cui spesso indifferenza e qualunquismo la fanno da padrone. Ci piacerebbe ora che la protesta si estendesse anche ad altre scuole toscane e che, come tante piccole gocce, il segnale della resistenza di Daniela Carrasco diventasse una grande mare di libertà e di pace. Mathias e Luce, i rappresentati

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