Porta San Lorentino

L’erede naturale dell’antica Porta Fori, collocata nell’XI secolo nella parte sommitale del colle di San Pietro, non lontana dai resti dell’antico foro romano

Se ancora oggi volete ammirare uno degli skyline più suggestivi di Arezzo, libero da qualsiasi orpello contemporaneo di dubbio gusto, vi consigliamo di percorrere il rettilineo di Via Fiorentina e via Marco Perennio. Man mano che le torri e i campanili della città alta spariranno dalla vostra vista, vi avvicinerete a Porta San Lorentino, la più bella tra gli ingressi del centro storico ancora esistenti.

Siamo di fronte all’erede naturale dell’antica Porta Fori, collocata nell’XI secolo nella parte sommitale del colle di San Pietro, non lontana dai resti dell’antico foro romano. Nella prima metà del secolo successivo fu avanzata nel tratto dell’odierna via Ricasoli, tra il Palazzo Vescovile e l’inizio di Piaggia di Murello. La sua precisa collocazione, ancora oggi, non è chiara e quindi viene dibattuta dagli studiosi.

Tra il 1194 e il 1200 l’espansione della città, dopo secoli di stasi, portò in dote una cinta molto più ampia e Porta Fori o Porta del Foro “avanzò” fin quasi all’incrocio delle attuali via San Lorentino e via Garibaldi. Fu in questo periodo che perse il vecchio nome e acquisì quello corrente, in riferimento a uno dei protomartiri aretini, Lorentino, che secondo la tradizione venne decapitato nel 250 d.C. assieme al fratello Pergentino al Canto alla Croce, dove oggi sorge l’ex oratorio dedicato ai due. La vecchia denominazione rimase a connotare uno dei quartieri in cui era suddivisa amministrativamente la città.

Durante la signoria tarlatesca fu costruita la cerchia muraria più grande della storia di Arezzo. Intorno al 1317 Porta San Lorentino venne realizzata all'incirca dove si trova quella odierna, ma aveva fattezze diverse. Negli anni Trenta di quel secolo, come le altre entrate, fu sormontata da una nicchia che accolse una “Madonna con il Bambino” in pietra, oggi custodita nel vicino Museo d’Arte medievale e moderna.

Nel Cinquecento le nuove tecniche militari pretesero un adeguamento delle fortificazioni cittadine. Arezzo venne dotata dai Medici di un perimetro più piccolo del precedente, con soli quattro ingressi e provvisto di sette bastioni difensivi. Fu riedificata anche Porta San Lorentino e nel frattempo si progettò il vicino baluardo. Il 15 novembre 1553, durante la fase di sbancamento, venne ritrovato a circa tre metri sotto terra un meraviglioso bronzo etrusco risalente alla fine del V secolo o agli inizi del IV secolo a.C.: la celebre Chimera di Arezzo.

È stato supposto che l’opera avesse fatto parte di un santuario, come fanno presumere i bronzetti ex-voto recuperati assieme al mostro mitologico. La Chimera poteva far parte di un gruppo comprendente anche Bellerofonte a cavallo di Pegaso, che la ferisce a morte, di cui però non è mai stata trovata traccia. La bottega che realizzò il capolavoro ci rivela lo straordinario livello che Arezzo aveva raggiunto nella lavorazione dei metalli. Dopo il ritrovamento l’opera venne trasferita a Firenze su ordine di Cosimo I de’ Medici, ricordato in una piccola iscrizione fuori porta che risale a dopo il 1554, anno della vittoria definitiva su Siena a Scannagallo.
 
Nel 1644 la porta subì una consistente ristrutturazione che le donò pressappoco l’aspetto attuale. Ce lo rammenta lo stemma mediceo nel lato interno, dove è citato il granduca Ferdinando II. Porta San Lorentino nel XVII e XVIII secolo era detta anche “Porta Fiorentina”, poiché da lì si usciva dal centro per andare verso la capitale, o “Porta Fiorentina alle Forche”, dato che era anche nel tragitto dei condannati a morte e della processione che li accompagnava al patibolo. Il corteo raggiungeva la zona conosciuta oggi come Crocifisso delle Forche, dove si incontrano via Mochi, via della Chimera e via Setteponti. Le esecuzioni proseguirono fino al 30 novembre 1786, quando il granduca Pietro Leopoldo di Lorena promulgò l’articolo LI della Legge di riforma criminale, abolendo per primo in Europa la pena di morte. 

Il 19 ottobre 1800, da Porta San Lorentino, le truppe napoleoniche entrarono in città di prepotenza, mettendola a ferro e fuoco. Era la punizione per i moti antigiacobini del “Viva Maria”, che l’anno prima avevano momentaneamente cacciato l’occupante francese dal Centro Italia, partendo proprio da Arezzo. Nei primi anni Trenta del Novecento vennero aperti i due fornici laterali per migliorare la circolazione dei veicoli e il tratto di mura limitrofo fu coronato alla “ghibellina”, con i tipici merli a coda di rondine, nell'ambito del revival stilistico del periodo. 

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Porta San Lorentino ospita la sede storica del Quartiere di Porta del Foro, uno dei quattro in cui è suddiviso il territorio aretino durante la Giostra del Saracino. Fu proprio grazie all’impegno del quartiere se i 15 maggio 1999, al centro della porta, venne collocata una pregevole copia della Chimera.

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