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Lunedì, 24 Giugno 2024
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Archeologi a Sestino

Era il 2003  quando  il patrimonio  archeologico di Sestino trovava una moderna riqualificazione  espositiva e recuperava  pienamente  materiali non  ancora  esposti

Riceviamo e pubblichiamo da Giancarlo Renzi.

Era il 2003  quando  il patrimonio  archeologico di Sestino trovava una moderna riqualificazione  espositiva e recuperava  pienamente  materiali non  ancora  esposti o in attesa  della individuazione del loro significato “storico-funzionale”.

Ci  erano  voluti  anni  di preparazione, convegni, pubblicazioni, scavi, corsi di  specializzazione che avevano affrontato  vari  aspetti  culturali.  Erano  state  coinvolte varie università, studiosi italiani ed europei.

Dopo l’erezione  dell’Antiquarium Nazionale,  costruito accanto  alla  Pieve   di S.Pancrazio  nei primi  decenni  del Novecento, il comune  aveva  messo a disposizione altri  spazi, nell’edificio già sede delle scuole  elementari e la palestra attigua.

Questi nuovi  spazi della palestra furono oggetto  di un  progetto  espositivo affidato all’arch. Guido Valentini .Ma quello che costituiva il centro di questo sforzo voluto innanzitutto dalla  ammnistrazione  comunale, in sintonia  con la Soprintendenza e con il concorso anche  della Provincia  e  della Regione, era  finalmente la ricostruzione di quello che era stato individuato  come un “tempio  funerario”  dell’epoca  di Augusto.

La  ricostruzione  del tempio  funerario,  ampiamente incompleto nei  cimeli ritrovati nel 1904, necessitava di particolari  attenzioni e  competenze, sia nel recupero  pratico  dei “pezzi”  esistenti,  sia  nel  completamento  di  quanto mancava. Fortunatamente vi  era nell’insieme   tutto l’impianto figurativo e  architettonico:  questo non facile percorso ricostruttivo fu  affidato agli  archeologi F. Cecchi  e G.Venturini,  della  allora Soprintendenza di Firenze.

Ieri, 18 ottobre,  Cecchi  e Venturini   sono  tornati  Sestino, in  accordo  con la  funzionaria  Ada  Salvi,  non  solo per rivedere i “risultati”   del loro pluriennale lavoro  ma anche  per verificate  l’efficienza e la conservazione del maestoso complesso architettonico.

Ricevuti in comune dal sindaco Franco Dori, con il quale hanno  discusso aspetti odierni della  archeologia locale,  sono stati poi accompagnati nel lungo percorso  museale dai giovani volontari   che custodiscono il museo e da amministratori che avevano partecipato all’ideazione del Polo.

Venturini  e Cecchi si sono soffermati a lungo ad  osservare la  maestosità di un monumento che non ha l’eguale ma che  risulta di una “cultura mediterranea”, confermando le ampie relazioni  e l’importanza  dell’allora Municipium di Sestino. Hanno  ricordato i lunghi lavori, le ricerche dei materiali, gli  studi per mettere tutto il tempòietto in piena sicurezza, insieme  alla necessità  di mantenere la  coerenza- nel completare  quanto mancava- con  gli elementi  architettonici originari,  suggeriti  da un  coevo monumento  di Leptis  Magna  studiato da A.Stucchi,  responsabile  allora dei lavori di ricerca in Libia.

A  distanza  di 20 anni hanno potuto costatare l’ottima  conservazione   dell’ “edificio  augusteo”, ribadendone  la  sua importanza  storico-architettonica,  che  va oltre il patrimonio  archeologico   di Sestino.

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